Cliente sorpresa per il costo della fetta di limone
Torino, episodio in cassa allo Starbucks: un cliente ordina un tè, rifiuta un cioccolatino temendo un sovrapprezzo e accetta una fetta di limone offerta dalla cassiera, certo che fosse inclusa. Al momento del conto trova un addebito di 1,50 euro per l’extra. Definisce la cifra “folle” e contesta lo scontrino al Servizio clienti e a La Repubblica.
Racconta di aver considerato il limone alla stregua del ghiaccio, quindi gratuito, e di essere rimasto spiazzato dalla tariffazione imprevista. Aggiunge che avrebbe tollerato un costo di 10-20 centesimi, non un euro e mezzo per una fetta “minuscola e raggrinzita”.
Chiede rimborso immediato, lamentando scarsa chiarezza sul prezzo prima del pagamento e definendo la pratica “scorretta” perché l’informazione sul supplemento non sarebbe stata comunicata al momento della proposta dell’aggiunta.
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La risposta ufficiale di Starbucks e le politiche sui supplementi
In una mail di riscontro, Starbucks riconosce il disagio ma esclude il rimborso: il supplemento per ingredienti aggiuntivi, come la fetta di limone, è considerato correttamente applicato in cassa. Viene precisato che gli extra sono tariffati secondo listini definiti a livello aziendale e rientrano nelle condizioni di vendita valide in tutti i punti del marchio.
L’azienda sottolinea che i prezzi degli add-on non sono discrezionali del singolo negozio, ma stabiliti centralmente, e che il personale opera attenendosi alle procedure interne. La richiesta del cliente, pur presa in carico, non rientra nei casi per cui è prevista una restituzione dell’importo.
La catena ribadisce che la policy sui supplementi è comunicata attraverso i canali ufficiali e che gli addebiti per ingredienti extra vengono registrati al momento dell’ordine, a tutela della trasparenza in scontrino.
Chiarimenti sull’errore e impegni per una maggiore trasparenza
Starbucks spiega di non poter modificare retroattivamente scontrini già emessi, ma afferma di aver preso in carico la segnalazione e di aver chiesto allo staff di evidenziare con maggiore chiarezza eventuali costi extra prima dell’incasso.
L’azienda precisa a La Repubblica che i tè del marchio, secondo le linee guida, vengono serviti “in purezza” e non prevedono il limone tra gli ingredienti standard. Per alcune bevande, come il Cool Lime Refresha, è previsto invece il lime come componente previsto dalla ricetta.
Secondo la ricostruzione fornita, il personale avrebbe proposto una fetta di lime — non di limone, che non rientra nelle dotazioni — per soddisfare una richiesta specifica del cliente, registrandola in buona fede come ingrediente aggiuntivo. L’impegno dichiarato è di rafforzare le indicazioni al banco e in cassa, così da rendere espliciti i supplementi prima della conferma dell’ordine.
FAQ
- Perché è stato applicato un supplemento?
Perché la fetta aggiunta è stata considerata un ingrediente extra tariffato secondo le policy aziendali. - Il limone è previsto nei tè di Starbucks?
No, i tè sono serviti senza agrumi; alcune bevande prevedono il lime come parte della ricetta. - È possibile ottenere un rimborso in questi casi?
Secondo l’azienda, no: i supplementi correttamente registrati non sono rimborsabili. - Si può correggere uno scontrino già emesso?
No, Starbucks segnala che non interviene retroattivamente sugli scontrini. - Cosa farà Starbucks per evitare equivoci?
Inviterà il personale a comunicare in anticipo i costi aggiuntivi e a rendere più chiara la policy. - Qual è la bevanda citata come esempio con agrume incluso?
Il Cool Lime Refresha, che prevede una fetta di lime come parte dell’ingrediente.
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