Manufacturing Forum presenta le nuove sfide del lavoro tra flessibilità, turni evoluti e piena digitalizzazione

Manufacturing Forum presenta le nuove sfide del lavoro tra flessibilità, turni evoluti e piena digitalizzazione

27 Maggio 2026

La notizia in sintesi:

  • SD Worx analizza il lavoro manifatturiero italiano nel report “Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026”.
  • Il settore vale il 15% del Pil nazionale e il 13% del valore aggiunto manifatturiero europeo.
  • Lavoratori chiedono più flessibilità e work-life balance, aziende puntano soprattutto su retention e turnover.
  • Digitalizzazione HR insufficiente: registrazione ore e buste paga restano processi ancora troppo “analogici”.

(Riassunto generato con AI)

Nuovi equilibri del lavoro nel manifatturiero italiano al 2026

Chi ridisegna oggi il lavoro manifatturiero in Italia? Imprese, lavoratori e funzioni HR, fotografati dal report “Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026” e dall’estratto “HR & Payroll Pulse”, presentati il 26 maggio al “Manufacturing Forum 2026” da SD Worx.

Cosa emerge? Un settore che vale il 15% del Pil nazionale, il 35% degli investimenti in macchinari e il 50% della spesa in R&S, ma che fatica a riallineare organizzazione del lavoro, flessibilità, retention e digitalizzazione HR.

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Dove si concentra il cambiamento? Nei distretti manifatturieri italiani, che occupano oltre il 25% dei lavoratori privati e generano il 13% del valore aggiunto manifatturiero europeo.

Quando? Nell’orizzonte strategico 2026, in piena transizione tecnologica e demografica.

Perché è cruciale? Perché la gestione delle persone, ancora troppo “analogica”, rischia di diventare il vero freno alla competitività internazionale del made in Italy.

Le priorità di imprese e lavoratori tra flessibilità e digitalizzazione

I dati di Confindustria confermano il peso sistemico del manifatturiero: 15% del prodotto lordo nazionale, 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature, 50% della spesa complessiva in ricerca e sviluppo.

Nonostante ciò, nel 43% delle imprese la funzione HR non è ancora pienamente coinvolta nella pianificazione del business, contro una media europea del 33,5% considerando tutti i settori. Un segnale di sottoutilizzo strategico delle risorse umane proprio mentre l’organizzazione del lavoro diventa leva competitiva.

Sul fronte dei lavoratori, il 47% degli addetti manifatturieri italiani indica il supporto al work-life balance come priorità, rispetto al 38% della media europea. Quando si parla di benefit, il 38% chiede soprattutto maggiore flessibilità oraria, contro il 31% europeo, attribuendole più valore di ferie aggiuntive o buoni pasto.

Questo orientamento si scontra però con la percezione delle imprese: solo il 17% dei datori di lavoro manifatturieri dichiara di conoscere pienamente le aspettative dei dipendenti sulla flessibilità.

Le aziende continuano a focalizzarsi su retention e turnover, indicati come priorità dal 35% delle realtà del settore, contro una media europea del 24%. Il disallineamento tra ciò che le persone chiedono (orari più gestibili) e ciò su cui le imprese investono (fidelizzazione tradizionale) rischia di indebolire l’attrattività verso tecnici specializzati e nuove generazioni.

Alle tensioni organizzative si sommano fattori strutturali: invecchiamento della forza lavoro, complessità dei turni, gestione di impianti ad alta intensità di capitale. Qui la tecnologia HR mostra ancora ritardi significativi.

Se in Europa il 63% dei lavoratori dichiara di registrare facilmente le proprie ore senza burocrazia eccessiva, nel manifatturiero italiano la quota scende al 51%. Analogamente, solo il 55% degli addetti legge con facilità la propria busta paga, contro il 69% della media europea.

Sono indicatori concreti di processi payroll e di gestione presenze insufficientemente digitalizzati, che sottraggono tempo a capo-turno e uffici HR, generano errori e minano la fiducia nelle relazioni industriali.

Nel commentare i risultati, Adriano Solidoro, Associate Professor of Organization & Management all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, sottolinea che *“i distretti manifatturieri italiani sono letteralmente delle macchine di sapere tacito (…) la manifattura italiana non ha bisogno di reinventarsi, ma di riconoscersi”*.

Secondo Solidoro, HR e direzioni di produzione operano oggi in un *“campo di tensioni simultanee”*: cambio generazionale, flessibilità delle mansioni, leadership in trasformazione, wellbeing e retention. Da qui l’invito ad abbracciare la tecnologia come mezzo per trasmettere il sapere alle nuove generazioni, non come fine in sé.

Una lettura condivisa da Alessia Rigoni, Managing Director per l’Italia di SD Worx: *“In Italia il manifatturiero ha un problema che non si risolve con nuovi macchinari: la gestione delle persone è ancora troppo ‘analogica’”*.

Rigoni evidenzia che *“solo il 51% degli addetti riesce a registrare facilmente le proprie ore di lavoro”*, trasformando un’attività basilare in ostacolo strutturale.

Per SD Worx, la priorità è quindi supportare le imprese nel trasformare la governance del lavoro da costo operativo a leva strategica, integrando processi HR digitali, trasparenti e misurabili con modelli organizzativi più flessibili e sostenibili.

La sfida 2026: dal sapere tacito alla competitività misurabile

Entro il 2026, la vera discriminante competitiva per il manifatturiero italiano sarà la capacità di trasformare il proprio “sapere tacito” in sistemi di gestione del lavoro misurabili, digitali e inclusivi.

L’allineamento tra aspettative di flessibilità, ruolo strategico della funzione HR e modernizzazione dei processi di payroll e presenze rappresenta il passaggio obbligato per preservare il peso del settore nel Pil e nell’innovazione nazionale.

Le imprese che anticiperanno questa transizione, investendo su tecnologie HR, formazione intergenerazionale e modelli di orario più intelligenti, avranno maggiori probabilità di attrarre talenti e rafforzare la posizione dell’Italia nella catena del valore manifatturiera europea.

FAQ

Qual è il peso del manifatturiero sull’economia italiana?

Il manifatturiero in Italia genera circa il 15% del prodotto lordo nazionale e assorbe il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature, contribuendo in modo decisivo alla competitività del Paese.

Perché la funzione HR è strategica nel manifatturiero?

La funzione HR è strategica perché guida trasformazione organizzativa, continuità operativa, gestione del cambio generazionale, politiche di retention e integrazione della tecnologia nei processi di lavoro quotidiani.

Qual è la principale richiesta dei lavoratori manifatturieri italiani?

La principale richiesta è un maggiore supporto al work-life balance e alla flessibilità oraria: il 47% indica il bilanciamento vita-lavoro come priorità assoluta rispetto ad altri benefit economici.

Quali criticità emergono nella digitalizzazione dei processi HR?

Le criticità riguardano soprattutto registrazione ore e consultazione buste paga: solo il 51% registra facilmente le ore e il 55% comprende chiaramente il cedolino, contro percentuali europee sensibilmente superiori.

Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sul manifatturiero?

Questa analisi è stata elaborata congiuntamente a partire da contenuti e dati di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, successivamente rielaborati dalla nostra Redazione secondo criteri editoriali indipendenti.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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