La notizia in sintesi
- Ipotesi corruzione ancora aperta nell’inchiesta 2017 legata ad Andrea Sempio e al delitto di Garlasco.
- Sotto esame 16 chiamate a Sempio attribuite al maresciallo Silvio Sapone, tra dubbi e “non ricordo”.
- Verifiche anche su 45mila euro mancanti, compensi legali e origine della consulenza Linarello sul Dna.
- Gli inquirenti valutano responsabilità residue, tracciabilità del denaro e possibili sviluppi per carabinieri e difesa.
Riassunto generato con AI
Le 16 chiamate ad Andrea Sempio al centro del caso
Al centro dell’inchiesta riaperta sul filone della presunta corruzione a Garlasco ci sono 16 chiamate partite il 22 gennaio 2017 verso Andrea Sempio, oggi di nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. A essere sentito dagli inquirenti è stato il maresciallo Silvio Sapone, allora luogotenente, che ha ammesso solo parte dei contatti e ha sostenuto di non poter attribuire a sé tutte le telefonate, soprattutto quelle effettuate dall’ufficio.
Il nodo riguarda il chi, il cosa e il perché: chi chiamò davvero Sempio, per quale motivo e se quei contatti servissero a convocarlo in procura o nascondano altro. Il dove è tra caserma e procura, il quando è fissato in quella giornata del 2017, ora ritenuta cruciale per chiarire eventuali responsabilità residue nel caso.
Dettagli e contesto della presunta corruzione a Garlasco
L’ipotesi di corruzione nasce dall’incrocio tra flussi di denaro, rapporti professionali e passaggi informativi considerati sensibili dagli inquirenti. Nel fascicolo pesa soprattutto l’ammanco di 45mila euro dalla disponibilità della famiglia Sempio, emerso dopo verifiche della Guardia di Finanza e collegato agli appunti sequestrati a Giuseppe Sempio. La difesa di Andrea Sempio, con Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi, ha sostenuto che quella somma corrisponderebbe ai compensi professionali maturati nell’arco di circa un anno.
Il contesto si complica per la questione della consulenza Linarello, relativa al Dna sui margini subungueali di Chiara Poggi, documento ritenuto centrale per comprendere chi abbia fatto circolare atti o elaborati tecnici tra difese diverse. Lovati ha riferito di averla condivisa con Soldani e con Luciano Garofano, indicando come fonte il giornalista Giangavino Sulas, ricostruzione però smentita dall’allora direttore Umberto Brindani.
In questo quadro, il punto investigativo non è solo stabilire se il denaro avesse una causale lecita, ma verificare se vi siano stati vantaggi indebiti, passaggi opachi o contatti anomali capaci di alterare attività d’indagine, acquisizione di atti o gestione delle informazioni riservate.
Gli sviluppi e le possibili conseguenze della vicenda
Il passaggio decisivo ora sarà l’incrocio tra tabulati, accessi agli uffici, movimenti di contante e incarichi professionali, per capire se le versioni rese da Silvio Sapone, Andrea Sempio e Massimo Lovati reggano a una verifica documentale. Se emergessero discrepanze, il fascicolo potrebbe allargarsi a nuove contestazioni o a ulteriori audizioni di militari, consulenti e difensori.
L’aspetto più delicato riguarda però l’effetto sul procedimento principale per il delitto di Chiara Poggi: ogni anomalia accertata nel 2017 rischierebbe di riaprire il tema dell’affidabilità di atti, contatti e snodi investigativi già considerati marginali.
Domande frequenti sul caso Garlasco e Andrea Sempio
Chi sono i principali nomi coinvolti nel fascicolo?
Sì, i nomi centrali sono Andrea Sempio, Silvio Sapone, Massimo Lovati, Giuseppe Sempio, Luciano Garofano e Paolo Pirani, oltre a Chiara Poggi e Alberto Stasi.
Cosa verificano gli inquirenti sui 45mila euro mancanti?
Sì, verificano provenienza, destinazione e tracciabilità della somma, con controlli della Guardia di Finanza su pagamenti in contanti, eventuali acquisti e compatibilità con i compensi dichiarati dai legali.
Perché la consulenza Linarello è considerata rilevante?
Sì, è rilevante perché riguarda il Dna sui margini subungueali di Chiara Poggi e serve a chiarire come quel documento sia circolato tra difese, consulenti e fonti esterne.
Le 16 chiamate provano già un illecito?
No, le 16 chiamate non bastano da sole a provare un reato: gli inquirenti devono attribuirne con certezza la paternità, il motivo preciso e l’eventuale collegamento con atti d’indagine.
Qual è la fonte originale della ricostruzione pubblicata?
Sì, la fonte originale è derivata da un’elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it ed Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



