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Menarini 2025, crescita solida e allarme sulle politiche europee
Il Gruppo Menarini, guidato dall’azionista e board member Lucia Aleotti, presenta a Firenze i risultati 2025, confermando una crescita solida e autofinanziata, con investimenti in ricerca e sviluppo oltre l’11% del fatturato farmaceutico.
Nell’incontro alla Camera di Commercio, con il Ceo Elcin Barker Ergun, Aleotti illustra lo sviluppo nei mercati internazionali – Penisola Arabica, Emirati, America Latina e ritorno alla crescita in Cina – e annuncia un nuovo investimento industriale nello stabilimento storico fiorentino.
Contestualmente, l’imprenditrice accende i riflettori sulle politiche europee per il farmaco, denunciando il rischio di perdita di competitività rispetto a Stati Uniti e Cina, anche a causa di nuovi oneri regolatori come la cosiddetta “tassa sulle acque reflue”, da lei definita “tassa sulla pipì”.
In sintesi:
- Crescita 2025 di Menarini autofinanziata, R&S oltre l’11% del fatturato farmaceutico
- Espansione in Penisola Arabica, Emirati, America Latina e ritorno alla crescita in Cina
- Nuovo investimento da 14-15 milioni nello stabilimento storico di Firenze
- Allarme di Aleotti su proprietà intellettuale e direttiva Ue sulle acque reflue
Nel dettaglio, Lucia Aleotti sottolinea come il 2025 confermi un modello di sviluppo fondato sul reinvestimento totale degli utili, senza esposizione bancaria, a sostegno di una pipeline di innovazione crescente.
La spesa in ricerca e sviluppo passa da 500 milioni di euro nel 2024 a 540 milioni nell’ultimo esercizio, con l’obiettivo di consolidare la posizione del gruppo nelle aree chiave della farmaceutica e dei farmaci innovativi.
A livello geografico, Menarini registra numeri “in crescita” nella Penisola Arabica, negli Emirati e in America Latina, mentre la Cina, dopo un rallentamento post 2020, torna a mostrare un trend “solido”, affiancata da altre economie dinamiche del Sud-est asiatico.
Investimenti a Firenze e sfida globale sulla proprietà intellettuale
Nello stabilimento di Firenze, sede storica del gruppo a poche centinaia di metri dal Duomo, Menarini avvia un nuovo investimento da 14-15 milioni di euro nel reparto fiale, con ristrutturazione e nuova linea in asepsi per aumentare efficienza e standard tecnologici.
Aleotti rivendica la “fiorentinità” dell’azienda come scelta industriale strategica, non solo identitaria, e indica un Ebitda 2025 sostanzialmente in linea con i 450 milioni dell’anno precedente.
Sul fronte regolatorio, l’imprenditrice lancia un appello ad aumentare in Europa la durata della proprietà intellettuale, in particolare la data protection, essenziale per rendere sostenibili gli ingenti investimenti in R&S su farmaci biologici e chimici.
Aleotti evidenzia come Stati Uniti e Cina garantiscano livelli di tutela superiori, attirando così il baricentro degli investimenti farmaceutici globali.
Ricorda che “dieci anni fa Europa e Stati Uniti avevano lo stesso numero di brevetti farmaceutici, con la Cina a un terzo; oggi l’Europa è scivolata al terzo posto”, segnale di un progressivo arretramento competitivo.
Nel nuovo scenario, accanto ai grandi gruppi farmaceutici entrano in campo governi-potenza – in primis quello cinese e quello statunitense – che sostengono apertamente le proprie industrie per motivi di autonomia strategica, sicurezza sanitaria e indipendenza economica.
Direttiva Ue sulle acque reflue e rischio di freno all’innovazione
Al centro delle critiche di Lucia Aleotti c’è la direttiva europea sulle acque reflue urbane, da lei definita più volte *“tassa sulla pipì”*.
Secondo l’imprenditrice, il provvedimento scarica sulle aziende farmaceutiche l’onere economico della depurazione dei fiumi europei dai residui dei farmaci escreti dai pazienti, configurandosi come misura “anti-industriale”.
Aleotti cita i calcoli della Farmindustria tedesca: il costo stimato per il settore sarebbe di 12 miliardi di euro l’anno, equivalenti – considerando circa 1,2 miliardi per lo sviluppo di un farmaco – a dieci nuovi medicinali che non verrebbero immessi sul mercato ogni anno.
In parallelo, ricorda che alcune autorità regolatorie rifiutano la registrazione di farmaci che si accumulano nell’organismo, generando un paradosso normativo: da un lato si impone alle aziende la depurazione di tutte le acque reflue; dall’altro si irrigidiscono i criteri di autorizzazione.
Per Aleotti, mentre la Cina sovvenziona la ricerca e gli Stati Uniti adottano politiche attive per attrarre imprese, l’Europa rischia di allontanare gli investimenti con oneri aggiuntivi e tempi lunghi, indebolendo la propria autonomia sanitaria.
L’appello finale è a una strategia industriale europea coerente: rafforzare tutela brevettuale, data protection e incentivi alla R&S, anziché introdurre misure che possano ridurre il numero di farmaci innovativi sviluppati nel continente.
FAQ
Quanto investe Menarini in ricerca e sviluppo nel 2025?
Menarini investe 540 milioni di euro in ricerca e sviluppo, in crescita rispetto ai 500 milioni del 2024, confermando il reinvestimento totale degli utili generati.
Qual è l’importo dell’investimento di Menarini nello stabilimento di Firenze?
L’investimento annunciato da Lucia Aleotti per il sito di Firenze è compreso tra 14 e 15 milioni di euro, destinati a una nuova linea in asepsi.
Perché la direttiva Ue sulle acque reflue preoccupa l’industria farmaceutica?
Preoccupa perché, secondo Farmindustria tedesca, comporta costi annui per 12 miliardi, equivalenti allo sviluppo mancato di circa dieci nuovi farmaci ogni anno.
Perché Menarini chiede maggiore tutela della proprietà intellettuale in Europa?
Perché una data protection più lunga rende sostenibili gli elevati investimenti in R&S, evitando la fuga di capitali verso Stati Uniti e Cina, oggi più competitivi.
Da quali fonti deriva l’elaborazione giornalistica di questo articolo?
Deriva da una elaborazione congiunta delle informazioni ufficiali diffuse da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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