Garlasco nuova valutazione sull’impronta 33 dubbi investigativi e implicazioni sull’inchiesta originaria
Indice dei Contenuti:
Garlasco, l’impronta 33 che può riaprire il caso Poggi
Nel cold case di Garlasco, la cosiddetta impronta 33 – un palmo destro sul muro della villetta di via Pascoli – torna al centro dell’attenzione investigativa.
La traccia, analizzata dai Carabinieri del RIS e del RaCIS, emerge come uno degli indizi più coerenti con i movimenti dell’assassino di Chiara Poggi subito dopo l’omicidio.
L’impronta si trova nel vano scala, poco sopra il punto dove il corpo della giovane venne fatto precipitare, in una posizione innaturale per una normale discesa.
Secondo gli esperti, sarebbe stata lasciata da una mano bagnata di sangue o sangue diluito, e presenta collegamenti tecnici con altre tracce ematiche rilevate sulla scena.
Per gli inquirenti, la sua conformazione e la compatibilità antropometrica con Andrea Sempio la rendono un tassello chiave nella ricostruzione dell’azione del killer.
Resta ora da capire se questa evidenza potrà incidere sugli sviluppi giudiziari e sulle richieste di revisione del processo.
In sintesi:
- Impronta 33: palmo destro sul muro della scala nella villetta di via Pascoli.
- Traccia bagnata, probabilmente sangue o sangue diluito, evidenziata con ninidrina.
- Collegata a gocce e strisciate di sangue compatibili con la movimentazione del corpo.
- Posizione e misure ritenute compatibili con l’antropometria di Andrea Sempio.
Perché l’impronta 33 pesa nella ricostruzione dell’omicidio Poggi
L’impronta 33 è stata definita dagli investigatori del RIS “quella che faceva senso” per posizione e morfologia.
È collocata sul vano scala della villetta di via Pascoli, poco sopra il punto in cui il corpo di Chiara Poggi venne fatto cadere.
In una discesa ordinaria, ci si appoggerebbe al muro all’altezza del busto; qui invece la mano risulta posta più in alto, coerente con chi scende reggendo un corpo ingombrante su scale ripide, tortuose e prive di corrimano.
L’aspetto della traccia ha colpito subito: sembrava lasciata da una mano bagnata.
Dopo trattamento con ninidrina si è colorata di viola intenso, con una macchia più marcata in prossimità di una dita e piccole proiezioni di gocce “satelliti”.
Gli esperti hanno sottolineato che con un palmo asciutto “quell’impronta non esce”, indicando quindi il deposito di materiale liquido – sudore, sangue o sangue diluito.
Proprio per questa particolarità fu prelevato persino un frammento di intonaco, una procedura non usuale, per approfondire la natura chimica del residuo.
Nel puzzle ematologico, la 33 si collega alla goccia di sangue 45, ritenuta proveniente da un oggetto insanguinato posto più in alto, e alla strisciata 97f sulla parete opposta, interpretata come probabile passaggio della mano sinistra sporca di sangue.
A questo quadro si aggiunge la traccia recente N1: il segno del tacco della suola dell’assassino sul “gradino zero”, rivolto verso la discesa.
Secondo i tecnici, il killer, in equilibrio precario con la punta del piede sospesa nel vuoto, avrebbe dovuto necessariamente cercare un appoggio con la mano proprio nel punto in cui compare la 33.
Le posizioni di piede e mano, incrociate con le misure antropometriche, risultano compatibili con Andrea Sempio.
Per gli inquirenti, dunque, l’impronta 33 non è un semplice segno: per collocazione, modalità di deposito e relazioni con le altre tracce ematiche, è una delle evidenze più coerenti con l’azione del killer immediatamente dopo l’omicidio.
Impatto probatorio e possibili sviluppi futuri del caso Garlasco
La centralità attribuita all’impronta 33 apre scenari rilevanti sul piano probatorio e sulle istanze di riapertura del caso di Garlasco.
Gli elementi tecnici illustrati dai Carabinieri del RIS e del RaCIS rafforzano l’idea di una scena del crimine coerente, in cui ogni traccia ematica ha una funzione ricostruttiva precisa.
L’eventuale valorizzazione giudiziaria di questa impronta – per posizione, natura del liquido e compatibilità antropometrica – potrebbe incidere sulle strategie difensive e sulle valutazioni delle corti in sede di revisione.
Sul piano più ampio, il caso conferma il peso crescente della biologia forense e delle microtracce nella riscrittura dei delitti irrisolti italiani, con possibili ripercussioni su altri procedimenti storici in cui la scena del crimine non è mai stata interpretata in chiave integrata come nel “puzzle ematologico” di via Pascoli.
FAQ
Che cosa è l’impronta 33 nel caso di Garlasco?
È un’impronta di palmo destro su un muro della scala nella villetta di via Pascoli, considerata coerente con l’azione dell’assassino subito dopo l’omicidio di Chiara Poggi.
Perché l’impronta 33 è ritenuta diversa da un normale appoggio?
È posta più in alto rispetto a un appoggio ordinario e appare lasciata da una mano bagnata di sangue o sangue diluito, in una fase di movimentazione del corpo.
Che ruolo hanno le altre tracce di sangue collegate alla 33?
Le tracce 45 e 97f, insieme alla N1 sul gradino, compongono un quadro ematologico coerente con il percorso dell’assassino lungo le scale dopo l’aggressione.
L’impronta 33 è compatibile con Andrea Sempio?
Sì, secondo gli accertamenti antropometrici citati, posizione della mano e impronta N1 del piede risultano compatibili con le misure fisiche di Andrea Sempio.
Quali sono le fonti utilizzate per questo approfondimento giornalistico?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle informazioni disponibili delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



