Crans-Montana presenta conti salati ai feriti, bufera su 75mila euro a Manfredi Marcucci
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Fatture ai feriti di Crans-Montana, caso sanitario e diplomatico Italia-Svizzera
Le famiglie di Eleonora Palmieri e Manfredi Marcucci, superstiti italiani della strage di Capodanno a Crans-Montana (41 vittime), hanno ricevuto a inizio 2026 pesanti fatture dagli ospedali svizzeri.
Le richieste di pagamento, superiori a decine di migliaia di euro, sono arrivate dagli ospedali del Cantone del Vallese, dove i due giovani erano stati ricoverati in urgenza.
Il caso è esploso tra Italia e Svizzera quando le famiglie, già provate da ustioni gravissime e terapie intensive, si sono viste recapitare importi insostenibili, generando indignazione pubblica e allarme diplomatico.
Nel giro di poche ore, le autorità cantonali hanno chiarito che le spese saranno integralmente a carico del Vallese (ed eventualmente della Confederazione), senza oneri per le famiglie né per lo Stato italiano.
Resta però l’interrogativo su come sia stato possibile l’invio delle fatture, e su quali procedure internazionali regolino davvero la copertura sanitaria in simili tragedie collettive.
In sintesi:
- Superstiti italiani di Crans-Montana hanno ricevuto fatture ospedaliere da migliaia di euro.
- Il Cantone del Vallese ha poi confermato che le famiglie non devono pagare nulla.
- L’episodio ha generato frizioni diplomatiche e richieste di chiarimento formale.
- Rimangono dubbi su gestione amministrativa, responsabilità e futuri risarcimenti.
Come nasce il caso delle fatture e il chiarimento del Vallese
A Eleonora Palmieri, veterinaria riminese gravemente ustionata, è stata recapitata una fattura da 17mila franchi, oltre 18mila euro per circa dodici ore di ricovero.
A Manfredi Marcucci, curato in terapia intensiva all’ospedale di Sion, è arrivata una richiesta di circa 75mila euro.
La madre di Eleonora ha definito i costi *«vergognosi»*, chiedendo cosa accadrebbe a ruoli invertiti, mentre il padre di Manfredi, Umberto Marcucci, ha parlato di *«richiesta assurda»*, sottolineando il confronto con la sanità pubblica italiana e chiedendo rassicurazioni scritte tramite l’ambasciata.
In calce alle lettere compariva però una postilla: *«La fattura non deve essere pagata»*.
Il dipartimento cantonale della sanità del Vallese, guidato dal presidente Mathias Reynard, ha parlato di “errore amministrativo”, probabilmente dovuto a un funzionario.
Una telefonata tra Reynard e l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha sbloccato l’impasse: il Vallese coprirà integralmente le spese sanitarie, senza chiedere nulla alle famiglie né all’Italia, come promesso sin dall’inizio.
L’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso, che rappresenta le famiglie nella fondazione Beloved nata a Sion per sostenere le vittime (41 morti, di cui 6 italiani, e 115 feriti), ha ribadito che *«non esiste che qualcuno debba sborsare un solo euro»* per quanto accaduto.
Resta però il nodo tecnico: il dipartimento del Vallese richiama il ruolo della LAMal, il sistema svizzero che gestisce le spese mediche internazionali, chiamato a stabilire con le assicurazioni italiane quali prestazioni coprire.
Cornado e Reynard si incontreranno a Martigny il 24 aprile per chiudere il “disguido” e avanzare sul complesso dossier dei risarcimenti.
Ambiguità amministrative, responsabilità e prossimi passi per i risarcimenti
Al di là del dietrofront svizzero, per le famiglie resta una profonda amarezza.
L’avvocato Domenico Radice, che le assiste, definisce «inopportuna» l’iniziativa degli ospedali: secondo la difesa, le spese devono restare interamente a carico delle autorità elvetiche, anche alla luce delle possibili responsabilità pubbliche già emerse sulla tragedia di Crans-Montana.
L’invio delle fatture, pur annullate, viene letto come segnale di fragilità delle procedure e di scarsa attenzione al trauma dei sopravvissuti.
La prossima riunione a Martigny sarà cruciale non solo per consolidare l’impegno del Vallese sulla copertura sanitaria, ma anche per impostare criteri trasparenti di indennizzo alle vittime e ai familiari.
Il caso, amplificato mediaticamente, rischia di diventare un precedente nei rapporti sanitari transfrontalieri, spingendo Italia e Svizzera a definire protocolli più chiari su soccorsi, costi e responsabilità economiche in situazioni di catastrofi con numerosi cittadini stranieri coinvolti.
FAQ
Chi pagherà le spese mediche dei feriti italiani di Crans-Montana?
Le spese saranno integralmente coperte dal Cantone del Vallese ed eventualmente dalla Confederazione svizzera. Nulla è richiesto alle famiglie né allo Stato italiano.
Le fatture inviate agli italiani devono essere considerate ancora valide?
No, le fatture non sono esigibili. Le autorità vallesane hanno confermato ufficialmente che si è trattato di un errore amministrativo e che nessun pagamento è dovuto.
Le famiglie delle vittime possono chiedere ulteriori risarcimenti alla Svizzera?
Sì, è possibile. Le famiglie sono assistite da legali, tra cui l’avvocato Domenico Radice, e il dossier risarcimenti sarà discusso nei prossimi incontri ufficiali.
Qual è il ruolo della LAMal nel caso sanitario di Crans-Montana?
La LAMal coordina le coperture sanitarie svizzere a livello internazionale, definendo con le assicurazioni italiane quali prestazioni sono rimborsate e da chi.
Da quali fonti è stata elaborata questa ricostruzione giornalistica?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

