Oro vola con tensioni in Iran e sfiora nuovi massimi storici

Oro ai massimi dopo attacco in Iran: cosa sta succedendo davvero
L’uccisione della Guida Suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei in un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele in Iran ha innescato un immediato rally dell’oro nei mercati internazionali. Nelle prime ore di scambi, a livello globale, l’oro spot è schizzato fino a 5.377 dollari l’oncia, mentre i futures Usa hanno toccato quota 5.388 dollari.
Il movimento riflette la corsa degli investitori verso il metallo giallo come bene rifugio in un contesto di grave incertezza geopolitica in Medio Oriente, con timori di escalation regionale e impatto sulle rotte energetiche. L’episodio arriva in una fase in cui l’oro era già inserito in un ciclo rialzista di lungo periodo, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali e dalla crescente ricerca di protezione dall’inflazione e dal rischio politico.
In sintesi:
- Oro spot oltre 5.377 dollari l’oncia dopo l’attacco in Iran a Ali Khamenei.
- Investitori vendono asset rischiosi e tornano in massa su oro e argento.
- Bernstein stima oro a 6.100 dollari l’oncia entro il 2030.
- Alcuni analisti, come Pepperstone, prevedono possibile ritracciamento di breve periodo.
Perché l’oro vola e quali scenari stimano le grandi case
L’attacco in Iran riattiva il classico meccanismo di “flight to quality”: gli investitori riducono l’esposizione agli asset più rischiosi e rafforzano le posizioni in beni rifugio. L’oro, privo di rischio emittente e con valore intrinseco riconosciuto a livello globale, torna protagonista.
In parallelo corre anche l’argento, in rialzo di circa l’1,32%, confermando la ricerca di strumenti difensivi. Su questo terreno si innesta l’analisi strutturale di Bernstein, che ha rivisto al rialzo le proiezioni: secondo la società di intermediazione, il metallo giallo potrebbe raggiungere i 6.100 dollari l’oncia entro il 2030, con un target intermedio di 4.800 dollari già nel 2026.
L’analista Bob Brackett individua due driver principali: gli acquisti continui delle banche centrali e i flussi degli ETF sull’oro, capaci di amplificare le tendenze. Brackett sottolinea inoltre che un ciclo di due-tre tagli dei tassi della Federal Reserve nel 2026, sulla base dei dati storici, potrebbe generare un rendimento extra vicino al 13% per il metallo prezioso.
A sostegno del trend rialzista agiscono fattori strutturali: progressiva diversificazione delle riserve valutarie globali, crescente sfiducia verso alcune valute di riserva tradizionali e ampliamento del deficit fiscale degli Stati Uniti.
Bernstein richiama però anche i rischi: un eventuale rallentamento negli acquisti delle banche centrali, un’improvvisa risalita dei tassi reali o un rafforzamento del dollaro potrebbero frenare, o persino invertire, la traiettoria del prezzo dell’oro nei prossimi anni.
Rally dell’oro: quanto può durare e cosa guardare adesso
Non tutte le case di investimento condividono lo scenario di rialzi lineari. Gli analisti di Pepperstone, guidati da Michael Brown, indicano come il balzo oltre 5.395 dollari l’oncia sia una risposta tipica a un’escalation che minaccia le spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Nel loro report invitano alla cautela, ricordando che *“i mercati sono notoriamente pessimi nel prezzare accuratamente il rischio geopolitico, con i partecipanti che tendono a passare a una visione estrema, prima che teste più razionali prevalgano lentamente ma inesorabilmente”*. In quest’ottica, un ritracciamento tecnico non è escluso nel breve periodo, qualora le tensioni trovassero canali diplomatici o il rischio percepito si ridimensionasse.
Sul medio-lungo termine, tuttavia, anche Pepperstone riconosce che la crisi iraniana rafforza la narrativa strutturalmente rialzista sull’oro: in un mondo caratterizzato da conflitti regionali ricorrenti, frammentazione geopolitica e debiti pubblici crescenti, il metallo giallo rimane il principale beneficiario dei flussi rifugio globali.
FAQ
Perché l’oro sale dopo l’attacco in Iran a Ali Khamenei?
L’oro sale perché gli investitori fuggono dagli asset rischiosi e cercano protezione in beni rifugio, temendo escalation militare e turbolenze economiche.
A che prezzo potrebbe arrivare l’oro secondo Bernstein entro il 2030?
Secondo Bernstein l’oro potrebbe raggiungere circa 6.100 dollari l’oncia entro il 2030, con un target intermedio di 4.800 dollari nel 2026.
L’oro può correggere dopo il forte rialzo di queste ore?
Sì, secondo Pepperstone è possibile un ritracciamento di breve, perché i mercati tendono a sovrastimare inizialmente il rischio geopolitico.
Quali sono oggi i principali driver strutturali del prezzo dell’oro?
I principali driver strutturali sono acquisti delle banche centrali, flussi ETF, deficit fiscale Usa, diversificazione delle riserve valutarie globali.
Qual è la fonte delle informazioni riportate in questo articolo sull’oro?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di dati e notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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