Famiglia Trump brucia un miliardo in Bitcoin tra speculazioni azzardate e mosse finanziarie fallimentari
Indice dei Contenuti:
Trump, la maxi-scommessa su Bitcoin e il crollo da un miliardo di dollari
Chi? La famiglia Trump e il Trump Media and Technology Group. Che cosa? Una scommessa colossale su bitcoin e altre criptovalute, trasformata in perdite miliardarie. Dove? Negli Stati Uniti, con epicentro la Casa Bianca e Wall Street. Quando? Dalla primavera 2025 ai primi mesi del 2026. Perché? Per capitalizzare l’euforia dei mercati digitali dopo il ritorno di Donald Trump alla presidenza, puntando a profitti rapidi e rafforzando l’immagine di leader pro-cripto.
In sintesi:
- Trump Media ha investito 2,4 miliardi di dollari in bitcoin e Cronos, ridisegnando il portafoglio presidenziale.
- Il prezzo del bitcoin è sceso da 119.000 a circa 72.000 dollari, generando perdite pesanti.
- Le azioni Trump Media hanno perso più di bitcoin, segnalando sfiducia nel management.
- La partecipazione personale di Donald Trump in Trump Media si è ridotta di circa 1,6 miliardi.
Come Trump è diventato uno dei maggiori investitori in bitcoin
Nel maggio 2025, appena rientrato alla Casa Bianca, Donald Trump cavalca il boom delle criptovalute. I figli, Eric Trump e Donald Trump Jr., già abituati a monetizzare asset digitali a tema Trump, decidono di trasformare Trump Media da società social in veicolo d’investimento cripto di dimensione quasi istituzionale.
Con bitcoin intorno ai 108.000 dollari, Eric annuncia in conferenza: *“Credo che superi i 170.000 dollari”*. Don Jr. rincara: *“Stavo per dire tra i 175 e i 150”*. La famiglia non si limita alle parole: il presidente trasferisce in un trust la sua quota del 52% in Trump Media, pari a 2,6 miliardi di dollari, rimanendo unico beneficiario ma cedendo il controllo operativo al figlio maggiore.
Trump Media raccoglie 1,4 miliardi con nuove azioni e 1 miliardo in obbligazioni convertibili, poi investe l’intero ricavato in bitcoin quando il prezzo tocca i 119.000 dollari. L’operazione riduce la partecipazione diretta di Trump al 41%, aumenta drasticamente l’indebitamento e lo trasforma in uno dei maggiori investitori mondiali nella criptovaluta. Ad agosto, l’azienda aggiunge 114 milioni di dollari sulla criptovaluta Cronos, aumentando l’esposizione a rischio.
A novembre 2025, il sell-off del mercato cripto fa precipitare sia bitcoin sia Cronos: il pacchetto acquistato per 2,4 miliardi vale ormai circa 1,8 miliardi. L’aspettativa di guadagni da 1 miliardo in un anno si ribalta in una perdita potenziale di pari ordine di grandezza.
Dalle coperture disperate alle conseguenze politiche e finanziarie
Di fronte alla correzione violenta, dentro Trump Media si attivano misure difensive. A fine 2025 il gruppo copre circa un terzo della posizione in bitcoin, tentando di limitare ulteriori ribassi (e inevitabilmente anche eventuali futuri rialzi). Le coperture, inizialmente in scadenza a marzo, vengono successivamente prorogate a giugno.
Gennaio 2026 aggiunge pressione: il presidente della Fed Jerome Powell indica tassi d’interesse ancora elevati, scenario storicamente sfavorevole per gli asset rischiosi. In un solo giorno, bitcoin perde il 5% e il valore cripto di Trump Media scende verso 1,7 miliardi di dollari. La portavoce Shannon Devine prova a rassicurare i mercati: *“Le nostre partecipazioni in bitcoin riflettono un investimento a lungo termine […] non giudichiamo sulla base di recessioni temporanee e cicliche”*.
Gli investitori reagiscono in modo opposto. Le azioni Trump Media si indeboliscono più del bitcoin, riflettendo non solo il dubbio sulla criptovaluta, ma anche sulla governance aziendale e sulla capacità dei figli di gestire il patrimonio del presidente senza eccessi speculativi.
Con bitcoin intorno ai 72.000 dollari, la dote cripto del gruppo vale circa 1,4 miliardi, un miliardo in meno rispetto al costo. La quota personale di Donald Trump nella società si è contratta di circa 1,6 miliardi rispetto ai picchi toccati quando sul palco venivano proclamate previsioni entusiastiche. La vicenda apre un fronte sensibile: la sovrapposizione tra interessi finanziari privati del presidente, strategia industriale della sua azienda mediatica e percezione pubblica di rischio sistemico collegato alla volatilità cripto.
FAQ
Quanto ha perso finora Trump con la scommessa su bitcoin?
Attualmente, la posizione cripto di Trump Media vale circa 1,4 miliardi, contro 2,4 miliardi investiti: la perdita latente si aggira su 1 miliardo di dollari.
Perché le azioni di Trump Media sono crollate più del bitcoin?
Perché il mercato punisce sia l’esposizione eccessiva a bitcoin, sia la gestione percepita come speculativa e concentrata, riducendo la fiducia nel modello di business e nel management familiare.
Le coperture sui bitcoin possono azzerare le perdite di Trump Media?
È improbabile. Le coperture possono limitare nuovi ribassi ma bloccano anche parte dei potenziali rialzi, cristallizzando una fascia di risultato e riducendo la flessibilità strategica.
Cosa significa per gli investitori vedere un presidente così esposto alle criptovalute?
Significa confrontarsi con un inedito conflitto tra ruolo politico e interessi finanziari iper-volatili, aumentando il rischio reputazionale e la percezione di possibili condizionamenti indiretti sulle politiche economiche.
Da quali fonti è stata elaborata questa ricostruzione sul caso Trump e bitcoin?
Questa analisi deriva da un’elaborazione congiunta di contenuti e dati provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.

