Michelle Comi nel mirino Codacons e Guardia di Finanza per presunte irregolarità economiche
Indice dei Contenuti:
Denuncia Codacons contro Michelle Comi e accertamenti della Guardia di Finanza
La content creator Michelle Comi, 29 anni, è finita al centro di un caso giudiziario che coinvolge il Codacons e la Guardia di Finanza. L’episodio nasce a Milano, dopo i servizi televisivi de Le Iene andati in onda tra aprile e inizio maggio 2026, relativi alla presunta adozione a distanza del piccolo Momo, bambino senegalese, e alla messinscena di un atto vandalico contro l’auto dell’influencer. L’associazione dei consumatori ha presentato una denuncia-querela alla Procura di Milano ipotizzando possibili profili di truffa legati alla costruzione artificiosa di contenuti social per ottenere visibilità e vantaggi economici. Parallelamente è stato depositato un esposto alla Guardia di Finanza per verificare flussi economici e iniziative presentate come benefiche. L’influencer, che aveva già tentato senza successo di bloccare il servizio televisivo con una diffida, al momento non ha rilasciato commenti ufficiali.
In sintesi:
- Il Codacons denuncia Michelle Comi alla Procura di Milano dopo i servizi de Le Iene.
- Ipotesi di truffa su contenuti social riguardanti l’adozione a distanza del bambino senegalese Momo.
- Esposto alla Guardia di Finanza su società riconducibile all’influencer e presunte iniziative benefiche.
- La vicenda riaccende il dibattito sulla responsabilità legale degli influencer e sul controllo dei contenuti online.
Dal caso social alla denuncia: cosa contestano a Michelle Comi
Michelle Comi era divenuta virale per dichiarazioni offensive verso meridionali e persone nere e per iniziative provocatorie, come una raccolta fondi per un intervento estetico.
Nel 2026 ha annunciato online di aver “adottato” a distanza Momo, bambino di sei anni del Senegal, dichiarando: “Ho deciso di regalare a Momo un’experience da bambino ricco, non semplicemente alimenti e scuola”.
Il programma Le Iene, con l’inviato Gaston Zama, ha indagato sul rapporto con il minore e su un presunto atto vandalico contro l’auto dell’influencer, inizialmente attribuito a una “vendetta dei meridionali”. Durante le riprese un membro dell’entourage ha ammesso di aver inscenato il danneggiamento, circostanza di cui la stessa Comi era a conoscenza: “Lo sapevo, ma non ero d’accordo”.
L’inchiesta televisiva ha evidenziato anche l’assenza di qualsiasi associazione di mediazione per l’adozione a distanza, limitandosi – secondo quanto ricostruito – all’invio di 200/300 euro e di prodotti di lusso usati come oggetti di scena per i contenuti social. Un inviato in Senegal ha riferito che zaino e cappellino Louis Vuitton sarebbero stati riportati in Italia dopo le riprese.
Alla luce di questi elementi il Codacons ha depositato denuncia-querela alla Procura di Milano, chiedendo di verificare l’integrazione di fattispecie di reato, in particolare la truffa, legata alla costruzione artificiosa di contenuti finalizzati a generare ritorni economici. Parallelamente è stato presentato un esposto alla Guardia di Finanza per accertamenti su società e flussi di denaro riconducibili all’influencer, con attenzione alle iniziative qualificate come benefiche.
Scenari futuri e impatto sul mercato degli influencer
La vicenda di Michelle Comi rappresenta un banco di prova per la regolazione del mercato degli influencer in Italia.
Se la magistratura dovesse ravvisare ipotesi di truffa o altre violazioni, si aprirebbe un precedente rilevante su responsabilità penale e fiscale dei creatori digitali che monetizzano contenuti apparentemente solidaristici.
L’avvocato Vincenzo Rienzi, figlio del presidente Codacons Carlo Rienzi, ha precisato: “La nostra non è un’accusa nei confronti di nessuno, ma la doverosa richiesta che si facciano verifiche”.
Per il settore, l’esito delle indagini potrà favorire linee guida più stringenti su trasparenza delle campagne benefiche, tracciabilità delle donazioni e corrette informazioni al pubblico, con ricadute su piattaforme, agenzie e brand che collaborano con figure controverse.
FAQ
Che cosa ha denunciato esattamente il Codacons contro Michelle Comi?
Il Codacons ha presentato denuncia-querela alla Procura di Milano ipotizzando possibili profili di truffa legati alla costruzione artificiosa di contenuti social a fini economici.
Cosa contesterebbe la Guardia di Finanza a Michelle Comi?
La Guardia di Finanza, su esposto Codacons, effettuerà accertamenti economico-finanziari su società riconducibile all’influencer e sui flussi di denaro legati all’attività online e presunte iniziative benefiche.
L’adozione a distanza di Momo è gestita da un’associazione ufficiale?
No, secondo l’inchiesta de Le Iene non risulta alcuna associazione intermediaria; i rapporti sarebbero diretti, con invio di denaro e beni di lusso gestiti autonomamente dall’influencer.
Quali potrebbero essere le conseguenze legali per Michelle Comi?
In caso di riscontro di reati, potrebbero configurarsi responsabilità penali e sanzioni economiche; altrimenti la vicenda si chiuderebbe con l’archiviazione, ma resterebbe il danno reputazionale.
Da quali fonti è stata rielaborata questa notizia su Michelle Comi?
La notizia è stata elaborata a partire da un’analisi congiunta delle informazioni diffuse da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.



