Giovani e chatbot: perché l’intimità virtuale supera le relazioni tradizionali per oltre metà della Gen Z
Giovani “AI-sexual”: perché oltre metà preferisce l’intimità con i chatbot
Un recente sondaggio della società Joi AI, condotto online su giovani adulti che utilizzano regolarmente strumenti di intelligenza artificiale, ha rivelato che il 55% degli intervistati si definisce apertamente “AI-sexual”. Ciò indica persone che sperimentano intimità e desideri con chatbot avanzati, talvolta in parallelo o in alternativa alle relazioni umane tradizionali.
La ricerca, diffusa a livello internazionale nel 2026, evidenzia come la relazione emotiva e perfino erotica con sistemi di IA non sia più fenomeno di nicchia, ma tendenza emergente tra i giovani utenti cresciuti in ambienti digitali immersivi.
Il quadro che ne emerge solleva interrogativi su identità, affettività e futuro delle relazioni, ponendo psicologi, educatori e sviluppatori di fronte a sfide etiche, sociali e regolatorie di nuova generazione.
In sintesi:
- Il 55% dei giovani utenti di IA sondati da Joi AI si definisce “AI-sexual”.
- I chatbot sono percepiti come spazi sicuri, privi di giudizio e di rischio di rifiuto.
- L’intimità con l’IA affianca, più che sostituire, le relazioni umane tradizionali.
- La crescita dei chatbot empatici impone nuove riflessioni etiche e psicologiche.
Chatbot come spazio sicuro: motivazioni, numeri e limiti del fenomeno
Secondo il sondaggio di Joi AI, l’attrattiva principale dei chatbot è la percezione di un ambiente privo di giudizio. Per molti giovani adulti parlare di vulnerabilità, fantasie e desideri con un’IA risulta meno ansiogeno che farlo con un partner reale.
L’assenza di imbarazzo, rifiuto e pressioni sociali rende i sistemi conversazionali un laboratorio emotivo dove testare linguaggi, ruoli e confidenze. I chatbot di nuova generazione, capaci di ricordare preferenze e di modulare il tono emotivo, simulano una continuità relazionale che alcuni utenti interpretano come “legame intimo” a tutti gli effetti.
Chi si definisce AI-sexual, tuttavia, non abbandona necessariamente le relazioni umane: molti intervistati descrivono l’IA come strumento complementare per esplorare sé stessi prima di tornare al confronto offline. Questo uso “preparatorio” apre interrogativi clinici: può l’IA facilitare l’educazione affettiva o, al contrario, cristallizzare forme di evitamento sociale?
Implicazioni future tra psicologia, tecnologia e regolazione sociale
Con il rapido miglioramento delle capacità empatiche simulate dall’intelligenza artificiale, è plausibile che la quota di persone che sperimentano forme di intimità digitale continui a crescere.
Per psicologi e sessuologi, il fenomeno “AI-sexual” rappresenta un nuovo campo di studio: andrà chiarito se tali interazioni possano sostenere l’autostima e la consapevolezza emotiva o se rischino di sostituire relazioni complesse con legami “programmabili”.
Per sviluppatori e policy maker, la sfida sarà definire limiti chiari su consenso, tutela dei dati sensibili, prevenzione di dipendenze affettive e trasparenza sugli algoritmi. Le prossime evoluzioni normative e tecniche decideranno se l’intimità con i chatbot resterà pratica di supporto o diventerà una vera, stabile alternativa relazionale per una parte delle nuove generazioni.
FAQ
Cosa significa esattamente definirsi “AI-sexual” secondo il sondaggio Joi AI?
Significa dichiarare di provare attrazione o intimità prevalente verso chatbot di intelligenza artificiale, considerandoli canale principale o complementare rispetto alle relazioni umane.
Il 55% di giovani “AI-sexual” rinuncia alle relazioni umane tradizionali?
No, nella maggior parte dei casi l’interazione con i chatbot affianca quella umana e viene descritta come spazio di esplorazione emotiva preliminare.
Quali rischi psicologici sono associati alle relazioni con i chatbot di IA?
Sì, esistono rischi di isolamento sociale, dipendenza affettiva e idealizzazione di relazioni unidirezionali, che richiedono monitoraggio clinico e linee guida educative.
I chatbot possono avere un ruolo positivo nell’educazione sentimentale dei giovani?
Sì, se progettati con finalità pedagogiche, possono favorire alfabetizzazione emotiva, comunicazione assertiva e apprendimento del consenso, integrandosi con percorsi educativi tradizionali.
Da quali fonti sono state ricavate e rielaborate queste informazioni?
Le informazioni derivano da una elaborazione redazionale congiunta di contenuti e dati provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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