Crans Montana la Svizzera è furiosa: emergono retroscena inaspettati

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Lo shock dopo la scarcerazione
La liberazione su cauzione di Jacques Moretti, gestore con la moglie Jessica del locale Le Constellation di Crans-Montana, è diventata il simbolo del cortocircuito tra dolore collettivo e giustizia elvetica. Nella notte di Capodanno, tra le montagne del Vallese, sei giovanissimi hanno perso la vita, decine di ragazzi sono rimasti feriti, oltre cento i coinvolti in una carneficina che ha travolto l’intera Europa.
La cauzione di 200 mila franchi svizzeri, pagata da una persona vicina all’imputato, è stata percepita come una cifra sproporzionata rispetto alla gravità del disastro e al numero delle vittime. Moretti può ora rimanere a casa, con divieto di espatrio e obbligo di firma quotidiano: misure considerate troppo blande da molte famiglie, che temono possibili accordi sotterranei nelle versioni fornite agli inquirenti.
L’indignazione non arriva soltanto dall’estero. All’interno della stessa Svizzera, penalisti, parlamentari e editorialisti mettono in guardia contro una gestione del caso percepita come burocratica, lenta e poco empatica verso le vittime, mentre cresce la richiesta di una risposta giudiziaria più severa, trasparente e verificabile da parte dell’opinione pubblica internazionale.
Frattura diplomatica e scontro politico
La decisione del giudice vallese ha scatenato un duro confronto tra Italia e Svizzera. Il richiamo a Roma dell’ambasciatore italiano e le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato apertamente di “indignazione” e “sconcerto”, segnano un punto di non ritorno nella narrazione di quello che, per molte famiglie, è ormai un caso di giustizia mancata.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito le condizioni della libertà vigilata concesse a Moretti come un “involontario invito a concordare tesi e dichiarazioni”, sottolineando il rischio di interferenze testimoniali. Dall’altra parte del confine, il senatore socialista e professore di diritto penale Daniel Jositsch ha bollato le critiche italiane come “estremamente populiste”, evidenziando una linea difensiva della magistratura elvetica che appare impermeabile alle pressioni esterne.
In questo clima, le famiglie delle vittime chiedono certezze e tempi chiari per le indagini, mentre le cancellerie europee osservano con attenzione un caso che ormai tocca temi sensibili: sovranità giudiziaria, tutela dei cittadini all’estero, credibilità degli accordi bilaterali sulla cooperazione penale.
La richiesta di verità dalla Svizzera
Non è solo l’estero a contestare la gestione del dossier. Gli avvocati delle famiglie svizzere, come Christophe de Galembert, legale dei parenti di Trystan Pidoux, 17enne del Canton Vaud, denunciano una decisione “inaspettata e particolarmente scioccante”, accusando i giudici di aver sottovalutato il rischio di fuga dell’imputato grazie ai suoi legami con il Paese d’origine. L’avvocato Jean-Luc Addor parla apertamente di “scandalo e vergogna” verso le vittime.
Il corrispondente da Parigi del quotidiano Blick, Richard Werly, avverte che la chiusura del Paese alle critiche internazionali è “il rischio maggiore per la reputazione della Svizzera”. Lo stesso servizio internazionale della radiotelevisione pubblica, SWI (Società svizzera di radiotelevisione), chiede che il caso sia chiarito “in modo deciso e completo”, evidenziando il pericolo di un danno di immagine duraturo.
Il caporedattore di Blick, Rolf Cavalli, ha scritto che in gioco non c’è solo la colpa, ma la fiducia e il coraggio di ammettere che anche la Svizzera è fallibile. Da settimane la stampa propone la nomina di un procuratore straordinario o di un supervisore indipendente dal Cantone Vallese, in nome di una responsabilità che va oltre i confini cantonali e tocca direttamente la credibilità dello Stato di diritto elvetico.
FAQ
D: Perché la scarcerazione di Jacques Moretti ha suscitato così tante polemiche?
R: Perché è avvenuta dopo una strage con numerose vittime e feriti, con una cauzione ritenuta troppo bassa e misure restrittive giudicate insufficienti dalle famiglie.
D: Qual è il ruolo del locale Le Constellation nel caso?
R: Il locale di Crans-Montana, gestito da Jacques e Jessica Moretti, è il luogo al centro della tragedia di Capodanno da cui è partita l’inchiesta penale.
D: Cosa contesta il governo italiano alla Svizzera?
R: Roma critica la decisione del giudice vallese sulla libertà su cauzione e chiede garanzie di un’indagine rigorosa, trasparente e rispettosa delle vittime italiane coinvolte.
D: Come ha reagito la politica svizzera alle critiche estere?
R: Esponenti come Daniel Jositsch hanno definito le dichiarazioni italiane “populiste”, difendendo l’autonomia della magistratura e il sistema giudiziario elvetico.
D: Cosa chiedono gli avvocati delle famiglie svizzere delle vittime?
R: Domandano misure più severe, una rivalutazione del rischio di fuga e un’indagine condotta con maggiore indipendenza, eventualmente da un procuratore straordinario.
D: Che posizione hanno assunto i media elvetici come Blick e SWI?
R: Blick e SWI invocano chiarezza totale, coraggio istituzionale e una gestione che tuteli la credibilità internazionale della Svizzera.
D: Perché si parla di supervisore indipendente dal Cantone Vallese?
R: Per garantire un controllo esterno sulle indagini, ridurre i conflitti di interesse e rafforzare la fiducia dei cittadini nella correttezza del procedimento.
D: Qual è la fonte giornalistica principale citata in questo caso?
R: Le analisi e le prese di posizione più rilevanti sono state pubblicate dal quotidiano svizzero Blick e dal portale internazionale SWI della Società svizzera di radiotelevisione.




