Demenza e ictus, nuovo allarme clinico sul possibile aumento del rischio legato a un farmaco diffuso

Risperidone e ictus nella demenza: cosa rivela il nuovo maxi‑studio
Un ampio studio osservazionale condotto nel Regno Unito su oltre 165.000 pazienti con demenza ha analizzato il legame tra risperidone e rischio di ictus. I ricercatori della Brunel University of London hanno valutato, tra il 2004 e il 2023, i dati clinici anonimizzati del NHS, confrontando pazienti trattati con risperidone e pazienti non esposti.
Il lavoro, pubblicato sul British Journal of Psychiatry, mostra che l’aumento di rischio di ictus è presente in tutti i sottogruppi esaminati, inclusi quelli senza precedenti eventi cerebrovascolari.
Questo risultato, rilevante per la farmacologia geriatrica e per la gestione dei sintomi comportamentali nella demenza, solleva interrogativi sulle attuali linee guida e impone una revisione delle strategie prescrittive e di monitoraggio, in assenza di reali alternative autorizzate nel contesto britannico.
In sintesi:
- Studio su oltre 165.000 pazienti con demenza conferma aumento del rischio di ictus con risperidone.
- Non emerge alcun sottogruppo di pazienti “protetto” dal rischio cerebrovascolare associato al farmaco.
- Rischio più elevato nei trattamenti a breve termine, intorno alle dodici settimane di terapia.
- I risultati spingono a rivedere linee guida, consenso informato e monitoraggio personalizzato.
Dati chiave dello studio e criticità per la pratica clinica
Il risperidone, antipsicotico atipico bloccante i recettori dopaminergici D2 e serotoninergici 5‑HT2A, è l’unico farmaco autorizzato nel Regno Unito per l’agitazione grave e l’aggressività nella demenza. Circa la metà dei pazienti con demenza sviluppa questi sintomi, spesso con forte impatto su famiglie e caregiver.
Nel dataset del NHS (2004‑2023), il tasso annuale di eventi cerebrovascolari nei pazienti con precedente ictus è risultato pari a 22,2 per 1.000 anni‑persona con risperidone, contro 17,7 per 1.000 nei controlli.
Nei pazienti senza storia di ictus, il rischio è comunque aumentato: 2,9% tra i trattati rispetto al 2,2% nei non trattati, con picco nelle prime dodici settimane di terapia.
Il dottor Byron Creese ha spiegato che l’obiettivo era identificare gruppi più vulnerabili, ipotizzando di poter selezionare pazienti relativamente “sicuri”.
“Sapevamo che il risperidone causa ictus, ma non sapevamo se alcuni gruppi di pazienti potessero essere più a rischio di altri. Pensavamo che, identificando le caratteristiche che rendono alcune persone più vulnerabili, i medici avrebbero potuto evitare di prescrivere il farmaco a quei pazienti”, ha dichiarato.
L’analisi ha invece mostrato una distribuzione del rischio sostanzialmente uniforme tra sottogruppi, indipendente dalla storia cardiovascolare pregressa. Ciò complica l’uso di algoritmi semplici di esclusione e spinge verso un consenso informato più robusto e una valutazione caso per caso, soprattutto considerando che nella pratica molti pazienti rimangono in terapia oltre le sei settimane suggerite dalle linee guida NHS.
Prospettive future tra nuove linee guida e ricerca farmacologica
I risultati suggeriscono una revisione delle raccomandazioni prescrittive per il risperidone nella demenza, con particolare attenzione a durata minima efficace, rivalutazioni periodiche e strategie di deprescrizione.
Come sottolineato dal dottor Byron Creese, “questi dati offrono informazioni più precise su chi sia maggiormente a rischio, aiutando tutti i soggetti coinvolti a compiere scelte più consapevoli, attraverso conversazioni oneste tra medici, pazienti e famiglie.”
Resta prioritaria la ricerca di alternative farmacologiche specificamente indicate per l’agitazione nella demenza e lo studio dei meccanismi con cui il risperidone aumenta il rischio di ictus, per orientare molecole più sicure e protocolli di monitoraggio più mirati.
FAQ
Il risperidone aumenta sempre il rischio di ictus nei pazienti con demenza?
Sì, lo studio indica un aumento di rischio in tutti i sottogruppi analizzati, inclusi i pazienti senza precedente ictus, con incidenza annuale più alta rispetto ai non trattati.
Quanto è elevato il rischio di ictus con risperidone rispetto ai non trattati?
È moderatamente più alto: 2,9% contro 2,2% nei pazienti senza storia di ictus, e 22,2 contro 17,7 eventi per 1.000 anni‑persona nei già colpiti.
Per quanto tempo è raccomandato l’uso di risperidone nella demenza?
Attualmente le linee guida NHS raccomandano un utilizzo massimo di circa sei settimane, con chiara indicazione clinica e continuo monitoraggio dei rischi cerebrovascolari.
Esistono alternative sicure al risperidone per l’agitazione nella demenza?
Attualmente nel Regno Unito non esistono antipsicotici specificamente autorizzati per questa indicazione; si privilegiano interventi non farmacologici e, se necessario, strategie off‑label attentamente valutate.
Qual è la fonte delle informazioni riportate su risperidone e ictus?
Le informazioni derivano da una elaborazione giornalistica basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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