Greg Bovino guida la caccia ai migranti negli Stati Uniti, il misterioso super agente che riscrive le regole del confine

Indice dei Contenuti:
Chi è Greg Bovino, l’agente italo-americano a capo delle operazioni anti-immigrazione negli Stati Uniti
Origini e identità
Gregory “Greg” Bovino, nato nel 1970 in North Carolina, incarna la parabola del discendente di emigrati che diventa protagonista della stretta sui nuovi arrivi. I nonni lasciarono la Calabria nel 1909, diretti negli Stati Uniti in cerca di lavoro, seguendo le rotte di milioni di italiani del primo Novecento. Bovino rivendica spesso queste radici, ma le utilizza per legittimare una narrativa di “sacrificio” e “legalità”, non di accoglienza.
La sua infanzia a Blowing Rock, cittadina di montagna della North Carolina occidentale, è segnata da un trauma: nel 1981 il padre, Michael Bovino, al volante in stato di ebbrezza, provoca un incidente mortale che distrugge due famiglie e il loro stesso matrimonio. L’episodio, ricordato come spartiacque biografico, diventa nella retorica di Greg la radice di una visione rigidissima di responsabilità personale e punizione.
Da ragazzo resta impressionato dal film “The Border” con Jack Nicholson, dove gli agenti appaiono corrotti e cinici. Da lì matura l’idea di una carriera che possa ribaltare quell’immagine, costruendo il profilo di un funzionario che afferma di voler dimostrare come il confine possa essere “protetto” senza compromessi morali.
Ascesa nella Border Patrol
Negli anni Novanta Bovino studia conservazione delle risorse naturali e poi amministrazione pubblica, passa per la polizia locale e infine approda nella U.S. Border Patrol nel 1996, nel pieno della stagione delle grandi militarizzazioni del confine sud-occidentale. La carriera si consolida soprattutto tra California e deserto, fino alla guida del settore di El Centro, snodo strategico dei flussi migratori irregolari.
È in questa fase che costruisce il personaggio: operazioni ad alto impatto mediatico, briefing in assetto quasi militare, linguaggio di “guerra di confine”. L’immagine pubblica si fissa su un abbigliamento riconoscibile, cappotto lungo scuro, taglio di capelli rasato, postura marziale, studiata per comunicare controllo totale del territorio.
Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il profilo di Bovino cambia scala: da comandante operativo diventa interfaccia visibile delle nuove misure di repressione migratoria, presenza costante in conferenze stampa e video istituzionali. All’interno dell’agenzia viene percepito come “il comandante” che trasforma direttive politiche in dispositivi di forza sul terreno urbano e al confine.
Operazioni e controversie
La consacrazione pubblica arriva con la “Operation Midway Blitz”, vasta offensiva federale contro l’immigrazione irregolare nelle cosiddette sanctuary cities. A Chicago e Minneapolis, task force guidate da Bovino operano come reparti d’assalto, con video di retate e pattugliamenti notturni rilanciati dai media di mezzo mondo. Il lungo cappotto verde oliva con bottoni dorati diventa simbolo visivo di una gestione iper-militarizzata della sicurezza interna.
Le immagini delle operazioni, soprattutto a Minneapolis, scatenano critiche di associazioni per i diritti civili e comunità di migranti, che parlano di estetica autoritaria e normalizzazione delle incursioni in quartieri vulnerabili. I sostenitori rispondono enfatizzando sequestri, arresti e “ripristino dell’ordine”, trasformando Bovino in figura di frontiera nella polarizzazione politica americana.
La vicenda della morte di Alex Pretti, presentato da Bovino come assalitore intenzionato a “massacrare le forze dell’ordine”, alimenta il dibattito sulla trasparenza delle versioni ufficiali. I critici sottolineano il cortocircuito etico: un discendente di migranti del Sud Italia che oggi coordina operazioni che negano ad altri la stessa opportunità di attraversare l’Atlantico in cerca di futuro.
FAQ
D: Chi è Greg Bovino?
R: È un alto funzionario italo-americano della U.S. Border Patrol, divenuto volto simbolo delle recenti operazioni anti-immigrazione negli Stati Uniti.
D: Da dove provengono le origini italiane di Bovino?
R: La famiglia ha radici in Calabria, con i nonni emigrati nel 1909 verso gli USA.
D: Perché è noto per il suo stile di abbigliamento?
R: Il cappotto lungo verde oliva con bottoni dorati è diventato un’icona delle sue operazioni, interpretata da molti come simbolo di autoritarismo.
D: Che cos’è la Operation Midway Blitz?
R: È una vasta operazione federale guidata da Bovino contro migranti irregolari in città come Chicago e Minneapolis.
D: Perché la figura di Bovino è così controversa?
R: Per l’uso di task force in assetto da combattimento, le retate nelle sanctuary cities e il contrasto tra la sua storia familiare migratoria e le sue politiche.
D: Come ha influito il ritorno di Donald Trump sul suo ruolo?
R: Ha trasformato Bovino da comandante operativo regionale a principale volto pubblico della nuova stretta sugli ingressi irregolari.
D: Qual è l’episodio personale che ha segnato la sua vita?
R: L’incidente stradale causato dal padre, Michael Bovino, nel 1981, che ha provocato una vittima e distrutto il nucleo familiare.
D: Qual è la fonte giornalistica originale che ha raccontato la sua storia?
R: Il profilo biografico e operativo di Bovino è stato ricostruito in un’inchiesta pubblicata dal quotidiano italiano la Repubblica.




