Meta rischia pesanti sanzioni per la gestione dei video intimi registrati dagli occhiali smart Ray-Ban

Meta accusata negli USA per i video intimi registrati dagli occhiali Ray-Ban
Gli occhiali smart Ray-Ban di Meta, venduti come dispositivo “progettato per la privacy, controllato da te”, sono finiti al centro di una causa collettiva negli Stati Uniti.
Due utenti, Gina Bartone del New Jersey e Mateo Canu della California, contestano a Meta e a Luxottica of America di aver inviato a revisori in Kenya video privati, compresi contenuti di nudità e rapporti sessuali, senza un’informazione chiara e trasparente.
La causa, intentata nel 2026 dopo un’inchiesta della stampa svedese e l’apertura di un’indagine da parte dell’Information Commissioner’s Office britannico, denuncia violazione della privacy e pubblicità ingannevole, con potenziali ripercussioni per oltre 7 milioni di acquirenti.
In sintesi:
- Meta e Luxottica accusate negli USA per gestione opaca dei video degli occhiali Ray-Ban.
- Riprese intime inviate a revisori in Kenya nonostante slogan sulla privacy e sul controllo utente.
- Causa collettiva promossa da Clarkson Law Firm per oltre 7 milioni di consumatori.
- Autorità britanniche e media europei alimentano pressione globale sulla privacy indossabile.
L’inchiesta giornalistica svedese ha rivelato che i video generati dagli occhiali smart Ray-Ban venivano inviati a una catena di revisione in Kenya, dove lavoratori mal retribuiti visionavano contenuti estremamente sensibili: nudità, rapporti sessuali, persone riprese in bagno.
Meta aveva promesso che i volti sarebbero stati sfocati, ma le fonti hanno contestato l’affidabilità e la costanza di questo filtro, evidenziando rischi diretti per l’identificazione degli individui.
La nuova class action, guidata dallo studio Clarkson Law Firm – già noto per azioni contro Apple, Google e OpenAI – sostiene che gli slogan “progettati per la tua privacy” e “un ulteriore livello di sicurezza” abbiano creato un’aspettativa ingannevole: gli utenti avrebbero creduto che le registrazioni restassero sul dispositivo, senza alcuna visione umana esterna.
Le accuse a Meta tra informativa sulla privacy e pubblicità ingannevole
La causa punta il dito non tanto contro l’informativa sulla privacy – dove Meta ammette che “in alcuni casi” le interazioni con Meta AI possono essere revisionate manualmente – quanto contro la distanza tra questa policy e la pubblicità ufficiale.
Secondo i querelanti, il materiale promozionale non segnalava in modo chiaro che i video condivisi con Meta AI sarebbero potuti finire a revisori di terze parti, spesso in Paesi a basso costo del lavoro.
Luxottica of America, partner industriale di Meta, è chiamata in causa per presunte violazioni delle norme a tutela dei consumatori, con un danno che potrebbe coinvolgere oltre 7 milioni di acquirenti degli occhiali smart negli Stati Uniti.
Il portavoce di Meta, Christopher Sgro, ha replicato affermando che *“A meno che gli utenti non scelgano di condividere i media catturati con Meta o altri, quel materiale resta sul dispositivo dell’utente”*.
Ha aggiunto che, quando gli utenti condividono contenuti con Meta AI, l’azienda *“a volte usa subappaltatori per revisionare questi dati per migliorare l’esperienza, come fanno molte altre aziende”*.
Resta però irrisolta la questione centrale: se un’informazione inserita in un documento legale complesso possa compensare messaggi pubblicitari che enfatizzano esclusivamente controllo, sicurezza e privacy, senza evidenziare il ricorso sistematico a revisori umani su contenuti potenzialmente intimi.
Occhiali smart e futuri conflitti sulla privacy indossabile
Il caso degli occhiali smart Ray-Ban arriva in un momento in cui cresce la diffidenza verso i dispositivi di “sorveglianza di lusso”, come ciondoli AI e wearable sempre in ascolto.
Uno sviluppatore ha persino rilasciato un’app capace di rilevare la presenza di occhiali smart nelle vicinanze, segnale di un conflitto emergente tra innovazione e diritto alla riservatezza negli spazi pubblici.
Se la class action contro Meta e Luxottica dovesse avere successo, potrebbe imporre nuovi standard di trasparenza su AI, revisione umana dei dati e progettazione dei wearable, ridefinendo l’intero mercato della privacy indossabile.
FAQ
Cosa viene contestato a Meta sugli occhiali Ray-Ban smart?
Viene contestato di aver promosso gli occhiali come sicuri e privati, pur facendo revisionare a terzi contenuti video sensibili, inclusi momenti intimi.
I video degli occhiali Ray-Ban restano davvero solo sul dispositivo?
Non sempre: se condivisi con Meta o Meta AI, i video possono essere revisionati da subappaltatori umani per “migliorare l’esperienza”.
Chi è coinvolto nella causa collettiva contro Meta e Luxottica?
Sono coinvolti Meta, Luxottica of America, i querelanti Gina Bartone e Mateo Canu e oltre 7 milioni di acquirenti.
Quali autorità stanno indagando sulla gestione dei dati di Meta?
Sta indagando l’Information Commissioner’s Office britannico, mentre negli Stati Uniti procede la class action presso i tribunali competenti.
Da dove provengono le informazioni su questa vicenda di Meta?
Provengono da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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