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La crisi di Spotify che risponde alle critiche e mostra i dati sulla remunerazione degli artisti

16 Dicembre 2013

L’industria musicale sta attraversando negli ultimi anni una forte crisi, con ricavi in netta diminuzione. Dai dati raccolti dalla Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica, si può notare un calo del 40% confrontando i ricavi del 2012 con quelli del 2004. L’unico segnale positivo proviene dall’andamento positivo dei ricavi provenienti dalla diffusione e commercializzazione di musica sul web, pari a 5,6 miliardi di dollari nel 2012.

Il web sembrerebbe l’unica via per rilanciare il mercato discografico ma l’operato di molte società di servizi musicali on line è stato criticato da più parti. Si pensi, ad esempio a Spotify, che ha subito duri attacchi da parte del quotidiano “The Guardian” e da alcuni artisti (tra cui il leader dei Radiohead Thom Yorke) che hanno accusato una remunerazione non corretta, a danno soprattutto degli emergenti.

Preoccupato dai danni di immagine, il gigante svedese ha risposto alle critiche creando un sito, The Spotify Artists, dove sono spiegate in maniera esauriente le modalità di remunerazione e presentati dati dettagliati. Il 70% dei ricavi conseguiti da Spotify viene versato in diritti alle case discografiche, con una media compresa tra 0,006 e 0,0084 dollari ad ascolto.

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Complessivamente Spotify dichiara di aver versato un miliardo di dollari in diritti (500.000 dollari nel 2013) e di contribuire alla crescita dei ricavi complessivi dei musicisti, nelle nazioni (in continua crescita) in cui il servizio è presente. Esistono due modalità per ascoltare la musica in streaming su Spotify: modalità free e modalità a pagamento con account Premium, dal costo di 9,99 euro al mese. Attualmente i maggiori ricavi per gli artisti derivano dalla pubblicità (dai click degli utenti free) in quanto sugli attuali 24 milioni di utenti, gli account Premium sono solo 6 milioni.

La società ha assicurato che l’aumento degli account Premium favorirà l’aumento dei ricavi per gli artisti, e ha fissato l’ambizioso obiettivo di raggiungere 40 milioni di account a pagamento. Spotify si identifica come una delle migliori piattaforme on line nella remunerazione degli artisti, e dichiara di versare dai 6.000 agli 8.400 dollari in diritti per ogni milione di ascoltatori (contro i 41 dollari versati in media da una radio americana).

Le stime di Spotify sulla crescita del mercato discografico on line sono piuttosto ottimistiche e, se confermate, potrebbero effettivamente risollevare le sorti del settore, pesantemente colpito dal calo dei consumi e dalla crescita della pirateria, ma molti analisti finanziari guardano al futuro in maniera diversa.

Molto critico il Guardian che giudica il settore non sostenibile dal punto di vista economico. Relativamente a Spotify, il quotidiano britannico giudica troppo ottimistico il raggiungimento di 40 milioni di account Premium, e sottolinea le perdite nette del gruppo, che sono passate dai 45,4 milioni di euro nel 2011 ai 58,7 milioni del 2012.

La stessa situazione economica, tutt’altro che soddisfacente, si presenta anche per altre società del settore, come la radio in streaming americana Pandora.

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