Usa e Israele intensificano i raid in Iran, Trump rivendica apertura negoziale

Trump riapre al dialogo con l’Iran mentre prosegue la campagna militare
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che la nuova leadership iraniana è pronta a riaprire un dialogo con Washington, dopo giorni di attacchi congiunti Usa‑Israele contro obiettivi strategici in Iran. L’intervista, rilasciata a The Atlantic, arriva mentre l’operazione militare su Teheran prosegue con intensità crescente e nel Paese si registra un cambio ai vertici. Le dichiarazioni di Trump, che rivendica di aver colpito duramente apparato militare e classe dirigente iraniana, si inseriscono in un quadro regionale fragile, con lo Stretto di Hormuz paralizzato e timori per la sicurezza energetica globale. Il nodo ora è capire se la disponibilità iraniana alla de‑escalation potrà tradursi in un negoziato credibile o resterà schiacciata dalla dinamica militare in corso.
In sintesi:
- Trump rivela contatti con la nuova leadership iraniana e si dice pronto a parlare.
- Usa e Israele rivendicano l’uccisione di Khamenei e l’eliminazione di decine di comandanti.
- Israele colpisce “decine” di centri di comando a Teheran, inclusi obiettivi dell’IRGC.
- Recep Tayyip Erdogan si propone come mediatore e insiste sulla via diplomatica.
Offensiva su Teheran, pressione sul regime e rischio regionale
Trump, in diverse interviste e su Truth, descrive un’operazione senza precedenti contro le forze iraniane: sostiene che “48 comandanti iraniani” siano stati uccisi in un singolo attacco e che siano state “distrutte e affondate 9 navi militari iraniane”, oltre al quartier generale navale di Teheran.
Le Forze di difesa israeliane (IDF) dichiarano di aver colpito “decine” di centri di comando del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, tra cui strutture di intelligence e sicurezza interna, con forti esplosioni nel centro della capitale iraniana e danni anche alla sede della radiotelevisione nazionale. I media locali segnalano colpi su un ospedale.
Nel Golfo, centinaia di navi restano bloccate nello Stretto di Hormuz, ma Trump assicura di non essere preoccupato per l’impatto sui prezzi del petrolio. In parallelo, tre militari americani vengono uccisi e cinque feriti gravemente in Kuwait, episodio su cui l’Fbi indaga per un possibile legame con il terrorismo, segnalando il rischio di ritorsioni diffuse nell’area.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parla apertamente di svolta strategica: in un video su X afferma di aver “eliminato il dittatore Ali Khamenei” e “decine di figure di spicco del regime”, annunciando che la campagna “si intensificherà ulteriormente nei prossimi giorni”.
Sottolinea il coordinamento stretto con gli Stati Uniti di Trump e l’impiego “di tutta la potenza delle IDF” per “colpire il regime terrorista in pieno petto”.
Dal lato iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi comunica al collega dell’Oman, Badr bin Hamad Al Busaidi, che Teheran è aperta a “seri sforzi di de‑escalation”, segnale di una possibile finestra diplomatica mentre la struttura di comando subisce colpi devastanti.
Erdogan rilancia la via diplomatica e resta il giallo su Ahmadinejad
In questo quadro, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan prova a posizionarsi come perno diplomatico regionale. Si dice “addolorato per la morte” dell’Ayatollah Ali Khamenei, porge le condoglianze al “fraterno popolo iraniano” e promette che la Turchia continuerà gli sforzi per restituire pace e stabilità all’area.
In una telefonata con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, entrambi concordano sulla necessità di “uno stretto coordinamento” e sulla diplomazia come “unica via percorribile”, con Ankara pronta a mediare e ad assorbire parte delle possibili pressioni migratorie.
Intanto resta il giallo sulla sorte dell’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, al potere tra il 2005 e il 2013. Alcuni media riportano che sarebbe stato ucciso insieme alle sue guardie del corpo negli attacchi congiunti di Usa e Israele, ma la stessa agenzia semi‑ufficiale che ha diffuso la notizia l’ha poi ridimensionata citando una fonte anonima che la definisce fake news.
Mancano conferme ufficiali da Teheran e da Israele: l’incertezza sulla leadership residua iraniana rende ancora più volatile ogni ipotesi di negoziato strutturato con Washington e gli alleati.
FAQ
Cosa ha detto esattamente Donald Trump sui colloqui con l’Iran?
Trump ha affermato che “vogliono parlare” e che lui ha accettato, indicando una disponibilità della nuova leadership iraniana a riaprire un dialogo con Washington.
Quali obiettivi iraniani dichiarano di aver colpito Usa e Israele?
Secondo Trump e IDF, sono stati colpiti quartieri generali navali, sistemi di difesa, centri di comando dell’IRGC a Teheran e nove navi militari iraniane.
Qual è la posizione ufficiale dell’Iran sulla de-escalation del conflitto?
Il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha confermato a Oman che Teheran è aperta a qualsiasi “seri sforzi di de‑escalation” sul piano regionale.
Che ruolo sta cercando di giocare la Turchia nella crisi iraniana?
La Turchia di Erdogan si propone come mediatore, coordina con Bruxelles e intende favorire una soluzione pacifica e gestire l’impatto migratorio.
Qual è la fonte delle informazioni riportate in questo articolo?
Il contenuto è derivato da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
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