ECMO: giovane ustionato trasferito a Milano, lo specialista svela come funziona e perché può salvare vite

Trasferimento e condizioni del giovane paziente
Trasferito dal Niguarda al Policlinico di Milano, uno dei giovani rimasti ustionati a Crans-Montana è stato affidato alla Terapia Intensiva per un supporto avanzato con ECMO. Il passaggio in un centro ad alta specializzazione rientra nella rete lombarda dedicata ai casi di insufficienza respiratoria o cardiaca refrattaria, attivata per garantire accesso rapido alle tecnologie salvavita. Le condizioni cliniche sono severe, con necessità di monitoraggio continuo e gestione multidisciplinare.
Nei pazienti ustionati, il quadro respiratorio può deteriorarsi per l’inalazione di fumi tossici e per l’alta incidenza di polmoniti e infezioni correlate alla ventilazione meccanica prolungata. L’ECMO viene considerato quando le terapie convenzionali non assicurano scambi gassosi adeguati o quando si associa compromissione emodinamica. L’intervento precoce del team esperto riduce i tempi di attesa e ottimizza l’indicazione alla circolazione extracorporea.
Il ricovero in Terapia Intensiva del Policlinico di Milano consente l’incannulamento in sicurezza, la gestione dell’anticoagulazione e la prevenzione delle complicanze legate all’allettamento. Il giovane resta in ventilazione assistita, con parametri adattati alla protezione polmonare, mentre il supporto extracorporeo supplisce agli scambi di ossigeno e alla rimozione di CO2 in attesa della stabilizzazione clinica.
Cos’è l’ECMO e quando si utilizza
L’ECMO è un supporto di circolazione extracorporea impiegato nei casi di grave insufficienza respiratoria e/o cardiaca refrattaria alle terapie standard. Esistono due configurazioni: veno-venosa, mirata al sostegno polmonare, e veno-arteriosa, indicata quando è compromessa anche la funzione cardiaca per shock o arresto.
Il circuito preleva il sangue da una grossa vena, lo attraversa in un ossigenatore che aggiunge ossigeno e rimuove anidride carbonica, quindi lo reinfonde nel sistema venoso o arterioso in base all’obiettivo clinico. L’avvio del trattamento richiede incannulamento di grosso calibro, controllo emostatico e competenze dedicate.
La metodica è riservata a centri ad alta specializzazione, come il Policlinico di Milano, all’interno della rete ECMO lombarda che coordina valutazione, trasporto e gestione dei pazienti critici. Nei pazienti ustionati può essere necessaria per danno da inalazione, fragilità della mucosa bronchiale e sovrainfezioni polmonari, soprattutto in presenza di ventilazione meccanica prolungata.
Rischi, durata del supporto e prospettive di recupero


L’ECMO richiede anticoagulazione continua per prevenire trombi nel circuito e nell’ossigenatore, con conseguente aumento del rischio emorragico, inclusi sanguinamenti chirurgici e intracranici. Il ricovero prolungato in Terapia Intensiva espone a complicanze da allettamento, infezioni nosocomiali e disfunzioni d’organo legate alla criticità clinica. Nei pazienti ustionati il rischio di polmoniti è elevato per danno da inalazione e fragilità mucosale, aggravato dalla ventilazione meccanica prolungata.
La durata del supporto è variabile e dipende dall’evoluzione della patologia: nei casi di insufficienza respiratoria severa può protrarsi settimane o mesi in configurazione veno-venosa, con rivalutazioni quotidiane di ossigenazione, scambi di CO2 e stabilità emodinamica. Il weaning è considerato solo quando gli scambi gassosi risultano adeguati con ventilazione protettiva e parametri stabilmente migliorati.
Il recupero segue un percorso graduale: dopo la sospensione dell’ECMO, la funzione respiratoria resta supportata dal ventilatore fino al recupero dell’autonomia. Se la causa è reversibile, come una polmonite, è possibile un ritorno a una funzione polmonare sovrapponibile al pre-evento. Fondamentali fisioterapia respiratoria, prevenzione delle infezioni e gestione nutrizionale per ridurre le sequele dell’allettamento e accelerare la riabilitazione.
FAQ
- Che cos’è l’ECMO?
Un supporto extracorporeo che ossigena il sangue e rimuove CO2 nei casi di insufficienza respiratoria o cardiaca refrattaria. - Quando si usa la modalità veno-venosa?
Quando serve solo supporto polmonare, con cuore funzionante. - Quando si usa la modalità veno-arteriosa?
In presenza di insufficienza cardiaca, shock cardiogeno o arresto cardiaco. - Quali sono i principali rischi?
Trombosi del circuito, emorragie da anticoagulazione, infezioni, complicanze da allettamento e disfunzioni d’organo. - Quanto può durare il trattamento?
Da giorni a mesi, in base alla gravità e alla risposta clinica. - Quali sono le prospettive di recupero?
Se la causa è reversibile, possibile ritorno a funzione respiratoria normale dopo weaning da ECMO e ventilatore. - Qual è la fonte delle informazioni cliniche?
Dichiarazioni del professor Giacomo Grasselli, Policlinico di Milano, riportate in comunicazione stampa.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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