Elettori dormienti e voto moderato ridisegnano gli equilibri politici e i margini di governabilità

Referendum giustizia, chi ha deciso il No e perché conta davvero
Il referendum costituzionale sulla giustizia, tenuto in Italia con un’affluenza vicina al 59%, è stato vinto dal No. A determinare l’esito sono stati soprattutto gli elettori “dormienti”, tradizionalmente astensionisti, che questa volta hanno votato in massa contro la riforma.
Il voto, svoltosi in tutto il Paese, ha visto una netta prevalenza del No in quasi tutte le Regioni, incluse molte amministrate dal centrodestra.
Secondo le principali società demoscopiche, il No ha espresso sia la volontà di difendere la Costituzione sia un segnale politico verso il governo guidato da Giorgia Meloni. Il fronte del Sì, pur solido nelle roccaforti del Nord, non ha subito un tracollo in termini assoluti, ma è stato superato da una nuova componente di voto “anti-partitico”.
In sintesi:
- Tra il 10 e il 15% di nuovi votanti “dormienti” ha scelto in prevalenza il No.
- Nel centrodestra il Sì non è stato plebiscitario, con percentuali di No fino al 18%.
- I No superano 14,4 milioni, più di quanto prese il centrosinistra con M5s nel 2022.
- Il voto è insieme difesa della Costituzione e segnale critico verso il governo.
Come hanno votato blocchi politici, territori ed elettori “dormienti”
Le analisi demoscopiche stimano che la fascia degli elettori “dormienti” – circa il 10-15% del corpo elettorale, di solito lontano dalle urne – abbia votato No tra il 57,7% e il 65%. È la principale novità strutturale del referendum.
Nel centrodestra emergono significativi distinguo. Secondo il consorzio Opinio Italia, gli elettori di Forza Italia e Noi Moderati hanno votato Sì nell’82,1% e No nel 17,9%; quelli della Lega Sì nell’85,9% e No nel 14,1%; più compatti i sostenitori di Fratelli d’Italia con l’88,8% di Sì e l’11,2% di No.
Nel centrosinistra le defezioni sono marginali: elettori PD No al 90,4%, M5s No all’87%, Avs No al 93,1%. Secondo Lorenzo Pregliasco (Youtrend), il No è stato motivato nel 61% dei casi dalla volontà di *“difendere la Costituzione”*, ma anche da un voto d’opinione: moderati preoccupati da un’eccessiva concentrazione di potere sull’esecutivo e voto di protesta contro il governo.
Per Youtrend, il 31% di chi ha votato No alla separazione delle carriere lo ha fatto esplicitamente per *“dare un voto di opposizione al governo Meloni”*.
L’elemento generazionale è decisivo: i giovani hanno scelto in larga maggioranza il No, spinti da campagne social particolarmente efficaci.
A livello territoriale, il Sì prevale solo in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, mentre il No domina anche in Regioni guidate dal centrodestra come Calabria, Lazio, Piemonte e Sicilia. Picchi nelle grandi città: Napoli 75% di No, Bologna e Palermo attorno al 68%.
L’affluenza divide il Paese: più bassa al Sud, più alta nel Centro-Nord, confermando una frattura partecipativa oltre che politica.
Cosa rivela il voto su partiti, governi e nuove minoranze attive
Il confronto con le politiche 2022 mostra un quadro meno punitivo per la maggioranza di governo di quanto suggerisca la lettura solo percentuale.
In Italia, senza il voto estero (dove prevale il Sì), i consensi alla riforma sono stati circa 12.448.047, leggermente più dei 12.300.244 voti ottenuti dal centrodestra alla Camera nel 2022. A questi Sì hanno contribuito anche elettori di Azione, Più Europa e di una parte di Italia Viva, che aveva lasciato libertà di voto.
Dall’altro lato, sommando nel 2022 i voti di centrosinistra e M5s si arrivava a 11.671.900 consensi: i No di oggi sono invece 14.461.074. Per il sondaggista Antonio Noto, ciò indica che centrodestra e centrosinistra “hanno sostanzialmente tenuto” i propri bacini, a cui si aggiunge un nuovo elettorato “anti-partitico”, assente alle ultime politiche ed europee e mobilitato specificamente sul referendum.
Secondo Noto, questi cittadini difficilmente tornerebbero subito alle urne per scegliere un partito.
Nicola Piepoli interpreta il voto come opposizione popolare alla *“frantumazione del potere giudiziario”*, ma non come colpo di grazia per il governo, definendo la vicenda *“chiusa, senza strascichi”*. La vera eredità politica potrebbe essere la prova di una nuova minoranza attiva, pronta a mobilitarsi su singole riforme più che sui partiti.
FAQ
Chi sono gli elettori “dormienti” che hanno deciso il referendum?
Sono cittadini che normalmente si astengono, stimati tra il 10 e il 15% dell’elettorato, che questa volta hanno votato in maggioranza No alla riforma.
Quanto ha pesato il voto di protesta contro il governo Meloni?
Ha pesato in modo significativo: secondo Youtrend, il 31% dei No è stato espresso esplicitamente per opporsi al governo Meloni più che al merito tecnico della riforma.
Il risultato del referendum indebolisce stabilmente il centrodestra?
No, in termini assoluti il centrodestra non registra una debacle numerica. Sì e No riflettono schieramenti trasversali, con una nuova componente “anti-partitica” che non si traduce automaticamente in perdita strutturale di consenso.
Perché il No ha prevalso soprattutto tra i giovani?
Prevalentemente perché i giovani sono stati intercettati da campagne social mirate che hanno enfatizzato difesa della Costituzione, timori sulla concentrazione dei poteri e critica all’establishment, spingendoli a partecipare nonostante l’astensionismo generazionale.
Quali sono le fonti originali dei dati e delle analisi citate?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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