Barbara Bouchet racconta il coraggio di innamorarsi di nuovo senza convivenza
Barbara Bouchet, tra eutanasia, amori maturi e nuovi tabù sociali
Barbara Bouchet, 82 anni, attrice icona del cinema italiano, è protagonista di Finale, film che affronta eutanasia, omosessualità femminile e amori nella terza età. In un’intervista a Gente, l’attrice riflette sul diritto di scegliere come morire, sulla libertà di amare a ogni età e senza distinzione di genere, e sulla necessità di rappresentare in modo realistico la vecchiaia sullo schermo. In un’Italia ancora priva di una legge chiara sull’eutanasia, Bouchet dichiara che, se costretta, andrebbe in Svizzera per esercitare il proprio diritto di scelta. La sua testimonianza, maturata dopo una lunga carriera interrotta e poi rilanciata anche grazie a Martin Scorsese, apre un confronto pubblico su temi ancora fortemente divisivi.
In sintesi:
- Barbara Bouchet rivendica il diritto di scegliere sull’eutanasia e critica il vuoto normativo italiano.
- Difende la libertà di amare a ogni età e l’omosessualità come espressione naturale dell’affettività.
- Denuncia i tabù sugli anziani al cinema e chiede ruoli complessi, non solo di “bella”.
- Racconta il legame con i figli, tra cui lo chef Alessandro Borghese, e i fratelli all’estero.
Parlando con Gente, Bouchet lega la propria esperienza personale al dibattito etico sull’eutanasia. «Prima o poi avremo il diritto di scegliere, o no? È la mia vita e vorrei poter decidere», afferma. Aggiunge di non voler prolungare la sofferenza propria e dei suoi cari, ricordando che in Italia manca ancora una normativa organica e che, in caso di necessità, si rivolgerebbe alla Svizzera.
Con lo stesso pragmatismo ha già immaginato anche il proprio funerale, scegliendo come colonna sonora “My Way”: «Ho fatto a modo mio», precisa, ribadendo una visione della vita fondata sull’autonomia e su un ottimismo lucido, nonostante l’età avanzata.
Libertà di amare, carriera interrotta e ritorno alla recitazione
Nel film Finale e nell’intervista, Barbara Bouchet allarga il discorso ai tabù sull’amore. Si chiede: «Avrò il diritto di amare chi mi pare? Posso fare quello che voglio?». Pur dichiarando di non essersi mai innamorata di una donna, precisa: «Mai, ma non per questo lo trovo sbagliato». Rivendica così la piena legittimità dell’omosessualità femminile come scelta privata che non richiede giustificazioni sociali.
L’attrice insiste anche sulla rappresentazione degli amori in età avanzata, che il cinema spesso occulta: «Perché non dobbiamo farlo vedere? Da vecchi poi non è più vincolato al sesso, magari è anche più profondo, fatto di affetto e ricordi». È orgogliosa di poter contribuire a “normalizzare” questi rapporti sullo schermo: «Sveliamoli questi tabù, che fanno parte della vita!».
Sul piano personale, non chiude la porta a un nuovo sentimento: «Dopo quattordici anni è mancato, però potrei ancora trovare l’amore, perché no?». Precisa però che stare con lei non è semplice: un compagno dovrebbe accettare che sia lei al centro dell’attenzione e mantenere la propria autonomia. «La convivenza alla mia età? No, grazie», sintetizza con realismo.
Guardando alla carriera, Bouchet ricorda di aver abbandonato il cinema a 39 anni: era stanca di essere solo la “bella”, oggetto del desiderio maschile. Contava di rientrare dopo dieci anni, ma ne sono serviti venti, tanto che molti la credevano scomparsa. Il rilancio arriva con Martin Scorsese, che la vuole in un piccolo ruolo in Gangs of New York (2002).
Oggi spera che la critica la consideri finalmente un’interprete drammatica a tutto tondo. Cita l’esempio di Monica Vitti, capace di far ridere e conquistare gli esperti, e osserva che lei, non avendo lavorato con i grandi registi, non ha visto riconosciuta la propria vena comica. Sostiene, con esperienza, che far ridere sia più difficile che far piangere.
Famiglia, fragilità e nuovi scenari per cinema e diritti
Dietro l’immagine pubblica, Barbara Bouchet rivendica un nucleo familiare molto presente. È legatissima ai due figli: lo chef televisivo Alessandro Borghese, che vive a Milano con la moglie e le figlie, e Max, tornato da alcuni anni a Roma, dove lavora in una pizzeria. Forte anche il rapporto con i fratelli: Peter, residente a Roma, e Annette, che vive a San Francisco. «Ci sentiamo tutti i giorni e se non rispondo al telefono, Annette si preoccupa moltissimo e manda Peter a controllare. Io sono la maggiore e ho fatto loro un po’ da mamma», racconta.
La sua testimonianza, tra biografia privata e rivendicazioni civili, anticipa uno dei fronti più caldi del dibattito italiano: una popolazione che invecchia, chiede ruoli sociali e culturali non marginali, e domanda più libertà nelle scelte intime, dalla fine della vita agli affetti. Finale, in questo senso, non è solo un ritorno al cinema, ma un possibile catalizzatore per riportare al centro, su media e in politica, la discussione su eutanasia, amori maturi e rappresentazione degli anziani nello spettacolo.
FAQ
Chi è Barbara Bouchet e perché è ancora centrale nel dibattito pubblico?
Barbara Bouchet è un’attrice di 82 anni, icona del cinema italiano, oggi centrale per le sue posizioni su eutanasia, amori maturi e tabù sociali.
Di cosa parla il film Finale interpretato da Barbara Bouchet?
Finale affronta eutanasia, omosessualità femminile e amori nella terza età, usando la storia dei protagonisti per smontare stereotipi e silenzi sulla vecchiaia.
Qual è la posizione di Barbara Bouchet sull’eutanasia in Italia?
Bouchet sostiene il diritto di scegliere come morire e, in assenza di legge italiana, valuta la Svizzera per un eventuale percorso di fine vita.
Cosa dice Barbara Bouchet sugli amori e l’omosessualità in età avanzata?
Bouchet difende la libertà di amare chi si vuole, a ogni età, considerando gli amori anziani più profondi, basati su affetto e memoria condivisa.
Quali sono le fonti di questo approfondimento su Barbara Bouchet?
Il contenuto deriva da un’elaborazione redazionale di notizie provenienti congiuntamente da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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