Delitto di Garlasco Bartoli denuncia processo mediatico e descrive una situazione devastante e fuori controllo
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Delitto di Garlasco, allarme di Bartoli sul processo mediatico televisivo
Chi parla è Claudio Bartoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti. Che cosa denuncia? Il dilagare di un processo mediatico senza regole intorno al delitto di Garlasco e ad altri casi di cronaca. Dove? Nei principali talk e programmi d’approfondimento televisivi nazionali. Quando? In queste settimane, dopo la riapertura delle indagini e le nuove ipotesi sul ruolo di Andrea Sempio nell’omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007. Perché? Perché, secondo Bartoli, lo spettacolo giudiziario in tv è “devastante”, fuori controllo e favorito dall’inerzia di governo, parlamento e Autorità di vigilanza, incapaci di tutelare davvero la presunzione di innocenza.
In sintesi:
- Claudio Bartoli denuncia un processo mediatico senza controllo sul delitto di Garlasco.
- Accusati i talk tv: ricostruzioni spettacolari, uso disinvolto di intelligenza artificiale.
- Criticata la legge Cartabia sulla presunzione di innocenza, definita “fallimentare”.
- Fermi da anni comitato di vigilanza e intervento di parlamento, governo e Agcom.
Come la tv trasforma le inchieste giudiziarie in spettacolo permanente
La riapertura del caso di Garlasco, con il rinnovato interesse attorno a Andrea Sempio, è diventata per Bartoli il simbolo di una deriva strutturale dell’informazione televisiva di cronaca nera. Il presidente dell’Ordine cita in particolare Quarto Grado, accusato di ricostruzioni scenografiche “con caratteri giganteschi”, Quarta Repubblica, che avrebbe utilizzato l’intelligenza artificiale per rimettere in scena il delitto, e La vita in diretta, descritta come “una sorta di processo”.
Secondo Bartoli, il problema centrale è l’assenza di “controllo giornalistico”: molte trasmissioni sono “in mano ad autori che non sono giornalisti”, guidati più dalla logica dello spettacolo che dai criteri deontologici di verifica, prudenza e rispetto della presunzione di innocenza. Questo scollamento, sottolinea, alimenta ricostruzioni parziali, sovraesposizione di indagati e familiari, pressioni sull’opinione pubblica e, indirettamente, sul processo penale.
La responsabilità, avverte Bartoli, non ricade solo sui media: procure, inquirenti e avvocati “danno carburante” alle narrazioni mediatiche, fornendo atti, indiscrezioni e ricostruzioni che innescano il “circo mediatico”. In questo quadro, la legge sulla presunzione d’innocenza (cosiddetta legge Cartabia) non avrebbe limitato gli eccessi televisivi, ma solo “messo la museruola” alle inchieste su politici e potenti, rivelandosi “fallimentare” rispetto all’obiettivo dichiarato.
Il vuoto di regole e vigilanza che alimenta il circo mediatico
Per uscire dalla spirale del processo mediatico, Bartoli richiama un precedente istituzionale: nel 2008, su impulso dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, fu istituito un comitato di vigilanza sulla correttezza dei processi in tv. Quel comitato, però, non viene più convocato dal 2012. L’Ordine dei Giornalisti ne ha chiesto formalmente la riattivazione nel 2022 e nel 2023 e ha diffuso un documento pubblico nel 2025; tre mesi fa ha sollecitato l’Agcom, competente sulla materia. Finora, riferisce Bartoli, “non è stato fatto niente”.
Da qui la domanda cruciale: *“Interessa davvero a qualcuno frenare il circo mediatico?”*. L’analisi del presidente è durissima: “Il parlamento non si muove, il governo non fa niente, l’Autorità è inerte”. I giornalisti vengono descritti come “una delle molte pedine, forse neanche la più importante” di un sistema che trae benefici di audience e consenso dall’esposizione spettacolare dei procedimenti penali.
Per ristabilire un equilibrio tra diritto di cronaca e tutela degli indagati, Bartoli chiede una “legge seria che colpisca chi fa i processi in televisione” e una piena ricondotta delle trasmissioni di cronaca sotto la responsabilità effettiva di direttori ed editori giornalistici. Altrimenti, avverte, “la vera grande vittima resta la presunzione d’innocenza”, principio cardine dello Stato di diritto.
FAQ
Che cosa critica Bartoli sulla copertura del delitto di Garlasco?
Critica un processo mediatico senza controllo, con ricostruzioni spettacolari in tv che, secondo lui, violano equilibrio informativo e presunzione di innocenza.
Perché la legge Cartabia sulla presunzione di innocenza è definita fallimentare?
È definita fallimentare perché limita la comunicazione su politici e potenti, ma non incide sugli eccessi dei talk show giudiziari televisivi.
Qual è il ruolo degli autori televisivi nei processi mediatici?
È decisivo, perché molte trasmissioni sono guidate da autori non giornalisti, orientati allo spettacolo più che alle regole deontologiche.
Cosa chiede l’Ordine dei Giornalisti ad Agcom e istituzioni?
Chiede la riattivazione del comitato di vigilanza sui processi in tv e una nuova legge che sanzioni i processi paralleli mediatici.
Da quali fonti è stata elaborata questa analisi giornalistica?
È elaborata congiuntamente da notizie e lanci provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla Redazione.



