Iran spinge petrolio verso 120 dollari mentre G7 valuta uso riserve

Petrolio in forte rialzo, mercati globali sotto pressione per la crisi iraniana
Il prezzo del petrolio è schizzato ai massimi da luglio 2022, mentre l’escalation in Iran e i bombardamenti di Usa e Israele alimentano tensioni geopolitiche.
Sui mercati di Londra e New York, il Brent ha toccato 119,31 dollari al barile e il West Texas Intermediate 119,47 dollari, in un lunedì di contrattazioni ad alta volatilità.
Le indiscrezioni su una riunione straordinaria dei ministri del G7 con l’Agenzia internazionale per l’energia cercano di frenare la fiammata, ma le Borse mondiali – da Tokyo a Piazza Affari – registrano forti ribassi.
Il rialzo del greggio, unito all’indebolimento dell’euro sul dollaro, mette a rischio le prospettive di crescita e inflazione nell’area euro, alla vigilia del delicato Consiglio direttivo della Bce del 19 marzo.
In sintesi:
- Brent e Wti volano oltre 119 dollari, ai massimi da luglio 2022.
- Crisi iraniana e nomina di Mojtaba Khamenei irrigidiscono la linea di Teheran.
- G7 e Aie valutano lo sblocco fino al 30% delle riserve strategiche.
- Borse asiatiche e europee in forte calo, euro debole sul dollaro.
Petrolio ai massimi, G7 valuta lo sblocco delle riserve strategiche
L’impennata del greggio è scattata all’apertura dei mercati, dopo un weekend segnato da intensi raid di Usa e Israele e dalla nomina del figlio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, a nuovo leader, interpretata come scelta di continuità dura da parte di Teheran.
Il Brent, benchmark del Mare del Nord, ha segnato un picco spot di 119,31 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è salito a 119,47 dollari.
Successivamente, le quotazioni hanno ridotto i guadagni dopo le anticipazioni del Financial Times su una riunione d’emergenza dei ministri dell’Energia del G7 con l’Agenzia internazionale per l’energia.
Secondo le indiscrezioni, i Paesi aderenti starebbero valutando lo sblocco tra il 25% e il 30% degli 1,2 miliardi di barili di riserve disponibili.
Un intervento di queste dimensioni coprirebbe circa un mese di consumi complessivi dei Paesi Aie o l’equivalente di 140 giorni di importazioni nette, rappresentando un segnale forte di risposta coordinata allo shock di offerta.
Mercati in rosso e rischio inflazione per l’area euro
Nonostante l’ipotesi di intervento coordinato sulle riserve, i mercati azionari hanno reagito con vendite diffuse. Tokyo ha chiuso con un calo superiore al 5%, Seul ha perso il 5,96%, Taiwan il 4,43%, mentre le piazze cinesi hanno limitato le perdite, con Shanghai in ribasso dello 0,67%.
In Europa, Piazza Affari ha aperto con l’indice Ftse Mib in flessione fino al 2,80%, in linea con Francoforte e Parigi, mentre Londra ha contenuto il calo intorno all’1,70%.
Nel frattempo il dollaro si è rafforzato ulteriormente, con l’euro sceso a 1,1557 sul biglietto verde, rendendo ancora più costose le importazioni di greggio per l’area euro.
L’effetto combinato di caro-energia e valuta debole rischia di alimentare nuovamente la spirale inflazionistica e di costringere la Bce a riconsiderare la propria strategia.
Il prossimo Consiglio direttivo del 19 marzo, inizialmente atteso come meeting di continuità sui tassi, potrebbe trasformarsi in una riunione di emergenza di politica monetaria, con l’Eurotower chiamata a bilanciare stabilità dei prezzi e crescita in un contesto di forte incertezza geopolitica.
FAQ
Perché il prezzo del petrolio è salito così rapidamente oggi?
Il rialzo è dovuto all’escalation in Iran, ai bombardamenti di Usa e Israele e ai timori di minori forniture globali.
Che cosa stanno valutando G7 e Agenzia internazionale per l’energia?
Stanno considerando lo sblocco tra il 25% e il 30% delle riserve strategiche, circa fino a 360 milioni di barili complessivi.
Quali Borse hanno registrato i maggiori ribassi dopo la fiammata del petrolio?
Hanno sofferto soprattutto Tokyo (oltre -5%), Seul (-5,96%) e Taiwan (-4,43%), con cali più contenuti in Europa.
Come incide il rafforzamento del dollaro sull’area euro?
Incide aumentando il costo in euro del petrolio quotato in dollari, amplificando l’impatto inflazionistico sulle economie europee importatrici.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo di analisi?
Il contenuto deriva da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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