Minneapolis brucia dopo blitz Ice, infermiere disarmato ucciso scatena proteste, testimone ribalta versione ufficiale Casa Bianca

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Minneapolis in fiamme, infermiere ucciso da agenti dell’Ice: esplode la protesta. Un testimone smentisce la Casa Bianca: “Era disarmato”
Cronaca della sparatoria
Le strade di Minneapolis sono tornate ad accendersi dopo l’uccisione di Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva per il Dipartimento per i Veterani, colpito a morte da un agente dell’ICE durante un’operazione federale. Secondo il Dipartimento per la Sicurezza Interna, l’uomo avrebbe minacciato gli agenti, impugnando una pistola e mostrando “intenzioni ostili” nel pieno delle proteste. La versione diffusa dalla Casa Bianca descrive un intervento necessario per fermare un soggetto pericoloso, armato con una Sig Sauer P320 calibro 9 mm.
Un video amatoriale e una dichiarazione giurata di un testimone mettono però in crisi il racconto ufficiale, mostrando l’infermiere mentre si avvicina a una donna spinta a terra dagli agenti, senza arma visibile in mano. Le immagini, esaminate anche dal New York Times, mostrerebbero l’uomo che si interpone tra la donna e un agente che usa spray al peperoncino, prima di essere colpito dallo spray, placcato e quindi raggiunto dai colpi. Solo dopo, riferiscono i media locali, gli agenti avrebbero mostrato una pistola come presunta prova.
Il quotidiano Minnesota Star Tribune ha sottolineato che il modello d’arma indicato è lo stesso utilizzato da numerosi corpi di polizia, e che non è stato dimostrato il legame certo tra la pistola fotografata e la vittima, sebbene Pretti disponesse di regolare porto d’armi. Restano così aperti i dubbi sulla dinamica esatta e sulla legittimità dell’uso letale della forza.
Versioni in conflitto e scontro politico
La famiglia di Alex Jeffrey Pretti respinge con fermezza il racconto delle autorità federali, definendo “menzogne ripugnanti” le accuse di comportamento violento. Il padre, Michael Pretti, ricorda il figlio come un infermiere impegnato, senza precedenti penali, noto solo per qualche infrazione stradale e per una costante partecipazione alle proteste contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump. “Si preoccupava sinceramente di ciò che accadeva in città e nel Paese”, ha dichiarato, chiedendo trasparenza assoluta sull’indagine.
Sul fronte istituzionale, il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha sollecitato la Casa Bianca a interrompere le operazioni federali nelle strade di Minneapolis, accusando il governo di alimentare tensioni già esplosive. Il sindaco, Jacob Frey, ha invece chiesto l’intervento della Guardia Nazionale, sottolineando lo stato di stanchezza e trauma di una comunità ancora segnata dalle precedenti violenze di polizia. In passato Frey aveva accusato l’esecutivo di anteporre una “narrazione politica” alle esigenze di sicurezza reale.
La segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha ribadito il pieno sostegno all’agente dell’ICE, attribuendo la responsabilità dell’accaduto a Pretti e definendo il suo comportamento “aggressivo e pericoloso”. Una linea che collide frontalmente con le ricostruzioni di testimoni e familiari, trasformando il caso in un terreno di scontro nazionale su uso della forza, diritti civili e ruolo delle forze federali.
Piazza, video virali e impatto sociale
Nel luogo in cui è stato ucciso Alex Jeffrey Pretti, migliaia di persone si sono raccolte per una veglia silenziosa, con candele, cartelli e striscioni contro le operazioni dell’ICE. Dalle vie di Minneapolis si è presto passati a cortei più partecipati, con slogan come “ICE fuori da Minneapolis” e richieste di ritiro immediato delle unità federali dalla città. Manifestazioni di solidarietà si sono svolte anche a New York e Washington, amplificando la portata nazionale del caso.
I video circolati sui social, rilanciati da testate come il New York Times e il Minnesota Star Tribune, hanno alimentato la percezione di una narrazione federale lacunosa, rafforzando la sfiducia verso le versioni ufficiali. Gruppi per i diritti civili e associazioni di categoria degli infermieri hanno chiesto un’indagine indipendente, con la pubblicazione integrale di tutti i filmati raccolti da bodycam e telecamere di sorveglianza. Le organizzazioni denunciano una pericolosa criminalizzazione dei manifestanti e un crescente ricorso a unità federali pesantemente armate in contesti di ordine pubblico.
Sul piano sociale, il caso Pretti diventa un simbolo del cortocircuito tra sicurezza e libertà civili: da un lato lo Stato federale rivendica il diritto di intervenire con forza; dall’altro, comunità locali e attivisti vedono consolidarsi un modello di controllo percepito come invasivo, opaco e distante dalle esigenze reali dei cittadini.
FAQ
D: Chi era Alex Jeffrey Pretti?
R: Era un infermiere di terapia intensiva di 37 anni, cittadino statunitense, impegnato nel sistema sanitario per i veterani e attivo nelle proteste civili.
D: Cosa sostiene la versione ufficiale del governo?
R: Le autorità federali affermano che Pretti fosse armato con una Sig Sauer P320 e avesse assunto un atteggiamento minaccioso verso gli agenti dell’ICE.
D: Cosa dicono i testimoni oculari?
R: Un testimone che ha filmato la scena sostiene di non aver visto alcuna arma in mano a Pretti prima degli spari, descrivendolo mentre aiutava una donna a terra.
D: Qual è il ruolo dei video diffusi online?
R: Le clip mostrano l’uomo colpito da spray urticante, atterrato e poi ferito mortalmente, alimentando dubbi sulla necessità dell’uso letale della forza.
D: Come ha reagito la famiglia della vittima?
R: I familiari definiscono false le accuse di violenza, ricordando Pretti come persona senza precedenti penali e impegnata nel volontariato civico.
D: Quali misure hanno preso le autorità locali?
R: Il governatore Tim Walz ha chiesto lo stop alle operazioni federali, mentre il sindaco Jacob Frey ha domandato l’assistenza della Guardia Nazionale.
D: Come si è mossa l’amministrazione federale?
R: La segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha difeso l’operato dell’agente ICE, attribuendo a Pretti la responsabilità dello scontro.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria del caso?
R: La vicenda è stata approfondita in particolare dal Minnesota Star Tribune e ripresa da testate nazionali come il New York Times, che hanno analizzato video e documenti ufficiali.




