Diesel sopra 2 euro, crisi nello Stretto di Hormuz penalizza il gasolio più della benzina

Diesel oltre 2 euro al litro: cosa sta succedendo in Italia
Il prezzo del gasolio in Italia ha superato i 2 euro al litro in modalità self, toccando in media 2,014 euro secondo il ministero delle Imprese. La benzina si ferma a 1,806 euro, con una forbice di quasi 20 centesimi, un divario inedito negli ultimi decenni. L’impennata, concentrata sul diesel, è legata alla crisi nell’area iraniana e al blocco dello stretto di Hormuz, nodo strategico per l’import europeo di carburanti. L’aumento, esploso nelle ultime settimane, rischia di riverberarsi su prezzi al consumo e inflazione, poiché il gasolio alimenta trasporti, logistica e riscaldamento. Il governo valuta ora l’attivazione dell’“accisa mobile” per attenuare l’impatto sui prezzi al distributore.
In sintesi:
- Gasolio a 2,014 euro/litro, benzina a 1,806: divario record di quasi 20 centesimi.
- Crisi iraniana e stretto di Hormuz spingono il diesel più della benzina.
- Costi di trasporto in rialzo, rischio effetto inflattivo su beni e servizi.
- Il governo valuta l’accisa mobile, intervento strutturale sulle accise escluso.
Perché il gasolio costa più della benzina e cosa cambia per i consumatori
Il differenziale a favore della benzina è frutto di fattori sia geopolitici sia industriali. Dopo il riallineamento delle accise, la verde è strutturalmente meno tassata, ma la crisi nell’area iraniana ha colpito soprattutto il gasolio, più esposto alla rotta dello stretto di Hormuz.
L’analista Tom Kloza (Gulf Oil) sottolinea il ruolo dei livelli di carburante stoccati, il “cuscinetto” che attenua gli shock. Ma il diesel soffre anche perché, ricorda Terry Collins della New Zealand Automobile Association, non alimenta solo veicoli leggeri: serve a riscaldamento, agricoltura, trasporto merci, veicoli commerciali, cioè al cuore dell’economia produttiva.
In fasi di offerta contratta, i mercati privilegiano il gasolio, spingendone il prezzo più della benzina. Era già accaduto con la guerra in Ucraina, quando il diesel superò la verde nonostante accise più basse. Secondo Unem, al momento dello scoppio del conflitto il 57% del diesel importato dall’Italia transitava da Hormuz, mentre benzina e parte del greggio saudita arrivano tramite oleodotti alternativi. Contestualmente, in Europa cala la capacità produttiva delle raffinerie e il continente produce più benzina del necessario, ma meno gasolio di quanto richieda il mercato, accentuando il deficit di offerta.
Per gli automobilisti il paradosso è evidente. Prendendo una Volkswagen Golf, la versione 2.0 TDI dichiara 4,3 litri/100 km contro i 5,3 litri/100 km della 1.5 benzina e i 5,1 litri/100 km della mild hybrid. Ai prezzi attuali, percorrere 100 km costa circa 8,66 euro con il diesel, 9,57 con la benzina e 9,21 con l’ibrida: il gasolio resta teoricamente più conveniente alla pompa, ma il vantaggio si assottiglia e va confrontato con prezzo d’acquisto, percorrenze annue e possibili ulteriori rialzi.
Accisa mobile, inflazione e scenari futuri per prezzi e trasporti
L’impennata del diesel ha effetti immediati sulla filiera logistica. Molte merci viaggiano su mezzi alimentati a gasolio: rincari così rapidi si trasferiscono facilmente sui listini, alimentando la dinamica inflattiva.
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, parla del “terzo maggior rialzo settimanale di sempre” per il gasolio: +14,855 centesimi in 7 giorni (+8,63%), pari a 7,43 euro in più per un pieno da 50 litri, circa 178 euro l’anno con due pieni mensili. L’associazione chiede un taglio delle accise “di almeno 10 centesimi”.
Un intervento strutturale sulle accise, però, è ritenuto oggi insostenibile per i conti pubblici. L’esecutivo valuta invece l’attivazione dell’“accisa mobile”, meccanismo già previsto: l’extra-gettito d’Iva generato dai prezzi più alti verrebbe parzialmente usato per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti, attenuando il prezzo finale senza compromettere del tutto le entrate.
La tenuta di questa soluzione dipenderà da durata e intensità della crisi nell’area di Hormuz e dalla capacità europea di rafforzare la raffinazione di gasolio e diversificare le rotte di approvvigionamento. In prospettiva, il nuovo shock rafforza la spinta verso veicoli meno esposti al diesel – ibridi, elettrici e alternative come il biometano – e riapre il dibattito su politiche energetiche e fiscali più stabili per trasporti e famiglie.
FAQ
Perché oggi il gasolio costa più della benzina in Italia?
Accade perché il gasolio è più esposto alla rotta di Hormuz, ha maggior domanda industriale e logistica e soffre un deficit di capacità di raffinazione europea rispetto alla benzina.
Conviene ancora acquistare un’auto diesel con questi prezzi?
Sì, ma solo per chi percorre molti chilometri annui. Il diesel resta leggermente più conveniente a parità di modello, ma l’incertezza normativa e di prezzo riduce il vantaggio complessivo.
Come incide il rincaro del gasolio sui prezzi dei beni di consumo?
Incide direttamente perché gran parte delle merci viaggia su mezzi diesel. Aumenti prolungati dei carburanti tendono a tradursi in rincari di trasporto, logistica e prodotti finali.
Cosa prevede il meccanismo di accisa mobile sui carburanti?
Prevede che l’extra-gettito Iva generato dai prezzi alti dei carburanti sia usato per ridurre temporaneamente le accise, contenendo il prezzo alla pompa senza manovre strutturali.
Quali sono le fonti utilizzate per i dati sui prezzi dei carburanti?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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