La notizia in sintesi:
- Corte Suprema USA boccia i dazi basati sull’IEEPA, colpendo l’architettura tariffaria voluta da Donald Trump.
- La Casa Bianca ripiega sulla Section 122 del 1974, subito contestata dai giudici commerciali federali.
- Oltre 2.000 aziende chiedono rimborsi fino a 175 miliardi di dollari, aumentando l’incertezza fiscale.
- Il mosaico di Section 122, 232 e 301 crea un labirinto normativo per UE, Cina e Canada.
(Riassunto generato con AI)
Corte Suprema USA, dazi bocciati e rischio caos per il commercio globale
Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito chi, cosa, dove, quando e perché nel nuovo scontro sui dazi. Il collegio dei giudici ha dichiarato illegittima gran parte dei dazi introdotti da Donald Trump utilizzando l’IEEPA, legge d’emergenza economica del 1977.
Secondo la Corte, l’espressione “regolare le importazioni” non autorizza il presidente a imporre tariffe, né a trasformare uno strumento per crisi internazionali in leva strutturale di politica commerciale. A Washington, però, l’amministrazione ha reagito cercando altre basi legali per mantenere l’impianto tariffario.
Il nodo centrale, evidenzia l’analista Julian Marx di Flossbach von Storch, è l’instabilità giuridica generata da norme usate oltre il perimetro originario. Il risultato è un contesto di forte incertezza per imprese globali, bilancio federale e partner come Unione Europea, Cina e Canada.
Dalla IEEPA alla Section 122: il nuovo fronte giudiziario sui dazi USA
Esclusa l’IEEPA, la Casa Bianca è tornata al Trade Act del 1974, rispolverando la Section 122. Questa norma consente dazi generalizzati fino al 15%, per un massimo di 150 giorni, per affrontare squilibri gravi della bilancia dei pagamenti. L’attuale regime sembrava così assicurato fino al 24 luglio 2026.
Il 7 maggio, però, il Tribunale statunitense per il commercio internazionale ha giudicato illegittimi anche questi dazi. I giudici hanno ritenuto non dimostrati i “fondamentali problemi della bilancia dei pagamenti” invocati da Trump, ricordando che la Section 122 nasce nell’era dei cambi fissi, superata con il passaggio ai cambi flessibili del 1973.
La norma, rimasta per decenni “dormiente”, è stata usata da Trump come scorciatoia per dazi temporanei e generalizzati, senza dover provare né pratiche sleali né rischi per la sicurezza nazionale. È probabile un ricorso, ma nel frattempo cresce l’esposizione legale dello Stato federale.
Parallelamente, l’amministrazione fronteggia oltre 2.000 cause aziendali per i dazi IEEPA riscossi in eccesso. Le stime indicano possibili rimborsi tra 130 e 175 miliardi di dollari, a fronte di 330 miliardi di entrate doganali incassate tra aprile 2025 e marzo 2026.
Metà di quel gettito potrebbe svanire, lasciando solo una “goccia” rispetto a una spesa federale oltre i 7.000 miliardi annui, a fronte di costi crescenti per consumatori, filiere e burocrazia doganale. L’idea di un “buon deal” appare sempre meno difendibile alla prova dei numeri.
Sul piano operativo, il quadro tariffe USA verso UE, Cina e altri partner è ormai un labirinto. Accanto ai dazi contestati ex IEEPA e Section 122, restano pienamente in vigore:
• Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, che consente dazi per motivi di sicurezza nazionale su acciaio, alluminio e componentistica auto.
• Section 301 del Trade Act del 1974, usata contro pratiche scorrette, in particolare verso le importazioni cinesi.
In teoria esiste una logica: sicurezza, concorrenza sleale, emergenze macroeconomiche. In pratica, eccezioni, minacce di nuove tariffe e revisioni ravvicinate trasformano le regole in un sistema quasi imprevedibile. Per le imprese esportatrici pianificare investimenti, prezzi e catene di fornitura diventa un esercizio ad altissima volatilità.
Le nuove minacce tariffarie di Trump contro Paesi europei – anche nel contesto delle sue dichiarazioni sull’ipotetica annessione della Groenlandia – mostrano la fragilità degli accordi con l’Unione Europea. Nonostante intese recenti, le minacce di dazi aggiuntivi fino al 25% per chi commercia con l’Iran hanno riacceso tensioni con numerosi partner.
All’inizio di aprile, la Casa Bianca ha introdotto una nuova regolazione sui dazi Section 232 per acciaio e alluminio:
• Prodotti lavorati con almeno il 15% di metallo: dazio uniforme del 25%.
• Prodotti con quota metallica sotto il 15%: esclusi dai dazi Section 232.
• Merci prodotte fuori dagli USA ma con metallo di origine americana: dazio ridotto al 10%.
• Impianti ad alta intensità metallica e apparecchiature per reti elettriche: dazio speciale del 15% fino al 2027.
Si tratta solo di un estratto, ma sufficiente a mostrare la complessità regolatoria che colpisce in modo diretto molte catene industriali europee.
Per le imprese esportatrici, i problemi non derivano solo dalla rapidità dei cambiamenti ma anche dalla stratificazione normativa. Nei dazi Section 301 contro la Cina, rileva l’origine economica della merce, non il Paese di spedizione: prodotti cinesi riesportati dall’UE restano colpiti.
Le aziende devono quindi gestire:
• Onerosi obblighi documentali sull’origine delle merci.
• Difficoltà nel reperire i “mill test certificates” per i materiali metallici.
• Sovrapposizioni tra diversi regimi tariffari, con rischi di errori e sanzioni.
Alcuni operatori godono di esenzioni temporanee, ad esempio per specifici prodotti elettronici, minerali critici o merci coperte dall’accordo USMCA tra Stati Uniti, Canada e Messico. Ma la loro durata è incerta e spesso legata a scelte politiche contingenti.
Effetti di lungo periodo e scenari futuri per imprese e partner USA
Nel frattempo, i conflitti commerciali con il Canada si riaccendono: Washington ha avviato indagini Section 301 su presunte pratiche di concorrenza sleale in vari Paesi. L’obiettivo è sostituire i dazi IEEPA e quelli temporanei della Section 122 con nuove basi legali più difficili da contestare.
Ma l’effetto sistemico è un contesto “senza tempo” di incertezza, in cui decisioni e minacce tariffarie hanno spesso durata di pochi mesi. Il mercato globale si abitua a una volatilità strutturale nelle relazioni con gli Stati Uniti, mentre l’agenzia doganale americana si trasforma in un apparato iper-burocratico.
FAQ
Cosa ha deciso la Corte Suprema USA sui dazi di Trump?
La Corte Suprema ha dichiarato illegittima gran parte dei dazi basati sull’IEEPA, escludendo che “regolare le importazioni” implichi il potere presidenziale di imporre tariffe.
Cosa prevede la Section 122 del Trade Act del 1974?
La Section 122 consente dazi generalizzati fino al 15% per un massimo di 150 giorni, motivati da gravi squilibri della bilancia dei pagamenti internazionali.
Quali sono le principali tipologie di dazi USA oggi attive?
Attualmente sono centrali i dazi Section 232 per la sicurezza nazionale, quelli Section 301 contro pratiche scorrette e, in via temporanea, quelli contestati della Section 122.
Come impattano i dazi USA sulle imprese europee esportatrici?
Impatta in modo significativo, aumentando oneri documentali, rischi legali, costi di importazione e incertezza sui prezzi, specie per acciaio, alluminio, componentistica e beni con parti cinesi.
Quali sono le fonti di questo approfondimento sui dazi USA?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.



