Europa, integrazione dei capitali e fiducia per rilanciare competitività e colmare il divario globale
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Salone del Risparmio 2026, l’appello: integrazione finanziaria e campioni europei
Al Salone del Risparmio 2026 di Milano, Maria Luisa Gota, Enrico Letta, Emanuele Orsini e l’ambasciatore Giampiero Massolo hanno lanciato un messaggio convergente: l’Europa deve accelerare sull’integrazione dei mercati dei capitali, sviluppare la Saving and Investment Union (SIU) e creare campioni finanziari continentali in grado di competere con Stati Uniti e Cina.
Al centro del confronto, la necessità di collegare in modo strutturale il risparmio gestito all’economia reale, in un contesto segnato da nuove tensioni geopolitiche, costo dell’energia elevato e ritardo europeo su sicurezza, tecnologia e scala industriale.
Il panel ha indicato come condizioni imprescindibili stabilità regolatoria, fiducia degli investitori, autonomia strategica europea e un mercato dei capitali profondo e liquido, capace di canalizzare capitali pazienti verso imprese e infrastrutture.
In sintesi:
- Europa chiamata a integrare i mercati dei capitali e creare campioni finanziari continentali.
- Imprese penalizzate da costi energetici elevati e frammentazione infrastrutturale europea.
- Italia in forte ritardo su quotazioni, IPO e capitalizzazione rispetto alla media UE.
- Rischi geopolitici e tensioni USA-Iran aggravano l’urgenza di autonomia strategica europea.
Mercato dei capitali, energia e geopolitica: le priorità emerse al Salone
Enrico Letta ha denunciato il ritardo accumulato dopo l’introduzione dell’euro: l’Unione monetaria non è stata accompagnata da un’adeguata integrazione finanziaria.
L’avvio della Saving and Investment Union e il ritorno del dibattito su un asset sicuro europeo segnano, secondo Letta, un cambio di fase: da una diagnosi condivisa a un atteggiamento finalmente proattivo, pur con tempi lunghi.
La scala resta il nodo critico: “Le prime 35 imprese finanziarie al mondo sono tutte americane”. Da qui l’invito a favorire aggregazioni e “Airbus del risparmio gestito” per rafforzare la competitività europea.
Dal lato produttivo, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha legato la perdita di competitività a incertezza geopolitica e costo dell’energia: con il petrolio a 140 dollari al barile, le imprese italiane sosterrebbero “21 miliardi di euro in più”.
Orsini ha chiesto energia a prezzi competitivi, nuove politiche industriali e maggiore integrazione infrastrutturale europea. Sul piano finanziario ha sollecitato un utilizzo più flessibile di banca, mercato e risparmio gestito, insieme a aggregazioni aziendali per aumentare la dimensione media delle imprese.
Maria Luisa Gota ha messo al centro il mercato dei capitali come snodo decisivo per trasformare il risparmio in crescita. I numeri del 2025 sono eloquenti: nessuna nuova quotazione e 12 delisting sul Ftse Mib, soltanto due IPO sull’EGM, capitalizzazione pari al 48% del PIL contro il 70% della media UE.
La presidente di Assogestioni ha parlato di catena “non a regime” e di un problema anche culturale: le imprese italiane restano eccessivamente dipendenti dal credito bancario. Servono strumenti più efficienti, incentivi e una diversa mentalità per rendere attrattivo il mercato azionario domestico.
L’ambasciatore Giampiero Massolo, alla guida dell’Osservatorio sul Rischio Geopolitico della Luiss Guido Carli, ha descritto uno scenario globale passato “da cooperazione a conflitto”, dove la sicurezza orienta ormai ogni scelta economica.
Il caso Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz restano, per Massolo, un fattore di rischio sistemico: “Donald Trump sta cercando di aprire una nuova rotta vicino alle coste di Oman ed Emirati Arabi; se non dovesse riuscirci, il rischio di escalation è dietro l’angolo”.
L’Europa, ha ammonito, deve abbandonare le “dipendenze felici” da sicurezza americana, energia russa e manifattura asiatica, puntando su investimenti, industria e intelligenza artificiale per tornare attrattiva per i capitali globali.
In chiusura, il tema della fiducia è emerso come condizione abilitante per il risparmio di lungo periodo. Stabilità normativa e certezza del diritto sono essenziali per gli investitori pazienti.
Maria Luisa Gota ha indicato tre leve operative per mobilitare i capitali verso crescita e innovazione: incentivi fiscali mirati, utilizzo pieno degli strumenti europei e rafforzamento della collaborazione pubblico-privato.
Altrettanto decisive, secondo Gota, sono le best practice di engagement e corporate governance, per fare degli investitori istituzionali interlocutori strategici delle imprese.
L’industria del risparmio gestito, in sinergia con le reti distributive, è chiamata a trasformare bisogni di previdenza, protezione e progettualità in soluzioni concrete, con orizzonte lungo e professionalità qualificata.
Prospettive future per la Saving and Investment Union
L’appello emerso dal Salone del Risparmio 2026 definisce una roadmap chiara: completare l’Unione dei mercati dei capitali, accelerare la Saving and Investment Union e favorire aggregazioni capaci di creare veri campioni europei del risparmio gestito.
In parallelo, la ridefinizione degli equilibri geopolitici e la possibile nuova escalation USA–Iran rendono urgente per l’Europa una strategia di autonomia energetica, tecnologica e finanziaria.
Se la diagnosi è ormai condivisa, il discrimine competitivo dei prossimi anni sarà la capacità degli Stati membri di tradurre queste indicazioni in riforme strutturali e in un ecosistema regolatorio stabile, in grado di canalizzare il vasto risparmio europeo verso innovazione, transizione energetica e rafforzamento industriale.
FAQ
Cosa si intende per Saving and Investment Union in Europa?
La Saving and Investment Union mira ad allineare risparmio e investimenti europei, integrando mercati dei capitali nazionali e creando strumenti comuni per finanziare imprese, transizione verde e innovazione.
Perché l’Italia è indietro sul mercato dei capitali rispetto all’UE?
L’Italia registra poche IPO, molti delisting e una capitalizzazione/PIL al 48% contro il 70% UE, per ragioni culturali, regolatorie e di dipendenza dal credito bancario.
In che modo il costo dell’energia impatta sulle imprese italiane?
Un petrolio a 140 dollari comporterebbe circa 21 miliardi di euro annui aggiuntivi di costi energetici per le imprese italiane, comprimendo margini e investimenti.
Perché la sicurezza è diventata centrale nelle scelte economiche globali?
La sicurezza è centrale perché tensioni in aree critiche, come lo Stretto di Hormuz, condizionano flussi energetici, catene del valore e decisioni di investimento internazionale.
Quali sono le fonti utilizzate per l’elaborazione di questo articolo?
L’articolo deriva da un’elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.



