Jannik Sinner lancia l’allarme sul Sole e invita a proteggere la pelle dal rischio tumori in crescita
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Melanoma in crescita a Torino: perché la prevenzione resta decisiva
A Torino e provincia si registrano ogni anno circa 1.000-1.200 nuovi casi di melanoma, con incidenza elevata nell’area metropolitana. Nonostante una lieve inversione di tendenza attribuita a una migliore prevenzione primaria e secondaria, il tumore cutaneo aggressivo continua ad aumentare in tutta Europa.
La notizia emerge dall’incontro pubblico al Circolo della Stampa Sporting di Torino, promosso con l’associazione «Il Sorriso di Isa ETS».
Il convegno, svoltosi alla vigilia della stagione estiva, ha coinvolto medici, associazioni e cittadini per rafforzare l’attenzione sui rischi dei raggi ultravioletti, naturali e artificiali. Il messaggio centrale: diagnosi precoce e protezione quotidiana sono oggi gli strumenti più efficaci per aumentare la sopravvivenza e ridurre il peso del melanoma sul sistema sanitario.
In sintesi:
- Ogni anno a Torino e provincia si stimano 1.000-1.200 nuovi casi di melanoma.
- L’incidenza del melanoma cresce in Europa, nonostante timidi segnali di prevenzione efficace.
- La sopravvivenza a 5 anni nei melanomi gravi è quasi raddoppiata grazie alle nuove terapie.
- Sport e associazioni sono alleati chiave per diffondere cultura della protezione solare.
Dati locali, fattori di rischio e impatto sulla sopravvivenza
Il quadro presentato a Torino conferma la criticità del melanoma come emergenza oncologica. I tumori della pelle sono in costante aumento e il rischio cresce con l’allungarsi della permanenza all’aperto nei mesi caldi.
Il dottor Paolo Broganelli, direttore di Dermatologia dell’Ospedale Mauriziano, ha ricordato come la malattia resti aggressiva ma altamente curabile se individuata nelle fasi iniziali, quando l’asportazione chirurgica può essere risolutiva.
In particolare, la sopravvivenza globale a 5 anni nei melanomi avanzati è quasi raddoppiata, passando dal 28 al 54%, grazie all’impatto delle terapie target e dell’immunoterapia. Tuttavia, lo specialista avverte che i dati epidemiologici sono probabilmente sottostimati, segnalando la necessità di potenziare registri tumori, screening mirati e percorsi di accesso rapido alle visite dermatologiche.
Tra i fattori di rischio, il medico ha sottolineato l’esposizione eccessiva ai raggi UV, soprattutto senza filtri solari adeguati, la presenza di numerosi nei, la pelle chiara e la storia familiare di melanoma. Un segnale incoraggiante è il drastico calo dell’uso delle lampade UV, divenute meno “di moda” tra i giovani, e l’ingresso più diffuso delle creme con filtro solare nella routine quotidiana.
Restano però ampi margini di miglioramento: visite periodiche, autoesame della pelle e maggiore consapevolezza dei segnali d’allarme – cambiamento di forma, colore, bordi e dimensioni dei nei – sono ancora insufficienti nella popolazione generale.
Sport, associazioni e nuove strategie di prevenzione
L’intervento del tennista Jannik Sinner, numero uno del mondo, ha amplificato il messaggio oltre i confini specialistici. «I tumori della pelle sono in aumento e gli atleti sono fra i soggetti più esposti ai raggi UV. Dobbiamo proteggerci», ha dichiarato, richiamando l’obbligo di protezione per chi trascorre molte ore all’aperto, non solo nello sport professionistico.
Il mondo dello sport viene indicato come canale privilegiato per normalizzare l’uso di cappelli, occhiali, indumenti tecnici e filtri solari ad ampio spettro, trasformando la protezione in “gesto tecnico” al pari del riscaldamento.
Nel dibattito, il presidente di «Il Sorriso di Isa ETS», Ulisse Stefano, ha ripercorso la storia dell’associazione e il ruolo di ponte tra cittadini, scuole e strutture sanitarie. Le associazioni Onlus di prevenzione, ha ribadito Broganelli, sono cruciali ma hanno bisogno di maggiore sostegno economico pubblico e privato per moltiplicare giornate di screening e campagne informative nei luoghi di lavoro e nelle società sportive.
Per il futuro, gli esperti indicano tre assi strategici: potenziare l’attività preventiva del servizio sanitario, integrare la dermatologia nei percorsi di medicina di famiglia e sostenere programmi educativi permanenti nelle scuole, sin dall’infanzia.
La prospettiva è passare da una prevenzione stagionale – concentrata sull’estate – a una cultura della pelle da proteggere tutto l’anno, anche in montagna e in città, dove la radiazione UV resta significativa.
L’evoluzione delle terapie rende il melanoma sempre più curabile se intercettato per tempo, ma la vera sfida, come emerso a Torino, resta ridurre il numero dei nuovi casi attraverso una responsabilità condivisa tra istituzioni, sanità, associazioni e cittadini.
FAQ
Qual è oggi l’incidenza del melanoma a Torino e provincia?
Secondo gli esperti locali, ogni anno a Torino e provincia si registrano circa 1.000-1.200 nuovi casi di melanoma diagnosticato.
La sopravvivenza a 5 anni per melanoma è davvero migliorata?
Sì, per i melanomi gravi la sopravvivenza globale a 5 anni è quasi raddoppiata, dal 28% circa a circa il 54% complessivo.
Quali categorie risultano più esposte ai raggi UV per lavoro o sport?
Sì, risultano particolarmente esposti atleti outdoor, lavoratori agricoli, edili, bagnini, guide alpine, personale di spiagge e impianti sportivi.
Quali controlli sono consigliati per prevenire il melanoma?
Sì, sono raccomandati autoesame mensile della pelle, visita dermatologica annuale e accesso tempestivo in presenza di nei che cambiano aspetto.
Quali sono le fonti principali utilizzate per questo articolo?
L’articolo è stato elaborato sulla base di una sintesi redazionale di contenuti provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.

