Aleotti Menarini critica la nuova tassa sui farmaci e avverte sui rischi per ricerca e imprese

Perché Menarini attacca la direttiva Ue sulle acque reflue
Chi critica è Lucia Aleotti, azionista e membro del Board di Menarini. Cosa contesta? La proposta di direttiva Ue sulle acque reflue urbane, che introduce un forte contributo economico a carico delle imprese farmaceutiche per il trattamento degli inquinanti. Dove nasce la polemica? A margine della presentazione dei dati 2025 del Gruppo farmaceutico a Firenze. Quando? Nel pieno di una fase di competizione globale tra Cina, Stati Uniti ed Europa sulla leadership nel pharma. Perché? Aleotti considera la misura una “tassa sulla pipì”, giudicandola una politica anti-industriale che sottrae risorse alla ricerca e rende il sistema europeo meno competitivo rispetto a Washington e Pechino.
In sintesi:
- La direttiva Ue sulle acque reflue è definita da Aleotti “tassa sulla pipì”.
- Per l’industria pharma il costo stimato è di 12 miliardi l’anno.
- Menarini teme meno investimenti in ricerca e nuovi farmaci in Europa.
- Cina e Usa sostengono il pharma, l’Europa viene accusata di penalizzarlo.
Direttiva acque reflue, costi e impatto su ricerca e competitività
Secondo Lucia Aleotti, la nuova disciplina Ue sulle acque reflue urbane chiede alle aziende farmaceutiche di farsi carico della depurazione dei fiumi europei dalle tracce di farmaci eliminate dai pazienti con le urine. “Chiedono alle aziende farmaceutiche di depurare tutti i fiumi d’Europa, perché tracce del farmaco preso dal paziente finiscono nelle urine”, sintetizza.
L’imprenditrice definisce la misura una “politica anti-industriale”, ricordando una stima di costo: “È stato stimato che questa tassa vale 12 miliardi di euro all’anno pagati dalle aziende”. Una cifra che, a suo giudizio, equivale a circa dieci nuovi farmaci che non verrebbero sviluppati ogni anno per mancanza di risorse da destinare a ricerca e sviluppo.
La critica si inserisce nel confronto geopolitico. Per Aleotti, la Cina sostiene da anni in modo strutturale i propri campioni industriali, mentre gli Stati Uniti hanno avviato politiche aggressive per attrarre imprese, in particolare farmaceutiche, sul proprio territorio. L’Europa, al contrario, viene descritta come “congelata in ragionamenti fuori dal tempo”, incapace di favorire la competitività del settore e, anzi, orientata ad aumentare oneri regolatori e fiscali.
Oltre alla “tassa sulla pipì”, Aleotti denuncia il taglio della durata della proprietà intellettuale, considerata leva decisiva per remunerare gli investimenti in ricerca e sviluppo nel lungo periodo. L’accumulo di vincoli e costi, secondo la manager, rischia di spingere innovazione, posti di lavoro qualificati e investimenti verso altri continenti a maggior sostegno industriale.
Rischio fuga di innovazione pharma dall’Europa nei prossimi anni
La posizione di Lucia Aleotti va letta come segnale di un malessere crescente nell’industria farmaceutica europea, preoccupata che il combinato di maggiori oneri ambientali, riduzione della protezione brevettuale e assenza di incentivi fiscali strutturali apra la strada a una progressiva delocalizzazione di ricerca e produzione verso Stati Uniti e Cina.
Nel medio periodo il rischio è un arretramento dell’Europa come hub di innovazione, con minore disponibilità di capitali per lo sviluppo di farmaci innovativi e tempi più lunghi di accesso a nuove terapie per i pazienti europei. Il dibattito sulla “tassa sulla pipì” diventa così un banco di prova per la capacità delle istituzioni Ue di conciliare obiettivi ambientali, sicurezza sanitaria e competitività industriale in un settore strategico come il pharma.
FAQ
Cosa prevede la direttiva Ue sulle acque reflue per il settore farmaceutico?
La direttiva introduce un sistema di responsabilità estesa del produttore, chiedendo alle imprese farmaceutiche di finanziare il trattamento avanzato delle acque reflue per rimuovere residui di farmaci.
Perché Lucia Aleotti parla di “tassa sulla pipì” per i farmaci?
Aleotti definisce così il contributo ambientale perché deriva dalle tracce di farmaci eliminate con le urine, che finiscono nelle acque reflue e generano costi di depurazione a carico delle aziende.
Quanti investimenti rischiano di perdersi secondo Menarini?
Secondo Aleotti, il costo annuo stimato di 12 miliardi di euro equivale a circa dieci potenziali nuovi farmaci che non verrebbero sviluppati dalle imprese farmaceutiche europee.
In che modo Stati Uniti e Cina sostengono l’industria farmaceutica?
Stati Uniti e Cina applicano incentivi fiscali, sussidi mirati, agevolazioni regolatorie e programmi pubblici di sostegno, favorendo l’attrazione di investimenti, laboratori e produzioni farmaceutiche sui rispettivi territori nazionali.
Quali sono le fonti utilizzate per questa analisi sulla tassa sulla pipì?
Le informazioni sono state elaborate sulla base di una rielaborazione giornalistica congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, integrata dal lavoro redazionale.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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