Finanza sostenibile motore strategico per crescita responsabile e opportunità di lungo periodo

Finanza sostenibile: definizione, numeri e impatto di lungo periodo
La finanza sostenibile è passata da nicchia etica a criterio strutturale di valutazione per investitori istituzionali e piccoli risparmiatori. Integrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile nelle decisioni finanziarie significa misurare insieme rendimento, rischio e impatto ambientale e sociale.
Le riflessioni del giornalista Gianluca Schinaia e del CFO di Dolomiti Energia Giacomo Donnini, emerse al Wired Next Fest Trentino nel videopodcast Grande Giove, mostrano come i criteri ESG siano ormai un driver di competitività e non solo un tema reputazionale.
Per chi investe, la sostenibilità diventa un indicatore anticipatore di solidità industriale, capacità di gestione dei rischi e visione strategica su orizzonti di 5-20 anni.
Cosa significa davvero finanza sostenibile
Come spiega Gianluca Schinaia, la finanza sostenibile “si occupa di integrare i principi di sviluppo sostenibile all’interno delle logiche finanziarie”.
Non si tratta di sostituire il rendimento, ma di affiancargli l’obiettivo di finanziare progetti con impatto socio-ambientale misurabile, riducendo al contempo i rischi legati a clima, regolazione e fattori sociali.
Nei mercati maturi, gli investitori valutano sempre più indicatori ESG insieme ai fondamentali economico-finanziari, considerandoli parte integrante dell’analisi di rischio e della due diligence di medio-lungo periodo.
Perché i criteri ESG segnalano aziende più solide


Secondo Schinaia, “un’azienda che pensa in ottica di sostenibilità cura i propri asset guardando al futuro e non alla prossima trimestrale”.
L’attenzione a ambiente, capitale umano e governance tende a tradursi in miglior gestione operativa, minore esposizione a contenziosi, maggiore allineamento con le politiche pubbliche e con le preferenze dei consumatori.
Questa impostazione offre agli investitori una “proiezione di solidità concreta e reale per i prossimi 5-10-20 anni”, più affidabile delle sole metriche sui ricavi dei trimestri successivi.
Il caso Dolomiti Energia: il green bond retail che ha fatto scuola
Un esempio operativo di finanza sostenibile applicata al territorio arriva dal Trentino, con l’emissione del green bond retail di Dolomiti Energia.
L’operazione ha avuto l’obiettivo di finanziare in modo dedicato progetti di generazione eolica, fotovoltaica e investimenti sulla rete di distribuzione elettrica, allineandosi alle linee guida europee sulla tassonomia verde.
Il successo dell’emissione indica una domanda strutturale, da parte del pubblico retail, per strumenti che uniscano rendimento, basso profilo di rischio emittente e impatto ambientale positivo misurabile.
Numeri chiave del green bond da 300 milioni
Nell’autunno scorso, Dolomiti Energia ha collocato un green bond retail per complessivi 300 milioni di euro.
Giacomo Donnini ricorda che “il primo giorno in cui siamo usciti con 200 milioni, li abbiamo chiusi in pochi secondi”, segnale di una domanda superiore all’offerta.
“Il secondo giorno abbiamo riaperto per ulteriori 100 milioni e in circa 30 minuti sono andati venduti. Questo con un forte supporto dalla parte retail, che ha coperto oltre un terzo del valore complessivo”, confermando l’interesse diretto dei risparmiatori per strumenti obbligazionari verdi legati alle rinnovabili.
Dalla raccolta ai progetti: come si traduce l’impatto
Le risorse del green bond sono vincolate a investimenti in impianti eolici, fotovoltaici e nella modernizzazione delle infrastrutture di distribuzione elettrica.
Questi progetti contribuiscono alla decarbonizzazione del mix energetico, alla stabilità della rete e alla riduzione delle perdite, elementi essenziali per centrare gli obiettivi climatici nazionali ed europei.
Per gli investitori, la trasparenza sull’uso dei proventi e la rendicontazione periodica degli impatti ambientali sono componenti decisive di fiducia e rappresentano un requisito chiave per la credibilità delle emissioni verdi.
