Petrolio in forte ascesa con il Brent oltre la soglia dei 111 dollari al barile
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Petrolio e gas in forte rialzo per le tensioni nello Stretto di Hormuz
Il 7 aprile 2026 il mercato energetico globale registra un nuovo scatto dei prezzi di petrolio e gas naturale, trainato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. I futures sul Brent superano i 111 dollari al barile, mentre il WTI raggiunge i 116 dollari. Al centro della crisi c’è lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi petroliferi mondiali, rimasto parzialmente bloccato nonostante la scadenza fissata dal presidente Usa Donald Trump per la riapertura. Secondo indiscrezioni di Axsios, gli Stati Uniti avrebbero colpito l’isola iraniana di Kharg, aggravando l’incertezza sui rifornimenti energetici. In Europa, il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam sale oltre il 4%, riflettendo il timore di nuove strozzature dell’offerta.
In sintesi:
- Futures sul Brent oltre 111 dollari, in rialzo dell’1,3%.
- WTI a 116 dollari al barile, +3,2% in una sola seduta.
- Tensioni nello Stretto di Hormuz e presunto attacco Usa all’isola di Kharg.
- Prezzo del gas ad Amsterdam a 52,2 €/MWh, +4%.
Rialzo di Brent, WTI e gas: cosa sta succedendo ai mercati
I futures sul Brent superano la soglia psicologica dei 111 dollari al barile, con un incremento dell’1,3%, segnalando una crescente “premiazione del rischio” da parte degli operatori. Ancora più marcato il movimento del WTI, che balza a 116 dollari, +3,2%, segno di forti tensioni anche sul mercato americano.
Il focus resta sul Medio Oriente, dove lo Stretto di Hormuz – da cui transita una quota rilevante dell’export petrolifero mondiale – continua a essere un potenziale collo di bottiglia. La scadenza fissata da Donald Trump per la riapertura non ha prodotto, al momento, segnali concreti di allentamento. Al contrario, le indiscrezioni su un attacco statunitense all’isola iraniana di Kharg irrigidiscono i premi di rischio su tutta la curva energetica.
In parallelo, il gas naturale europeo registra un nuovo scatto: alla piazza TTF di Amsterdam il prezzo tocca 52,2 euro al megawattora, con un progresso del 4%. Il mercato teme che un’ulteriore escalation nella regione possa ripercuotersi sulle rotte marittime e sul costo complessivo delle forniture verso l’Europa.
Possibili scenari futuri per energia, inflazione e sicurezza degli approvvigionamenti
L’attuale impennata di petrolio e gas naturale apre scenari critici per inflazione, bilancia commerciale e stabilità dei mercati finanziari. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero protrarsi, il rischio è un prolungato “premio geopolitico” incorporato nei prezzi energetici.
Per i Paesi importatori europei, i livelli toccati a Amsterdam indicano potenziali rincari su bollette e costi industriali, con effetti diretti sulla competitività. Molto dipenderà dalle prossime mosse di Donald Trump, dalle eventuali risposte iraniane e dalla capacità dei principali produttori di compensare eventuali interruzioni dei flussi attraverso rotte alternative.
FAQ
Perché il prezzo del Brent è salito oltre 111 dollari al barile?
Il rialzo è dovuto alle tensioni nello Stretto di Hormuz e al rischio di interruzioni dell’offerta, che spingono gli operatori a prezzare un forte premio geopolitico.
Che differenza c’è tra Brent e WTI nei movimenti di oggi?
Entrambi salgono, ma il WTI registra un incremento più marcato (+3,2%) rispetto al Brent (+1,3%), riflettendo una maggiore sensibilità del mercato Usa.
Come influisce la crisi di Hormuz sul prezzo del gas ad Amsterdam?
L’incertezza sulle rotte marittime e sull’offerta globale spinge al rialzo anche il gas naturale, con TTF di Amsterdam a 52,2 €/MWh.
Quali settori europei rischiano di più con questi aumenti energetici?
Risultano particolarmente esposti i settori energivori: siderurgia, chimica, ceramica, trasporti e parte del manifatturiero, che vedono aumentare i costi di produzione e comprimere i margini.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sul mercato energetico?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

