Groenlandia al centro del braccio di ferro: Trump promette soluzioni, l’Europa schiera truppe in esercitazione
Indice dei Contenuti:
Vertice e posizioni su Groenlandia
Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia chiudono il vertice senza un accordo, ma con canali diplomatici attivi per ridurre le frizioni interne alla Nato. Nel frattempo, a Washington resta centrale la dottrina che considera l’isola artica un tassello chiave per la sicurezza nazionale e la competizione con Russia e Cina.
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Donald Trump rivendica la necessità di una “soluzione”, sostenendo che l’ingresso americano eviterebbe spazi a potenze rivali e ricordando i precedenti storici, da Truman in poi. La linea della Casa Bianca, discussa con JD Vance e Marco Rubio, punta a un consolidamento della presenza statunitense nell’Artico, considerato corridoio strategico tra Europa e Atlantico.
Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ribadisce i paletti: integrità territoriale del Regno e autodeterminazione del popolo groenlandese non sono negoziabili. Nasce un gruppo di lavoro di alto livello per esplorare opzioni compatibili con le “linee rosse” di Copenaghen, con prima riunione attesa nelle prossime settimane.
La ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt respinge qualsiasi controllo diretto degli USA, ma apre a un rafforzamento della cooperazione tra alleati. Copenaghen ridimensiona lo scenario di una penetrazione navale cinese nell’area, smentendo presenze significative nell’ultimo decennio e puntando la bussola su sicurezza a lungo termine e stabilità regionale.
Reazioni europee ed esercitazioni Nato
Groenlandia e Danimarca alzano il profilo militare con manovre congiunte e addestramenti in ambiente artico, coinvolgendo partner della Nato per consolidare capacità e deterrenza. L’obiettivo è qualificare la presenza “all’interno e intorno” all’isola, sviluppando competenze operative nelle condizioni estreme dell’Artico.
La risposta europea si concretizza con l’invio di unità da Germania e Francia. Da Berlino parte un team avanzato dell’esercito, seguito da una squadra di ricognizione di 13 militari per valutare contributi a supporto di Copenaghen sulla sicurezza regionale. Da Parigi, fonti militari confermano la partecipazione di soldati a una missione multinazionale in Groenlandia.
Si aggiungono Svezia e Danimarca con ufficiali incaricati di preparare le fasi dell’esercitazione “Operation Arctic Endurance”, su richiesta danese, mentre la Norvegia aderisce con un contributo simbolico di due ufficiali. Le attività mirano a rafforzare la postura dell’Alleanza nell’Atlantico e a dimostrare che la difesa artica non dipende da mezzi limitati.
Il perimetro addestrativo comprende interoperabilità, logistica in clima polare e sorveglianza marittima, con un calendario di riunioni e pianificazioni a breve termine. Le capitali europee puntano a una presenza credibile, in grado di rassicurare gli alleati e dissuadere attori rivali, evitando escalation e mantenendo l’unità politica della coalizione.
Ipotesi di acquisto e implicazioni strategiche
Il dossier economico riemerge con forza: stime interne circolate a Washington indicano una valutazione della Groenlandia fino a 700 miliardi di dollari, cifra superiore a metà del budget annuo del Pentagono. L’opzione, definita prioritaria sul tavolo presidenziale, punta a un’acquisizione “a titolo definitivo” del territorio, legata a obiettivi di sicurezza nazionale e controllo delle rotte artiche.
Un alto funzionario conferma il mandato al senatore Marco Rubio per strutturare una proposta formale nelle prossime settimane, mentre la Casa Bianca calibra argomenti strategici su deterrenza e accesso alle infrastrutture di sorveglianza. L’asse con JD Vance codifica l’urgenza di consolidare presenza e capacità nelle aree di interesse critico tra Atlantico ed Europa.
Gli ostacoli restano sostanziali: Copenaghen ribadisce l’intangibilità dell’integrità territoriale e il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese, rendendo impraticabili formule che implichino cessione di sovranità. Il rischio di fratture nella Nato e l’impatto politico di un’azione unilaterale pesano sul calcolo costi-benefici dell’operazione.
FAQ
- Qual è la valutazione economica stimata per la Groenlandia?
Fino a 700 miliardi di dollari secondo valutazioni citate da fonti americane. - Chi è incaricato di preparare la proposta di acquisto?
Il senatore Marco Rubio, su incarico della Casa Bianca. - Quali sono le principali motivazioni strategiche degli USA?
Controllo delle rotte artiche, deterrenza verso Russia e Cina, potenziamento di sorveglianza e difesa nell’Atlantico. - Quali limiti pone la Danimarca?
Tutela dell’integrità territoriale e rispetto dell’autodeterminazione del popolo groenlandese. - Quali rischi comporterebbe un’acquisizione forzata?
Possibili tensioni interne alla Nato e deterioramento dei rapporti transatlantici. - È prevista una tempistica per la proposta?
La bozza è attesa “nelle prossime settimane”, in parallelo al lavoro del gruppo congiunto. - Qual è la fonte giornalistica citata sulle stime di prezzo?
Le valutazioni sono state riportate da NBC News, secondo tre persone a conoscenza del dossier.




