La notizia in sintesi:
- La Bank of England lascia i tassi UK fermi al 3,75% con decisione non unanime.
- Il Comitato di Politica Monetaria resta pronto ad agire per riportare l’inflazione verso il 2%.
- La Fed di Kevin Warsh adotta una linea più hawkish, rafforzando nettamente il dollaro USA.
- Mercati valutari: EUR-USD in calo a 1,146, GBP-USD a 1,322, Dollar Index ai massimi da maggio 2025.
(Riassunto generato con AI).
BoE ferma ai tassi 3,75%, mercati guardano alla Fed
La Bank of England ha deciso oggi, giovedì 18 giugno 2026, di lasciare i tassi di interesse del Regno Unito fermi al 3,75%. La scelta, attesa dagli analisti, arriva in un contesto di inflazione ancora sopra il target ma in graduale rallentamento.
La riunione del Comitato di Politica Monetaria si è tenuta a Londra, mentre gli operatori globali guardano soprattutto a quanto sta accadendo negli Stati Uniti dopo la prima riunione della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh. La BoE motiva lo stop con la necessità di valutare gli effetti del rallentamento economico e del raffreddamento del mercato del lavoro britannico.
La decisione non esclude futuri rialzi: il messaggio chiave, rivolto a investitori e famiglie, è che l’istituto resta pronto a intervenire se l’inflazione dovesse consolidarsi su livelli eccessivamente elevati.
Decisione BoE, inflazione e scossa hawkish della Fed
Nel comunicato ufficiale, la Bank of England ribadisce che il Comitato di Politica Monetaria è determinato a garantire il ritorno dell’inflazione CPI verso il target del 2% nel medio termine. L’istituto sottolinea che l’outlook sui prezzi dell’energia resta “incerto”, anche a causa delle tensioni sui mercati derivanti dalla guerra USA-Iran.
La BoE segnala segnali di raffreddamento nel mercato del lavoro e un generale indebolimento dell’economia britannica, fattori che potrebbero contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche. Tuttavia, la decisione di mantenere i tassi al 3,75% non è stata unanime: su nove membri, sette hanno votato per lo status quo, mentre Huw Pill e Megan Greene avrebbero preferito un rialzo al 4%, preoccupati per un’inflazione ancora sopra il 2%.
L’istituto centrale ha rivisto al ribasso le proiezioni: ora stima un’inflazione leggermente sotto il 3% nel terzo trimestre 2026, in risalita “un po’ oltre il 3,25%” nel quarto. Ad aprile si attendeva un 3,3% nel terzo trimestre e un’ulteriore accelerazione successiva. Nonostante il downgrade, l’inflazione prevista resta ben sopra il target, lasciando aperta la porta a nuovi aumenti dei tassi nel corso dei prossimi trimestri.
In parallelo, i mercati globali sono concentrati sulla svolta hawkish della Fed alla prima riunione presieduta da Kevin Warsh. Il nuovo Presidente ha trasmesso un orientamento più restrittivo, riflesso nel dot plot e nelle comunicazioni, alimentando scommesse su ulteriori rialzi nel 2026 per domare l’inflazione statunitense, definita “galoppante” dagli operatori.
I mercati monetari ora prezzano strette totali per circa 40 punti base entro fine anno, con una probabilità di rialzo dei tassi a luglio stimata al 36% e a settembre al 72%, mentre un nuovo intervento nella riunione del FOMC di ottobre è considerato praticamente certo. Questo repricing ha innescato una forte rivalutazione del dollaro USA nei confronti delle principali valute.
Sul forex, il dollaro guida i movimenti: il cambio euro-dollaro (EUR-USD) scende a 1,146, mentre la sterlina si indebolisce ulteriormente, con GBP-USD in area 1,322. Il Dollar Index balza fino a 100,71, il livello più alto da maggio 2025, dopo un rialzo dello 0,85% registrato nel “Fed Day”, il movimento più forte degli ultimi tre mesi.
La valuta britannica risente della combinazione tra decisione BoE, quadro macro in raffreddamento e aspettative di politica monetaria USA più aggressiva. La sterlina perde oltre mezzo punto percentuale nei confronti del biglietto verde, evidenziando la crescente divergenza di traiettorie tra Regno Unito e Stati Uniti.
Prospettive future per tassi, valute e inflazione globale
Nei prossimi mesi, l’interazione tra politica monetaria di BoE e Fed, andamento dell’inflazione e persistente incertezza energetica legata al conflitto USA-Iran sarà decisiva per i mercati. Una Fed più aggressiva potrebbe costringere la BoE ad adeguare in senso restrittivo il proprio percorso, per evitare un eccessivo deprezzamento della sterlina e ricadute importate sui prezzi interni.
Per investitori e imprese, il focus resta su come le banche centrali bilanceranno la lotta all’inflazione con il rischio di frenare ulteriormente la crescita nel 2026.
FAQ
Perché la Bank of England ha lasciato i tassi al 3,75%?
La decisione riflette la volontà di valutare l’impatto del rallentamento economico, mantenendo però una posizione pronta a irrigidire la politica se l’inflazione resterà sopra il 2%.
Cosa significa che la decisione BoE non è stata unanime?
Significa che due membri, Huw Pill e Megan Greene, volevano un rialzo al 4%, segnalando preoccupazione per un’inflazione ancora troppo alta.
Come ha reagito il cambio euro-dollaro alle mosse della Fed?
Il cambio EUR-USD è sceso fino a 1,146, riflettendo aspettative di ulteriori rialzi dei tassi USA e la maggiore attrattività del dollaro.
Perché la sterlina è sotto pressione dopo la riunione BoE?
La sterlina soffre il contrasto tra una BoE più prudente e una Fed più hawkish, con il mercato che privilegia il dollaro USA.
Quali sono le principali fonti utilizzate per questa analisi?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.