Investire secondo valori: il ruolo delle nuove generazioni
La finanza sostenibile è sempre più percepita come strumento di partecipazione attiva alle scelte collettive, soprattutto da parte di millennials e Gen Z.
Per molti giovani risparmiatori, la selezione di strumenti finanziari ESG è una forma di voto economico sul modello di sviluppo desiderato, che affianca il tradizionale coinvolgimento politico e civico.
Questa evoluzione sta spingendo banche, gestori e utility a strutturare prodotti trasparenti, comprensibili e misurabili sul piano dell’impatto, in grado di coniugare educazione finanziaria e consapevolezza climatica.
Le scelte finanziarie come opinione sul futuro
Schinaia sintetizza così il cambio di paradigma: “Nel momento in cui scegliamo un certo tipo di strumenti finanziari, stiamo dando anche la nostra opinione sul futuro che vogliamo dell’umanità”.
Per le generazioni più giovani, questa consapevolezza trasforma il portafoglio in un’estensione coerente dei propri valori su clima, diritti sociali, governance e innovazione.
“È una sensibilità propria delle generazioni dai millennials in poi, che hanno molta attenzione verso il proprio futuro e vedono anche le scelte finanziarie come politica”, sottolinea il giornalista, indicando un trend destinato a consolidarsi.
Educazione finanziaria, trasparenza e fiducia
Il successo duraturo della finanza sostenibile dipende dalla qualità delle informazioni fornite ai risparmiatori e dalla credibilità dei soggetti emittenti.
La chiarezza su rischi, orizzonte temporale, metriche di impatto e allineamento ai criteri ESG è essenziale per evitare fenomeni di greenwashing e per consolidare la fiducia nel tempo.
Progetti editoriali come il videopodcast Grande Giove, prodotto da Wired con il contributo di professionisti come Daniele Ciciarello, Matteo Imperiale, Ludovico Casalone, Federico Meneghini, Tommaso Perrone, Riccardo Saporiti, Marta Abbà, Samantha Colombo, Nicholas David Altea, Martina Bellet ed Elena Lotto, svolgono un ruolo importante di alfabetizzazione su questi temi.
FAQ
Che cosa si intende per finanza sostenibile
È l’insieme di attività e strumenti finanziari che integrano obiettivi di rendimento con criteri ambientali, sociali e di buona governance, orientando capitali verso progetti sostenibili.
Che ruolo hanno i criteri ESG negli investimenti
I criteri ESG servono a valutare rischi e opportunità legati a ambiente, società e governance, affiancando l’analisi finanziaria tradizionale e migliorando la qualità delle decisioni di investimento.
Perché le aziende sostenibili sono considerate più solide
Gestiscono meglio rischi regolatori e reputazionali, investono nel lungo periodo e mostrano una maggiore capacità di adattamento a transizione energetica, innovazione e cambiamenti normativi.
Che cos’è un green bond retail
È un’obbligazione rivolta principalmente ai risparmiatori individuali, i cui proventi sono destinati a finanziare progetti con chiaro impatto ambientale positivo, come rinnovabili o efficienza energetica.
Cosa ha fatto Dolomiti Energia nel settore dei green bond
Dolomiti Energia ha emesso un green bond retail da 300 milioni di euro per finanziare impianti eolici, fotovoltaici e investimenti sulla rete elettrica, registrando una domanda molto superiore all’offerta.
Perché il retail è importante per la finanza sostenibile
I piccoli risparmiatori ampliano la base di capitali disponibili per la transizione ecologica e contribuiscono a legittimare strumenti ESG come scelta finanziaria mainstream.
Come le nuove generazioni influenzano la finanza
Millennials e Gen Z chiedono prodotti trasparenti e sostenibili, leggono le scelte di investimento come gesto politico e indirizzano l’offerta di banche, gestori e utility.
Qual è la fonte delle dichiarazioni e dei dati citati
Le informazioni e le citazioni provengono dall’intervento di Gianluca Schinaia e Giacomo Donnini nel videopodcast Grande Giove, registrato al Wired Next Fest Trentino e pubblicato da Wired.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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