Hegseth analizza l’attacco all’Iran e ridimensiona lo spettro di guerra

Operazione Epic Fury, Washington alza la pressione militare e politica su Teheran
L’operazione congiunta israelo-americana Epic Fury, lanciata a giugno contro l’Iran, è stata definita dal segretario alla Difesa Pete Hegseth “la più letale, complessa e precisa della storia americana”. Dal Pentagono, affiancato dal capo degli Stati Maggiori Riuniti Dan Caine, Hegseth ha rivendicato la distruzione delle principali strutture nucleari iraniane, collocando l’operazione nel solco della dottrina di Donald Trump e della sua agenda America First. Obiettivo dichiarato: porre fine alla minaccia nucleare iraniana e al presunto “ricatto” esercitato tramite missili e droni contro le forze statunitensi in Medio Oriente. La campagna, tuttavia, non si esaurirà in una sola notte e comporta già perdite tra i militari Usa, mentre la Casa Bianca insiste sul fatto che non si tratti di una nuova “guerra infinita”.
In sintesi:
- Washington rivendica con Epic Fury la distruzione delle principali strutture nucleari iraniane.
- Hegseth parla di operazione storica, inserita nella strategia militare di Donald Trump.
- Gli Stati Uniti escludono per ora truppe di terra in Iran, ma non chiudono scenari futuri.
- Quattro militari Usa uccisi nei primi tre giorni, attese ulteriori perdite.
Obiettivi militari, messaggi politici e rischio di escalation regionale
Nel briefing al Pentagono, Pete Hegseth ha ribadito che gli Stati Uniti “non hanno iniziato la guerra contro l’Iran ma sotto Donald Trump la finiremo”, sostenendo che Epic Fury abbia colpito al cuore il programma nucleare di Teheran.
Secondo il segretario alla Difesa, il regime iraniano stava costruendo “potenti missili e droni” per creare uno scudo convenzionale a difesa delle sue ambizioni di ricatto nucleare, con la finalità di “tenerci in ostaggio” e minacciare le forze americane nella regione.
Hegseth ha respinto le accuse di voler aprire un conflitto senza fine: *“Ai media e alla sinistra politica che gridano alla guerra infinita: stop. Questo non è l’Iraq, non è una guerra infinita. Io ero lì per entrambe, la nostra generazione ne sa di più”*.
Pur negando una “guerra per un cambio di regime”, il segretario ha affermato che “il regime è sicuramente cambiato e il mondo ne trae beneficio”, lasciando intravedere ricadute politiche profonde. Il messaggio di deterrenza è stato netto: *“Chi uccide o minaccia americani sarà braccato senza scuse e senza esitazione”*.
Sul piano operativo, Hegseth ha affermato che gli Stati Uniti “non prevedono al momento il dispiego di forze militari sul territorio iraniano”, ma ha rifiutato di escludere opzioni future sui *boots on the ground*: *“Ci spingeremo fino a dove sarà necessario arrivare”*.
Perdite, tempi lunghi e possibili ricadute interne in Iran
Il generale Dan Caine ha precisato che Epic Fury non è “un’operazione di una singola notte”: i target assegnati al Centcom e alla Joint Force richiederanno tempo, pianificazione e un “lavoro difficile e determinato”.
Caine ha confermato la morte di quattro militari Usa nei primi tre giorni di operazioni contro l’Iran, avvertendo che “ci aspettiamo che avremo altre perdite”. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, riceverà ulteriori rinforzi, mentre “il flusso di forze continua”.
Parallelamente alla pressione militare, l’amministrazione Trump punta all’effetto politico interno a Teheran. Hegseth ha lanciato un appello diretto alla popolazione iraniana e alle forze di sicurezza: *“Ci auguriamo che il popolo iraniano approfitti di questa incredibile opportunità”* e che i militari “scelgano saggiamente”.
La chiusura è stata allineata alla dottrina America First: *“Concluderemo tutto questo solo alle condizioni dell’America First scelte dal presidente Trump, e non quelle di nessun altro”*. Per Washington, con Epic Fury sarebbero stati “stabiliti i termini di questa guerra, dall’inizio alla fine”, aprendo una fase di forte incertezza per la sicurezza regionale e i futuri equilibri di potere in Medio Oriente.
FAQ
Che cos’è l’operazione Epic Fury contro l’Iran?
È una campagna militare congiunta tra Stati Uniti e Israele, mirata soprattutto a colpire strutture nucleari e capacità missilistiche dell’Iran.
Quante vittime statunitensi sono confermate finora in Epic Fury?
Al momento sono stati confermati quattro militari Usa uccisi nei primi tre giorni di operazioni, con ulteriori perdite considerate probabili dal Pentagono.
Gli Stati Uniti invieranno truppe di terra in Iran?
Attualmente il Pentagono afferma che non sono previsti dispiegamenti di truppe di terra, ma non esclude opzioni future se ritenute necessarie.
Come si inserisce Epic Fury nella strategia America First di Trump?
L’operazione è presentata come risposta preventiva al “ricatto nucleare” iraniano, coerente con la dottrina America First e la deterrenza militare regionale.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo su Epic Fury?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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