Bitcoin resta sopra 65000 dollari mentre aumentano dazi Trump e tensioni

Bitcoin rallenta mentre Donald Trump rilancia la guerra dei dazi
Il Bitcoin arretra e fatica a ritrovare slancio mentre l’ex presidente Donald Trump intensifica le minacce di nuovi dazi globali. La principale criptovaluta, scesa per la prima volta da due settimane sotto i 65.000 dollari nella serata di domenica, oscilla lunedì poco sopra questa soglia sulle principali piattaforme, tra cui Binance.
La decisione della Supreme Court of the United States di dichiarare incostituzionali gran parte delle tariffe varate tramite l’International Emergency Economic Powers Act ha innescato volatilità su Bitcoin, azioni e altre crypto.
Trump ha reagito annunciando dazi generalizzati e più elevati, alimentando l’avversione al rischio. Il mercato guarda ora al legame tra incertezza politica Usa, guerra commerciale e ciclo ribassista degli asset digitali per capire se la pressione di vendita sia solo temporanea o preluda a un nuovo regime di volatilità strutturale.
In sintesi:
- Bitcoin oscilla poco sopra 65.000 dollari dopo il tonfo sotto soglia nel weekend.
- La sentenza della Supreme Court sui dazi scatena nuova volatilità macro e crypto.
- Donald Trump rilancia tariffe fino al 15%, promettendo misure ancora più dure.
- Gracy Chen (Bitget) vede pressione in vendita forte ma ripresa inevitabile nel lungo termine.
Tariffe di Trump, decisione della Corte e impatto su Bitcoin e azioni
La Supreme Court of the United States ha annullato gran parte dei dazi introdotti dalla Casa Bianca tramite l’International Emergency Economic Powers Act, giudicandoli incostituzionali.
Nel vuoto regolatorio creato dalla sentenza, Donald Trump ha reagito con una nuova strategia tariffaria: inizialmente ha annunciato una tariffa del 10% su tutti i Paesi, poi nel fine settimana ha alzato l’aliquota al 15%.
Lunedì, su Truth Social, ha avvertito: “Qualsiasi Paese che voglia giocare con la ridicola decisione della Corte Suprema… si troverà di fronte a dazi molto più alti”.
La risposta dei mercati è stata immediata. Il Bitcoin ha testato i minimi di periodo, confermando la crescente sensibilità dell’asset alle notizie macro e politiche, in parallelo al S&P 500, in calo di circa l’1% lunedì.
Gracy Chen, ceo di Bitget, spiega: “La pressione in vendita resta concreta e pesante. L’asset è diventato molto sensibile alle notizie e le recenti turbolenze sui dazi hanno aggravato il clima di rischio”.
Non è un episodio isolato: già a ottobre, dopo la retorica aggressiva di Trump verso la Cina, il mercato crypto aveva visto svanire circa 19 miliardi di dollari in posizioni, pur senza una correlazione quantificabile esclusiva con i dazi.
Criptovalute in drawdown profondo ma integrate nella finanza tradizionale
La correzione non riguarda solo Bitcoin. La principale criptovaluta perde circa il 48% rispetto al massimo storico vicino a 126.000 dollari toccato a ottobre, segnalando un drawdown tipico dei cicli crypto ma amplificato dall’incertezza geopolitica.
Le altcoin subiscono ribassi ancora più marcati: Ethereum arretra del 35% negli ultimi tre mesi e quota intorno a 1.893 dollari, mentre Solana cede circa il 42%, scendendo verso 79 dollari. La fase di risk-off colpisce in modo sproporzionato gli asset con maggiore beta al ciclo macro e alla liquidità globale.
Per Gracy Chen, il quadro di lungo termine resta però costruttivo grazie al crescente ruolo delle criptovalute nella finanza tradizionale. “Bitcoin e, più in generale, le criptovalute svolgono già il ruolo di infrastruttura di base del sistema finanziario, quindi riteniamo inevitabile una ripresa. L’unica incognita riguarda i tempi e, per ora, non vediamo segnali chiari”, osserva Chen.
Gli investitori istituzionali restano il potenziale catalizzatore per la prossima fase di mercato, ma il timing di ingresso è condizionato dal quadro regolatorio Usa e dall’evoluzione della guerra dei dazi.
Prospettive future tra guerra commerciale e maturità del mercato crypto
Il nuovo braccio di ferro tariffario guidato da Donald Trump aumenta il rischio di una volatilità prolungata sui mercati digitali, ma evidenzia anche la crescente maturità del settore.
La reazione di Bitcoin, ormai allineata ai movimenti dell’azionario globale, suggerisce che la criptovaluta sia sempre meno “isolata” e sempre più trattata come asset macro, sensibile a decisioni politiche, cicli economici e tassi di interesse.
Nel medio termine, l’integrazione con la finanza tradizionale e lo sviluppo di infrastrutture regolamentate potrebbero trasformare gli shock legati ai dazi da fattori destabilizzanti a semplici catalizzatori di ribilanciamento nei portafogli globali.
FAQ
Perché il prezzo del Bitcoin è sceso sotto 65.000 dollari?
Il ribasso è legato all’aumento dell’avversione al rischio dopo la sentenza della Supreme Court e le nuove minacce di dazi diffuse da Donald Trump.
Quanto ha perso Bitcoin rispetto al suo massimo storico recente?
Attualmente Bitcoin quota circa il 48% sotto il massimo storico vicino a 126.000 dollari registrato a ottobre, evidenziando un drawdown significativo ma coerente con precedenti cicli crypto.
Come stanno performando Ethereum e Solana rispetto a Bitcoin?
Ethereum ha perso circa il 35% negli ultimi tre mesi, attestandosi a 1.893 dollari, mentre Solana è in calo di circa il 42%, intorno a 79 dollari.
Che ruolo hanno oggi le criptovalute nella finanza tradizionale?
Secondo Gracy Chen di Bitget, le criptovalute costituiscono già un’infrastruttura di base del sistema finanziario, supportando pagamenti, trading, servizi di custodia e prodotti derivati regolamentati.
Qual è la fonte originale delle informazioni su Bitcoin e dazi?
Le informazioni e le dichiarazioni citate provengono dall’articolo originale pubblicato su Fortune.com, che ha analizzato prezzi crypto, decisione della Supreme Court e reazioni di Donald Trump.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



