Sanremo svela le canzoni stroncate dalla stampa e la risposta dei cantanti

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Sanremo 2026, le canzoni bocciate dalla stampa: reazione dei cantanti
Pagelle al vetriolo e prime crepe
La sala stampa del Festival ha bocciato senza mezzi termini diversi brani dei 30 big in gara, con voti che arrivano fino al 2 in pagella. Le recensioni, pubblicate da quotidiani nazionali e siti specializzati, parlano di un livello medio comunque buono, ma con alcune proposte giudicate deboli in ottica competizione e poco coraggiose sul piano autoriale.
Nel mirino dei critici è finita soprattutto Elettra Lamborghini con “Voilà”, caduta sotto i colpi di Federico Vacalebre de Il Mattino, che le assegna 2 puntando il dito su testi ritenuti citazionisti e privi dell’energia che rese unica Raffaella Carrà. Duro anche Francesco Prisco de Il Sole 24 Ore, che si ferma a 3 e parla di “arte amatoria discotecara” superflua, segnalando un’autocelebrazione eccessiva da parte di Rai.
L’artista, abituata a dividere, ha reagito sui social senza tentennamenti, assicurando ai fan che il brano è una hit destinata a imporsi nel tempo. Il precedente di “Musica (e il resto scompare)”, inizialmente stroncata e poi certificata oltre 140.000 copie, viene portato come prova che il giudizio della stampa possa divergere profondamente dalle preferenze del pubblico e dai risultati commerciali.
Ironia social e difesa d’orgoglio
Tra gli altri bersagliati dai voti bassi c’è Leo Gassmann con “Naturale”. Per Il Mattino il pezzo è poco audace, con immagini come “Roma ad agosto sembra l’Antartide” giudicate forzate e un impianto che guarda a Blanco senza trovare una vera cifra personale. Il Sole 24 Ore scende a 3,5 e invita quasi provocatoriamente il cantautore a puntare sul cinema, mettendo in discussione la solidità del progetto discografico.
Il diretto interessato risponde con sarcasmo su Instagram, utilizzando l’audio di un dialogo tra Piton e Silente per rappresentare la “sentenza” delle pagelle. L’autoironia smorza i toni e intercetta il linguaggio della fanbase, trasformando la bocciatura in contenuto virale e spostando la narrazione dall’insuccesso alla resilienza.
Più amara la valutazione su Francesco Renga e “Il meglio di me”, fermo a un 4 su Il Messaggero e a una media che sfiora appena la sufficienza. Nonostante un team di sei autori, i critici parlano di scrittura prevedibile e retorica emotiva, arrivando a giocare sul titolo per evidenziare il divario tra aspettative e risultato. Il giudizio colpisce una delle voci più esperte del cast, segnale di quanto la stampa pretenda oggi un rinnovamento anche dagli storici protagonisti dell’Ariston.
Nuove generazioni sotto esame
I voti più severi non risparmiano i nomi emergenti e i reduci dei talent. LDA e Aka7even con “Poesie clandestine” incassano un 4,5 da Alvise Salerno su All Music Italia, che parla di reggaeton dal sapore Gigi D’Alessio anni Duemila e di un testo confuso, sospeso tra immaginario italoamericano e cliché da “taxi cabrio”. Il rischio evidenziato è quello di un pop d’evasione che non riesce a imporsi né per scrittura né per identità.
Lo stesso critico boccia anche “Ossessione” di Samurai Jay con un 3, definendo il brano più adatto a dominare le playlist estive che il palco del Teatro Ariston. La canzone viene considerata efficace in ottica streaming, ma “fuori habitat” rispetto alla cornice sanremese, dove viene richiesta maggiore profondità narrativa e coerenza con la tradizione del Festival.
Sotto tiro anche “Labirinto” di Luché, giudicato da Mattia Marzi su Il Messaggero come la proposta meno riuscita di questa edizione, e “Ogni volta che non so volare” di Enrico Nigiotti, che per Il Sole 24 Ore si ferma a 3,5 tra metafore sul tempo ritenute scolastiche e citazioni poco a fuoco. Il messaggio che filtra dalle recensioni è chiaro: senza rischio creativo e solidità di scrittura, la sala stampa non fa sconti, nemmeno alle firme più riconoscibili del nuovo cantautorato.
FAQ
D: Le bocciature della stampa influenzano il televoto?
R: Possono orientare la percezione iniziale, ma lo storico del Festival mostra spesso un forte scollamento tra giudizio dei critici e preferenze del pubblico.
D: Perché alcuni brani vengono considerati “fuori habitat” a Sanremo?
R: Perché privilegiano logiche da streaming o hit estiva, mentre la kermesse richiede maggiore attenzione al testo, alla melodia e alla resa live sul palco dell’Ariston.
D: I voti bassi possono danneggiare la carriera di un artista?
R: Nel breve periodo creano rumore negativo, ma sul lungo conta la risposta del pubblico: esempi recenti dimostrano che canzoni stroncate possono diventare successi commerciali.
D: Come reagiscono di solito i cantanti alle pagelle negative?
R: Sempre più spesso con ironia e contenuti social mirati, trasformando la critica in occasione di engagement e rafforzamento della community di fan.
D: La sala stampa ascolta i brani una sola volta?
R: Sì, il giudizio nasce da pochi ascolti in anteprima, fattore che può penalizzare le canzoni meno immediate ma potenzialmente più durature nel tempo.
D: I quotidiani nazionali hanno criteri di valutazione condivisi?
R: No, ogni testata adotta parametri propri, ma in genere si valutano originalità, testo, arrangiamento, interpretazione e aderenza allo spirito del Festival.
D: Dove sono state pubblicate le recensioni citate?
R: Le pagelle e i commenti riportati provengono da quotidiani come Il Mattino, Il Messaggero, Il Sole 24 Ore e dal sito specializzato All Music Italia, come evidenziato nella ricostruzione giornalistica originale di Nexilia.
D: I voti possono cambiare dopo le esibizioni in diretta?
R: Sì, spesso le performance, la regia e la risposta in sala modificano la percezione iniziale, portando alcuni critici a rivedere il giudizio finale sui brani in gara.




