Claudio Lippi debutta su Instagram e racconta il dietro le quinte della tv

Il ritorno pubblico di Claudio Lippi sui social
Il debutto su Instagram di Claudio Lippi segna la fine di un silenzio durato oltre vent’anni e apre un canale diretto con il pubblico, fuori dai filtri della televisione generalista. Il conduttore ribadisce di stare bene, smentisce voci allarmistiche sulla salute e sceglie i social per raccontare gradualmente la propria versione di una lunga vicenda professionale e umana.
La scelta di Instagram e il rapporto con il pubblico
Nel primo video Lippi precisa di essere vivo e non in terapia intensiva, ironizzando sulle notizie circolate dopo l’ospitata a Falsissimo di Fabrizio Corona. Sottolinea il ruolo decisivo della figlia Federica nell’apertura del profilo e parla di un racconto “diluito”, necessario per recuperare il legame con il pubblico. Ribadisce che per lui il contatto diretto è “vita”, chiede un dialogo continuo e punta a farsi conoscere senza filtri televisivi, rivendicando il diritto a definire personalmente la propria identità pubblica.
Il tono è controllato ma fermo: nessun vittimismo, solo la volontà di esserci di nuovo, in prima persona.
Verità, rispetto e dignità come bussola professionale
Lippi individua in verità, rispetto e dignità i pilastri del suo percorso. Denuncia implicitamente un sistema che ha smarrito la parola “dignità”, sia nel linguaggio sia nei comportamenti. Rifiuta il ruolo di guru e di moralista, ma rivendica un’etica del lavoro fondata sull’onestà intellettuale.
Ringrazia Corona per aver aperto una “finestrella” critica sulla televisione, pur prendendo le distanze da alcune sue modalità. Avverte il pubblico: “non è tutto vero” in tv, perché dietro i palinsesti agiscono “circolini” di potere. Evita per ora nomi e dettagli, ma prepara il terreno a un racconto più strutturato sulle dinamiche che lo avrebbero emarginato dagli schermi.
La delusione per la tv e la scelta del silenzio
Nel secondo lungo video, Claudio Lippi chiarisce che il suo non è un regolamento di conti ma il resoconto di una delusione maturata nel tempo. Non contesta i colleghi, bensì un modello di televisione che non sente più suo e da cui afferma di essere stato progressivamente escluso per non essersi adeguato a logiche che considera estranee ai propri valori.
Esclusione, coerenza e prezzo personale
Lippi respinge l’idea di “sputare nel piatto in cui mangiava” e insiste: non ha mai cercato gossip, né demolito altri professionisti. La sua critica riguarda i meccanismi del sistema, non le singole persone. Parla di “delusione silenziosa” nata dall’esclusione e dalla scelta di non entrare in schemi che non riconosceva come propri.
Rivendica di aver pagato un prezzo consapevole per restare coerente con se stesso. Non reclama rivincite, ma il diritto di raccontare i fatti dal suo punto di vista. Si definisce un leone arrabbiato, ma non una vittima: il rancore lascia spazio a una ricerca di verità, rispetto e chiarezza verso chi lo ha seguito per decenni.
Una tv che non gli appartiene più
Ripercorrendo la propria carriera, Lippi ricorda il passaggio da interprete e musicista a conduttore e intrattenitore, sottolineando il ruolo di maestri come Corrado. Da lui dice di aver imparato l’uso dell’ironia come strumento per alleggerire temi delicati senza banalizzarli.
Denuncia una trasformazione della televisione in “grande contenitore di offerte” spesso improvvisate, con format che chiudono rapidamente. Contrappone a questo modello una tv fatta di scrittura, confronto, studio e responsabilità verso il pubblico. Spiega di essersi fermato quando gli è stato chiesto un tipo di televisione che non sapeva – e non voleva – fare, paragonando la richiesta a quella di far giocare un portiere a pallanuoto: un ruolo totalmente diverso dalla sua natura professionale.
Il boicottaggio presunto e la critica ai nuovi media
Nel racconto di Claudio Lippi emerge un punto di svolta: una situazione iniziata nel 2006, che lui definisce causa del successivo boicottaggio. Annuncia che ne parlerà in dettaglio, collegandola al degrado di una parte del sistema televisivo. In parallelo, legge con attenzione le reazioni social, distinguendo tra sostegno, critiche e accuse di ingratitudine verso la tv.
Il 2006 come anno spartiacque
Lippi anticipa di essere stato penalizzato da dinamiche opache nate intorno al 2006, senza entrare subito nei particolari ma promettendo trasparenza. Sottolinea che, se esistono colpe, dovranno essere riconosciute, non per vendetta ma per chiarezza verso il pubblico. Nel frattempo studia la storia del mezzo: ricorda il libro sui settant’anni di televisione scritto con Alessandro Battaglia, in cui analizza per decenni l’evoluzione del piccolo schermo.
Questa prospettiva storica gli serve per misurare lo scarto tra la tv dei maestri e quella attuale, dominata da logiche di consumo rapido e da un rapporto sempre più stretto – e talvolta distorto – con i social network.
Servizio pubblico, qualità e ruolo dei social
Per Lippi la televisione, soprattutto quando è servizio pubblico o piattaforma a pagamento, deve rispondere a standard qualitativi proporzionati ai costi per cittadini e abbonati. Il pubblico, pagando, ha il diritto di pretendere professionalità, onestà e contenuti all’altezza. Critica la sciatteria di certi prodotti e la rincorsa ai numeri facili, amplificata dai social.
Al tempo stesso usa Instagram come strumento correttivo: non per costruire un movimento, ma per promuovere rispetto, educazione, civiltà e uso critico del cervello. Invita a un confronto fra idee diverse, convinto che il dialogo possa produrre visioni più giuste. Vede spazio per un modo di comunicare più umano e pulito, che “gli assomigli” e che recuperi la centralità del pubblico come interlocutore, non solo come target commerciale.
FAQ
Perché Claudio Lippi è tornato a parlare dopo tanti anni?
Vuole recuperare un rapporto diretto con il pubblico dopo oltre vent’anni di silenzio, spiegare la propria versione sull’esclusione dalla tv e raccontare gradualmente la sua storia senza filtri editoriali.
Claudio Lippi ha attaccato singoli colleghi o solo il sistema tv?
Ribadisce di non voler screditare persone né fare gossip. La sua critica è rivolta a meccanismi e “circolini” di potere che, a suo dire, condizionano scelte, linguaggi e qualità della televisione contemporanea.
Qual è il ruolo di Fabrizio Corona nella vicenda recente?
Lippi ringrazia Corona per il coraggio di aprire una finestra critica sulla tv con il format Falsissimo. Pur non condividendo tutto, apprezza lo stimolo a guardare dietro le quinte di certi meccanismi televisivi.
Claudio Lippi prova rancore verso il mondo della televisione?
Dichiara di non avere rancore e di non cercare rivincite personali. Afferma di aver pagato un prezzo per restare coerente con i propri valori e di voler ora solo chiarezza, rispetto e verità nel rapporto con il pubblico.
Come giudica oggi il rapporto tra tv e social network?
Denuncia sciatteria e rincorsa ai numeri, ma usa i social come spazio di dialogo diretto. Vuole promuovere rispetto ed educazione, contrapponendo un uso responsabile dei media alla spettacolarizzazione a ogni costo.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni di Claudio Lippi?
Le posizioni riportate derivano dai video e dai post pubblicati sul nuovo profilo Instagram di Claudio Lippi e dall’intervento a Falsissimo di Fabrizio Corona, ripresi e analizzati nell’articolo firmato da Fabiano Minacci.




