Monaldi e cuore bruciato di Domenico: Medici denunciano clima mediatico ostile e chiedono rispetto

Medici campani chiedono toni responsabili sul caso Monaldi e difesa della categoria
Quattrocentosettantacinque medici, in gran parte iscritti all’Ordine di Napoli, hanno inviato una lettera ai vertici della FNOMCeO e agli Ordini di Napoli, Benevento e Cosenza.
Chiedono un intervento istituzionale immediato sul clima mediatico nato dopo la morte del piccolo Domenico presso la Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi di Napoli.
L’iniziativa, partita in Campania ma sostenuta anche da medici di altre province del Centro-Sud, nasce oggi per contrastare quella che i firmatari definiscono una “condanna mediatica preventiva” e per difendere la dignità professionale dei colleghi coinvolti.
In sintesi:
- 475 medici scrivono agli Ordini contro il clima mediatico sul caso Monaldi.
- Chiesto il rispetto della presunzione di innocenza e dei principi deontologici dell’informazione.
- Timore per nuove aggressioni ai sanitari e perdita di fiducia nelle strutture ospedaliere.
- Difesa dell’eccellenza della Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi e della sanità campana.
Nel testo, i medici denunciano la “gravità del clima mediatico” sorto attorno alla “nota e tragica vicenda” del reparto di Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi.
La preoccupazione principale è che la narrazione pubblica stia trasformando l’indagine giudiziaria in un “processo mediatico sommario”, attribuendo responsabilità “a priori, senza riscontri oggettivi”.
Secondo i firmatari, ciò rischia di delegittimare non solo i singoli professionisti coinvolti, ma anche un’unità clinica “di eccellenza storica” e, per riflesso, l’intera sanità campana.
Lettera dei 475 medici: difesa della dignità professionale e allarme violenze
La lettera chiede ai presidenti della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, di Napoli, Benevento e Cosenza “un autorevole intervento istituzionale”.
L’obiettivo è richiamare i media “al rispetto dei principi deontologici dell’informazione”, difendere “la dignità umana e professionale dei colleghi” e ristabilire “un clima di misura, rispetto e responsabilità comunicativa”.
I medici domandano che si eviti una narrazione capace di “generare ulteriori tensioni sociali o atti di violenza verso i sanitari” e che sia “preservata la credibilità delle strutture sanitarie e della professione medica nel suo complesso”.
I sottoscrittori avvertono che, in un contesto caratterizzato da giudizi affrettati e personalizzazioni, “tutti noi medici ci ritroviamo più esposti, più vulnerabili e più facilmente oggetto di ostilità ingiustificate”.
Rammentano come le aggressioni contro il personale sanitario siano “in incremento, come riportato dalle cronache”, e già riconosciute dalle istituzioni come fenomeno preoccupante.
L’attenzione si concentra quindi su un equilibrio delicato: informare in modo trasparente su un fatto gravissimo, senza trasformare il dibattito pubblico in un detonatore di conflitti e sfiducia sistemica.
Verità giudiziaria, errore umano e tutela della fiducia nella sanità
Nella parte conclusiva del documento, i 475 medici ribadiscono di essere “pienamente consapevoli dell’importanza che emerga tutta la verità”.
Sostengono la necessità che siano accertate eventuali responsabilità e che “sia resa giustizia alla famiglia del piccolo Domenico”, cui esprimono “il più profondo rispetto”.
Parallelamente, però, rivendicano il rispetto del “principio cardine della presunzione di innocenza fino a prova certa contraria”, chiedendo che non si confonda “la doverosa ricerca della verità con una condanna mediatica priva di fondamento”.
I medici riconoscono che “l’errore umano può esistere” e va “analizzato, compreso e corretto”, soprattutto in contesti ad altissima complessità come la trapiantologia pediatrica.
Ma rifiutano che, in assenza di accertamenti definitivi, venga messa in discussione “a priori, la competenza, la professionalità, la dedizione e la buona fede” di chi opera in tali reparti e, più in generale, di tutta la professione medica.
La sfida futura, sottolineano implicitamente, sarà conciliare una comunicazione rigorosa e trasparente con la salvaguardia della fiducia tra cittadini, medici e strutture ospedaliere.
FAQ
Chi sono i 475 medici che hanno firmato la lettera sul caso Monaldi?
Sono prevalentemente medici iscritti all’Ordine di Napoli, con adesioni da altre province campane e da Cosenza, Isernia, Latina, Bari, Messina e Potenza.
Cosa chiedono i medici agli Ordini professionali e alla FNOMCeO?
Chiedono un intervento pubblico che richiami i media ai doveri deontologici, difenda la dignità dei colleghi e tuteli la credibilità della sanità.
Perché i medici temono un aumento delle violenze contro il personale sanitario?
Temono che una narrazione emotiva e colpevolizzante alimenti tensioni sociali, favorendo nuove aggressioni, già in crescita secondo le cronache recenti.
Come viene affrontato il tema dell’errore medico nella lettera?
Viene affermato che l’errore può esistere e va analizzato e corretto, senza negare competenza e buona fede dei professionisti.
Quali sono le fonti informative utilizzate per questo articolo?
L’articolo è elaborato da nostra Redazione sulla base congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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