LinkedIn sotto esame: come il social professionale interagisce con le estensioni del browser e i tuoi dati
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BrowserGate, accuse a LinkedIn per scansione estensioni e dati hardware
L’associazione tedesca Fairlinked accusa LinkedIn di utilizzare codice JavaScript per scansionare le estensioni dei browser e raccogliere dati tecnici sui computer degli utenti.
Secondo Fairlinked, questa pratica – soprannominata BrowserGate – avverrebbe in Europa durante l’accesso alla piattaforma professionale, senza consenso esplicito.
L’associazione parla di possibile violazione del GDPR, delle norme sulla concorrenza e del Digital Markets Act, con implicazioni di “spionaggio aziendale” su larga scala.
LinkedIn respinge però le accuse, sostenendo che la scansione serva esclusivamente a individuare estensioni usate per lo scraping illecito dei dati, in conflitto con i termini di servizio, e nega la creazione di profili comportamentali.
In sintesi:
- LinkedIn accusata di scansionare estensioni browser e dati hardware degli utenti europei.
- L’associazione Fairlinked parla di violazione GDPR, concorrenza e Digital Markets Act.
- LinkedIn sostiene che la scansione serva solo a bloccare estensioni di scraping dati.
- Un tribunale tedesco ha ritenuto legittima la condotta, respingendo un’ingiunzione preliminare.
Come funziona la scansione e perché preoccupa i garanti privacy
Secondo l’analisi tecnica di Fairlinked, quando l’utente accede a LinkedIn tramite un browser basato su Chromium, uno script JavaScript verifica la presenza di oltre 6.000 estensioni.
La ricerca avverrebbe tramite l’identificatore univoco di ogni estensione, includendo circa 200 tool sviluppati da concorrenti della piattaforma.
Contestualmente verrebbero raccolti parametri hardware e di configurazione: tipo di CPU, quantità di memoria, risoluzione dello schermo, lingua impostata, stato della batteria e altre caratteristiche tecniche del dispositivo.
Questi dati consentirebbero un sofisticato fingerprinting del browser, in grado di rendere l’utente riconoscibile nel tempo e tra diversi accessi, anche senza cookie classici.
Poiché LinkedIn possiede già informazioni personali dettagliate sui profili professionali (nome, ruolo, azienda, settore), Fairlinked ritiene che l’incrocio con i dati tecnici possa generare profili identificabili non autorizzati.
L’associazione sostiene quindi l’assenza di una valida base giuridica ai sensi del GDPR, in particolare mancherebbe un consenso informato e specifico per questa attività di scansione.
Da qui l’accusa di violazione sia delle norme europee sulla protezione dei dati, sia del quadro antitrust e del Digital Markets Act, considerato il ruolo di gatekeeper digitale di LinkedIn nel mercato dei servizi professionali online.
LinkedIn replica che la scansione mira unicamente a individuare estensioni progettate per lo scraping dei profili e delle relazioni, pratica vietata dai termini di servizio.
L’azienda cita in particolare il caso dell’estensione Teamfluence, bloccata perché ritenuta responsabile di raccolta massiva di dati.
Secondo la piattaforma, BrowserGate sarebbe quindi una ritorsione dello sviluppatore colpito dalle misure anti-scraping e non un reale scandalo privacy.
Implicazioni future per regolatori, utenti e sviluppatori di estensioni
In Germania, lo sviluppatore di Teamfluence ha chiesto un’ingiunzione preliminare contro LinkedIn, ma un tribunale ha stabilito che la condotta della piattaforma non è al momento illegale.
La richiesta è stata quindi respinta, pur lasciando aperto il dibattito sulla proporzionalità tecnica delle misure anti-scraping rispetto ai diritti degli utenti.
Lo sviluppatore starebbe ora cercando di riaprire il caso sul piano mediatico e pubblico, puntando proprio sul potenziale impatto europeo di BrowserGate.
Le autorità di protezione dati e concorrenza potrebbero essere chiamate a chiarire se e fino a che punto la scansione delle estensioni e il fingerprinting possano rientrare in pratiche lecite di sicurezza o configurare un trattamento eccessivo ai sensi del GDPR e del Digital Markets Act.
FAQ
Cosa si intende per BrowserGate nel caso LinkedIn?
BrowserGate indica le accuse a LinkedIn di scansionare estensioni browser e dati hardware, creando potenziali profili identificabili senza consenso esplicito degli utenti europei.
LinkedIn può legalmente scansionare le estensioni del mio browser?
Formalmente un tribunale tedesco non ha ritenuto illegale la pratica contestata, ma eventuali valutazioni definitive spettano alle autorità garanti privacy e concorrenza europee.
Quali dati tecnici del dispositivo verrebbero raccolti da LinkedIn?
Secondo Fairlinked, verrebbero rilevati CPU, memoria, risoluzione schermo, lingua, stato batteria e presenza di specifiche estensioni installate su browser basati su Chromium.
Come posso limitare il fingerprinting del mio browser?
È possibile usare browser orientati alla privacy, attivare protezioni anti-tracking, ridurre il numero di estensioni installate e configurare regolarmente le impostazioni dei cookie e dei permessi.
Quali sono le fonti alla base di questo approfondimento su BrowserGate?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.

