Yahoo nel mirino, attacco hacker e danni senza precedenti

Nel 2014 Yahoo è finito nel mirino di un attacco hacker che ha coinvolto gli account di 500 milioni di utenti. Un danno senza precedenti per il motore di ricerca e a rimetterci è stato l’amministratore delegato Marissa Mayer che nel 2016 non ha percepito il bonus in denaro che altrimenti gli sarebbe spettato.
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Una decisione senza precedenti che dimostra la gravità di quell’attacco. Che però non fu l’unico. Nel 2013 un altro attacco hacker interessò oltre un miliardo di utenti. Due fatti gravi che hanno pesato sulle trattative per l’acquisizione di Yahoo da parte di Verizon.
Ma Marissa Mayer non si nasconde e si è offerta di rinunciare a qualsiasi premio per il 2017, “visto che l’incidente è avvenuto durante il suo mandato” si legge nel documento diffuso dalla società.
Il salario della Mayer prevede di base 1 milione all’anno, cui si aggiunge un bonus annuale di 2 milioni e un premio azionario di 12 milioni.
La stessa Mayer ha annunciato su un social network di “aver espresso il desiderio che il bonus sia ridistribuito agli impiegati di Yahoo”. Ma il cda non si è ancora pronunciato.
In un documento che riporta le motivazioni della decisione riporta che i top manager hanno fallito nel “comprendere o indagare correttamente” sull’attacco del 2014 e sui conseguenti tentativi di infiltrazione, che nel 2015 e 2016 hanno poi consentito agli hacker di violare gli account di 32 milioni di utenti.
La ad non è stata l’unica a pagare per questi attacchi hacker,si è dimesso il responsabile legale Ronald S. Bell e il responsabile della sicurezza, Alex Stamos, che ha fatto un passo indietro nel 2015.
Un danno gravissimo per la società che ha dimostrato la sua incapacità nel gestire la crisi.
L’attacco del 2014, che secondo Yahoo è stato sponsorizzato da uno Stato e ha portato al furto di informazioni personali quali numeri di telefono e date di nascita degli utenti, è stato reso noto solo a settembre 2016. E solo nel dicembre scorso è stato rivelato l’altro attacco risalente al 2013.
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