Euro digitale sfida Trump e Big Tech: l’appello di Piketty e 67 economisti scuote Bruxelles

Euro digitale sfida Trump e Big Tech: l’appello di Piketty e 67 economisti scuote Bruxelles

12 Gennaio 2026

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Sovranità digitale europea e difesa dai monopoli Usa

Euro digitale in rampa di lancio entro il 2029 come infrastruttura pubblica per i pagamenti, concepita per ridurre la dipendenza europea dai circuiti statunitensi. Oggi tredici Paesi dell’Eurozona non dispongono di un sistema domestico digitale e si appoggiano interamente a Visa, Mastercard e PayPal, lasciando un tassello essenziale dell’economia sotto governance estera. La Bce ribadisce che una moneta pubblica nativa digitale è strumento di resilienza e autonomia, non alternativa al contante ma complemento necessario.

Il tema è strategico: senza un’infrastruttura europea, la sovranità sui pagamenti resta esposta a decisioni e standard extra-Ue, con rischi su continuità operativa, costi e privacy. Un euro digitale interoperabile e regolato a livello europeo attenuerebbe il potere di mercato dei player Usa, favorendo concorrenza, standard comuni e controllo su dati e sicurezza.

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La traiettoria politica è chiara: accelerare per evitare lock-in tecnologici e normativi dettati da terzi, definendo limiti alle giacenze per tutelare la stabilità finanziaria e garantendo accesso universale gratuito di base. Il progetto mira a riportare nel perimetro pubblico l’“unità di conto digitale” europea, stabilendo un presidio sovrano su infrastrutture, regole e innovazione, in un contesto di crescente competizione monetaria globale.

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L’appello di Piketty e 67 economisti al Parlamento Ue

Sessantotto accademici ed esperti europei, tra cui Thomas Piketty, sollecitano il Parlamento europeo a sostenere senza compromessi l’euro digitale, opponendosi alle pressioni “miopi” della lobby finanziaria. La lettera, resa nota dal Financial Times, avverte che rinviare o annacquare il progetto significherebbe rafforzare il predominio statunitense nei pagamenti.

L’analisi punta il dito sulla dipendenza strutturale da Visa, Mastercard e PayPal, soprattutto in tredici Paesi dell’Eurozona privi di schemi domestici: senza una moneta pubblica digitale, l’Europa perderebbe controllo su un’infrastruttura economica vitale, rimanendo vulnerabile a scelte extra-Ue. Il richiamo è alla sovranità: standard, resilienza e governance devono essere europei.

Gli economisti chiedono di respingere una versione ridotta del progetto e di fissare un quadro normativo chiaro su privacy, accesso e interoperabilità, salvaguardando la coesistenza con soluzioni private ma evitando catture regolatorie. L’obiettivo indicato è accelerare l’iter legislativo e tecnico, definendo limiti alle giacenze per mitigare i rischi bancari senza snaturare la funzione pubblica dell’euro digitale.

Banche, depositi e limiti: il nodo della stabilità finanziaria

Le grandi banche europee avvertono che portafogli digitali fino a 3.000 euro per cittadino possono drenare liquidità dai conti, comprimendo una fonte di funding stabile e l’erogazione del credito. Nella replica di Hans Stegeman (Triodos Bank) il rischio principale non è la concorrenza ai circuiti privati, ma la fuga dai depositi sommata a minori ricavi e costi di implementazione e gestione.

Per contenere gli effetti pro-ciclici, la Bce prevede tetti alle giacenze, calibrati politicamente e soggetti a revisione, e ribadisce che l’euro digitale affiancherà il contante, non lo rimpiazzerà. I limiti dovrebbero fungere da cuscinetto anti-disintermediazione, riducendo l’attrattività di spostamenti massivi in fasi di stress.

Quattordici istituti, tra cui Deutsche Bank, Bnp Paribas e Ing, chiedono coerenza regolatoria per non indebolire gli sforzi europei nei pagamenti e garantire coesistenza con iniziative private. In parallelo, il relatore dell’Europarlamento Fernando Navarrete spinge per una versione più contenuta del progetto, mentre il vicepresidente Luis de Guindos difende l’accelerazione come leva per ridurre la dipendenza dai fornitori Usa.

La sostenibilità del disegno poggia su tre pilastri: limiti dinamici alle giacenze, remunerazione nulla o contenuta dei wallet pubblici per non cannibalizzare i depositi, incentivi all’integrazione con i servizi bancari e fintech. Governance, privacy e interoperabilità restano condizioni necessarie per preservare stabilità e concorrenza.

FAQ

  • Qual è il principale timore delle banche? La riduzione dei depositi stabili e dell’offerta di credito dovuta allo spostamento di fondi verso wallet pubblici.
  • Quale soglia è discussa per i portafogli digitali? Fino a 3.000 euro per utente, con tetti rivedibili per motivi di stabilità finanziaria.
  • L’euro digitale sostituirà il contante? No, secondo la Bce sarà complementare al contante e ai pagamenti privati.
  • Come si evitano fughe di depositi? Con limiti alle giacenze, assenza di remunerazione o remunerazione contenuta e integrazione con servizi bancari.
  • Chi sostiene di accelerare il progetto? Il vicepresidente Luis de Guindos, in audizione davanti alla commissione economica dell’Europarlamento.
  • Quali banche hanno espresso riserve? Tra le altre Deutsche Bank, Bnp Paribas e Ing, chiedendo coesistenza con soluzioni private.
  • Qual è la fonte giornalistica citata? La lettera degli economisti è stata riportata dal Financial Times.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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