Paziente risarcita per tumore inesistente: chemio devastante, errore medico sconvolge vita e sanità

Indice dei Contenuti:
Errore diagnostico e percorso clinico
Daniela Montesi, 65 anni, di Pontedera, ha visto la sua vita stravolta da un errore diagnostico emerso durante controlli preoperatori di ortopedia nel 2006, quando le fu attribuito un presunto linfoma. Da quel momento, il percorso clinico ha seguito il protocollo per una neoplasia ematologica, con somministrazione di chemioterapia e altre terapie correlate. Le cure sono proseguite ininterrottamente fino al maggio 2011.
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Una nuova biopsia eseguita a Genova ha poi escluso la presenza del tumore, evidenziando la natura infondata della diagnosi iniziale. La paziente, nel frattempo, aveva già affrontato anni di trattamenti invasivi che non avrebbero dovuto essere avviati.
Il caso coinvolge l’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, presso cui era stata formulata la diagnosi. La vicenda medica, durata oltre quattro anni, si è intrecciata con successive verifiche cliniche che hanno ribaltato l’impostazione terapeutica, confermando l’assenza di patologia oncologica e aprendo la strada al contenzioso.
Impatto fisico e psicologico delle terapie
Daniela Montesi descrive un corpo minato da cure inutili: il sistema immunitario è stato compromesso da chemioterapia, cortisone e farmaci monoclonali assunti per anni, oltre i limiti previsti. Le terapie, proseguite ben oltre il necessario, hanno prodotto effetti permanenti, con ricoveri ricorrenti e un logoramento generalizzato.
«La chemio mi ha sfinita», racconta, riferendo una quotidianità segnata da fragilità immunitaria e stanchezza cronica. La sequenza di somministrazioni, non ridotte né rimodulate, ha generato danni sistemici difficilmente reversibili.
Sul piano psicologico, la paziente parla di una vita “finita”: l’assenza di tumore accertata successivamente non ha cancellato l’impatto delle terapie, né il peso di anni vissuti da malata oncologica. La sofferenza si riflette in ansia, sfiducia nelle cure e nella gestione clinica, con ricadute sulla sfera familiare e sociale.
FAQ
- Chi è la paziente coinvolta?
È Daniela Montesi, 65 anni, di Pontedera. - Quali terapie ha ricevuto?
Chemioterapia, cortisone e farmaci monoclonali per un presunto linfoma. - Quali conseguenze fisiche denuncia?
Grave compromissione del sistema immunitario e stanchezza cronica. - Qual è l’impatto psicologico riferito?
Senso di vita “finita”, ansia e perdita di fiducia nelle cure. - Per quanto tempo sono proseguite le cure?
Fino al maggio 2011, per diversi anni. - La diagnosi di tumore è stata confermata?
No, una biopsia successiva a Genova ha escluso la neoplasia.
Sentenza, risarcimento e richieste di tutela
La Corte d’appello di Firenze ha riconosciuto a Daniela Montesi un risarcimento di 470mila euro nei confronti dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, dopo l’accertamento dell’inesistenza del presunto linfoma. Il pronunciamento arriva al termine di un lungo contenzioso aperto in seguito alla biopsia eseguita a Genova, che ha escluso la patologia oncologica.
La paziente non ha potuto presenziare alla lettura della sentenza, essendo ricoverata per complicanze legate alla compromissione del sistema immunitario. Ha chiesto che la decisione giudiziaria serva a evitare ripetizioni di errori simili, invocando protocolli più rigorosi su diagnosi, rivalutazioni e durata delle terapie.
Nelle sue dichiarazioni, ribadisce che il risarcimento non ripara i danni di cure “sbagliate” protratte per anni, tra chemioterapia, cortisone e farmaci monoclonali. Richiama la necessità di controlli indipendenti e di revisioni tempestive dei piani terapeutici, con tracciabilità delle decisioni cliniche e responsabilità chiare nelle strutture coinvolte.
FAQ
- Qual è l’esito del giudizio?
Risarcimento di 470mila euro deciso dalla Corte d’appello di Firenze. - Chi è ritenuto responsabile?
L’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa per l’errore diagnostico iniziale. - Quale prova ha ribaltato la diagnosi?
Una biopsia a Genova che ha escluso il tumore. - La paziente ha assistito alla sentenza?
No, era ricoverata per complicanze immunitarie. - Cosa chiede la paziente alle istituzioni sanitarie?
Protocolli più stringenti, revisioni periodiche e responsabilità tracciabili. - Il risarcimento compensa i danni?
Secondo la paziente no: i danni fisici e psicologici restano.




