La notizia in sintesi
- Casa al figlio gratis non azzera le imposte: il proprietario può continuare a pagare soprattutto l’IMU.
- Il comodato gratuito non è affitto: niente canone, ma restano obblighi fiscali e patrimoniali.
- Le agevolazioni spettano solo con requisiti precisi, spesso inclusa la registrazione del contratto.
- Prima di concedere l’immobile vanno valutati tasse, residenza, numero di case e spese accessorie.
(Riassunto generato con AI)
Quali imposte restano dovute nel comodato gratuito ai figli
Nel comodato gratuito al figlio, il proprietario resta di norma il soggetto tenuto a versare le imposte patrimoniali sull’immobile, anche se non incassa alcun affitto. La voce più rilevante è quasi sempre l’IMU, dovuta sulla casa concessa in uso gratuito salvo specifiche riduzioni previste dalla legge e solo in presenza di requisiti tassativi.
Non si genera invece un reddito da locazione, perché manca il canone, ma l’immobile continua a rilevare sotto il profilo fiscale e patrimoniale. Restano poi da verificare le imposte e i tributi collegati alla gestione concreta dell’abitazione, che possono cambiare in base a residenza, utilizzo e regolamenti comunali.
In pratica, concedere una casa al figlio senza corrispettivo non cancella il prelievo fiscale: cambia il tipo di imposizione, non l’esistenza degli obblighi.
Agevolazioni, limiti e differenze tra imu, tasi e tari
L’agevolazione più nota riguarda l’IMU: per gli immobili concessi in comodato a figli o genitori può applicarsi, in presenza di tutti i requisiti di legge, la riduzione del 50% della base imponibile. In genere servono contratto registrato, utilizzo dell’immobile come abitazione principale del familiare e il possesso, da parte del comodante, di un numero limitato di immobili, oltre alla residenza e dimora abituale nello stesso Comune in cui si trova la casa concessa.
Se manca anche solo uno di questi presupposti, il beneficio può saltare e l’IMU resta dovuta per intero. È qui che si concentrano gli errori più frequenti dei contribuenti, spesso convinti che il legame familiare basti da solo a ottenere lo sconto.
Quanto alla TASI, il tributo è di fatto superato per la generalità delle abitazioni, essendo stato assorbito nella nuova disciplina IMU. La TARI, invece, segue una logica diversa: non colpisce la proprietà ma la produzione di rifiuti, quindi di norma è dovuta da chi occupa concretamente l’immobile, salvo particolarità previste dai regolamenti del Comune.
Per questo, IMU e TARI non vanno confuse: la prima grava sul proprietario, la seconda sull’utilizzatore, con possibili eccezioni da verificare caso per caso.
Quando conviene il comodato e cosa valutare prima della scelta
Il comodato può essere conveniente quando l’obiettivo è aiutare un figlio senza rinunciare alla proprietà e senza aprire un rapporto di locazione, ma va confrontato con costi, vincoli e requisiti prima della firma. Pesano soprattutto IMU, residenza del familiare, numero di immobili posseduti e necessità di registrare il contratto per non perdere eventuali benefici.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i controlli incrociati dei Comuni: dati anagrafici, dichiarazioni e tributi locali possono far emergere irregolarità anche dopo anni.
Per questo una scelta fatta oggi senza verifiche può trasformarsi domani in recuperi d’imposta, sanzioni o perdita di agevolazioni.
Faq sul comodato gratuito della casa ai figli
Chi paga la TARI nella casa data in comodato?
Sì, di regola la paga chi occupa l’immobile e produce rifiuti, quindi il figlio residente. Il proprietario interviene solo nei casi particolari previsti dal regolamento del Comune.
Serve registrare il contratto per ottenere lo sconto IMU?
Sì, la registrazione è normalmente necessaria per la riduzione del 50% della base imponibile IMU. Senza questo adempimento, l’agevolazione in genere non può essere riconosciuta.
Il comodato gratuito va dichiarato nel modello 730?
Sì, l’immobile va comunque indicato nel quadro dei fabbricati, perché resta nel patrimonio del proprietario. Non si dichiara un canone, ma la posizione catastale continua a rilevare fiscalmente.
Se il figlio cambia residenza si perde l’agevolazione?
Sì, può accadere subito se vengono meno i requisiti richiesti dalla norma. In questi casi va verificata tempestivamente la decorrenza per evitare differenze IMU, interessi e sanzioni.
Qual è la fonte originaria delle informazioni riportate?
Sì, la fonte originale dell’articolo deriva da un’elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.



