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Sarà la Cina ad affossare i bitcoin? Non sembra proprio

26 Dicembre 2017

Sul sito news.bitcoin.com si critica bonariamente “l’inondazione di articoli su come il bitcoin mining sta per consumare tutte le fonti energetiche sulla faccia della Terra in pochi anni, portando a una catastrofe ambientale inarrestabile”. Anzi si parla proprio di “paranoia contro questa criptovaluta”.

In realtà qualcosa di serio c’è, secondo un’ultima voce che sta circolando. La questione di cui tutti dovremmo aver paura ora è se il governo cinese deciderà veramente di prendere il controllo dei bitcoin.

PROBLEMA CON LE QUOTAZIONI

La CNBC ha riferito che mentre il bitcoin ha raggiunto il record di 19.800, domenica, e si è scambiato vicino a 15.500 per gran parte del giovedì, poi un selloff pomeridiano ha accelerato nella notte. Ciò ha comportato un calo del 30% del bitcoin venerdì mattina a un minimo di 10.400 su Coinbase. Ha recuperato oltre 14,600 venerdì pomeriggio, con un calo del 27% rispetto al massimo storico. Ma che cosa c’entra la Cina?

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SABOTAGGIO CINESE

L’articolo “Bitcoin a rischio di sabotaggio cinese” è apparso adesso per la prima volta a Londra sul Sunday Telegraph ed è già stato ripubblicato da numerosi giornali in lingua inglese, fino all’Australia e la Nuova Zelanda. Ed è probabile ora che possa essere tradotto in molte più lingue dai partner dei media locali e ripubblicato in molte altri Paesi del mondo nei prossimi giorni.

HASHING SUPER POWER

“Allarme rosso: il governo cinese può prendere il controllo di Bitcoin”. Ma non scherziamo. La fonte della spaventosa affermazione sui titoli dei giornali è in realtà solo un rapporto di un paio di sedicenti “ricercatori della sicurezza” di bitcoin. Non ci vuole un genio per scoprire che la concentrazione del potere di hashing in Cina è un problema ben noto e che le informazioni citate sono ampiamente disponibili sul web senza l’aiuto di questi due pivellini.

Oltre a dire che il governo cinese può usare il proprio potere sui “minatori” per sabotare la rete Bitcoin, il loro articolo non aggiunge nulla di nuovo alla discussione. Non menzionano nemmeno come la Cina abbia tentato di vietare o eliminare il fenomeno bitcoin molte volte in passato (e sempre abbia fallito), o come la criptovaluta sia intrinsecamente progettata per aggirare i tentativi del governo di controllarla.

LE SOLUZIONI TECNICHE

E’ ovvio che esistono soluzioni tecniche contro questa eventualità, e altre ancora sono in fase di sviluppo. Affermare che un semplice tentativo di attacco da parte della Cina possa causare una perdita irreparabile di fiducia nei bitcoin è un po’ ingenuo. Qualche sensibile oscillazione nelle quotazioni sì, è logico, ma niente di tragico.

La morale di questa storia, conclude news.bitcoin.com, è che se vuoi promuoverti come esperto di bitcoin o di sicurezza informatica, tutto ciò che devi fare è gettare ai media “qualche succulento boccone” e tutti vi si avventeranno senza criterio.

Il sito money.it cita piuttosto gli esperti di AmpGFX, che non sono stati gli unici ad aver sottolineato l’importanza di considerare altri fattori di rischio oltre al Bitcoin.

Per Joe Zidle, strategist per Richard Bernstein Advisors, il pericolo principale del 2018 non sarà rappresentato né dalla criptovaluta, né dall’azionario globale: saranno i bassi rendimenti obbligazionari a far storcere il naso.


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Paolo Brambilla

Consigliere Ordine dei Giornalisti di Lombardia. PhD, MBA, CPA, MD

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Giornalista pubblicista dal 1993. Direttore responsabile di LMF La Mia Finanza Sostenibile. Direttore responsabile di Trendiest Media Agenzia di stampa e Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti di Lombardia, scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. Rotariano, è stato Assistente del Governatore del Distretto 2041 e tuttora é un membro di Spicco del Rotary Milano 2041.

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