Roberto Savi a Belve, esplode la polemica sulla protezione garantita
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Intervista a Roberto Savi, perché la tv riapre il caso Uno Bianca
L’ex poliziotto Roberto Savi, capo della Banda della Uno Bianca, parla per la prima volta dopo 32 anni dal carcere di Bollate. L’intervista esclusiva di Francesca Fagnani andrà in onda oggi, martedì 5 maggio, su Rai 2 alle 21.20 e su RaiPlay. Al centro, le stragi tra Emilia-Romagna e Marche negli anni ’80-’90 e nuove accuse verso presunti “apparati” dei servizi. Le rivelazioni sul delitto dell’armeria di via Volturno a Bologna e sulle presunte coperture istituzionali riaprono il dibattito su verità storica e verità giudiziaria, con i familiari delle vittime che chiedono da tempo ulteriori accertamenti.
In sintesi:
- Roberto Savi rompe il silenzio dopo 32 anni dal carcere di Bollate.
- Nell’intervista a Belve Crime emergono presunte connessioni con “apparati” e servizi.
- Nuove versioni sull’omicidio nell’armeria di via Volturno a Bologna.
- Polemiche etiche e timori di riapertura giudiziaria sul caso Uno Bianca.
Nel comunicato di Belve l’intervista a Savi viene definita “intensa e complessa”, con dichiarazioni potenzialmente idonee a rimettere in discussione singoli episodi dei processi Uno Bianca. L’ex agente, oggi prossimo ai 72 anni, era considerato il più spietato del gruppo criminale composto da ex poliziotti, responsabile di decine di rapine e 24 omicidi fra fine anni ’80 e metà anni ’90.
La scelta editoriale di dare spazio televisivo al principale protagonista di una delle pagine più buie della cronaca italiana alimenta un acceso dibattito: tra chi ritiene utile ascoltare la sua versione per chiarire eventuali zone d’ombra e chi teme la spettacolarizzazione del male e la sofferenza rinnovata per le famiglie delle vittime.
Nella scorsa edizione lo stesso format aveva acceso discussioni per l’intervista a Eva Mikula, ex compagna di Fabio Savi, fratello di Roberto.
Le nuove accuse sui servizi e l’omicidio di via Volturno
Nell’anticipazione diffusa da Rai 2, Savi rilegge l’omicidio del 2 maggio 1991 nell’armeria di via Volturno a Bologna, in cui furono uccisi Licia Ansaloni e l’ex carabiniere Pietro Capolungo. Le sentenze parlarono di rapina finita nel sangue; lui smentisce: “Ma va là, la rapina… Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient’altro che pistole in quella casa”.
Alla domanda sul movente, Savi indica un presunto obiettivo mirato: “Lui era ex dei servizi particolari dei Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera. Che scusa prendiamo?”. A suo dire, quella sarebbe stata un’azione “chiesta dagli apparati”.
L’ex poliziotto sostiene che la banda, per alcuni interventi, riceveva indicazioni esterne: “Ogni tanto venivamo chiamati: ‘Facciamo così’, e facevamo così”. Sono affermazioni gravi che, sebbene prive al momento di riscontri giudiziari nuovi, intercettano le domande irrisolte di familiari e studiosi sulle possibili interferenze di pezzi deviati dello Stato nelle vicende della Uno Bianca.
L’intervista tocca anche il nodo delle presunte coperture che avrebbero consentito alla banda di agire indisturbata per sette anni. Incalzato da Fagnani su come sia stato possibile sfuggire così a lungo alle indagini, Savi ammette: “Un po’ sì”, quando gli viene chiesto se non trovasse strano di non essere arrestato.
Alla domanda diretta sulla “copertura della rete investigativa”, risponde: “Sono subentrati personaggi non delinquenti che ci hanno garantito protezione. Ci sentivamo sicuri di muoverci”. Collega questa presunta protezione alle sue frequenti trasferte a Roma: “Tutte le settimane passavo due o tre giorni a Roma… Andavo giù per parlare con loro”.
Alla richiesta di chiarire se si riferisse ai Servizi, replica: “Ma sì (…) Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere”. Dichiarazioni che, se confermate, aprirebbero scenari delicatissimi sulle responsabilità istituzionali; per ora restano affermazioni unilaterali che dovranno essere eventualmente vagliate da magistratura e inquirenti.
Belve Crime tra racconto del male e memoria delle vittime
L’intervista a Roberto Savi rientra nella serie “Belve Crime”, spin-off del programma di Francesca Fagnani dedicato a “colpevoli, testimoni o protagonisti di crimini” per indagare il lato oscuro dell’animo umano. In passato sono stati intervistati, tra gli altri, Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, oltre a Katharina Miroslawa e Rina Bussone.
Ogni storia è introdotta dalla creator true crime Elisa True Crime, che contestualizza vicende e profili. La scelta di dare parola ai condannati conferma il posizionamento del format sul crinale tra giornalismo, narrazione giudiziaria e intrattenimento, imponendo una forte responsabilità editoriale su linguaggio, fact-checking e centralità delle vittime.
Le rivelazioni di Savi, se considerate rilevanti, potrebbero alimentare nuove iniziative di indagine o quantomeno un riesame storico del caso Uno Bianca. In parallelo, la discussione pubblica sulla liceità di offrire visibilità ai protagonisti di stragi resta aperta e centrale per la qualità del dibattito mediatico italiano.
FAQ
Chi è Roberto Savi e cosa fece la Banda della Uno Bianca?
Roberto Savi era poliziotto e capo della Uno Bianca, gruppo responsabile di decine di rapine e 24 omicidi tra Emilia-Romagna e Marche.
Quando e dove va in onda l’intervista a Roberto Savi?
L’intervista va in onda oggi, martedì 5 maggio, alle 21.20 su Rai 2 ed è disponibile on demand su RaiPlay.
Cosa dice Savi sull’omicidio dell’armeria di via Volturno a Bologna?
Savi nega la rapina e sostiene che l’uccisione di Licia Ansaloni e Pietro Capolungo fosse un’azione mirata, richiesta da presunti “apparati”.
Savi ha parlato di coperture da parte dei Servizi o di apparati dello Stato?
Sì, afferma che “personaggi non delinquenti” e presunti “Servizi” avrebbero garantito protezione alla banda, salvo poi consentirne la cattura.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sulla Uno Bianca?
L’articolo deriva da elaborazione giornalistica della Redazione su contenuti e dispacci di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.



