Crans Montana, aumenta il malcontento per l’esenzione sulle fatture italiane e il timore di richieste francesi
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Svizzera divisa sulle spese sanitarie dopo il rogo di Crans-Montana
Nel Parlamento federale di Berna cresce il dissenso verso l’ipotesi, annunciata dal presidente svizzero Guy Parmelin, di non far pagare le spese mediche ai feriti del rogo di Capodanno a Crans-Montana, in cui sono morte 41 persone, tra cui sei italiani.
La questione, emersa nelle ultime settimane, riguarda le fatture già emesse dagli ospedali vallesani e l’eventuale rimborso all’Italia, che per prima aveva rinunciato a far pagare i feriti accolti sul proprio territorio.
Il dibattito è acceso perché, secondo diversi deputati, il Consiglio federale rischia di creare un precedente costoso e difficilmente gestibile con Francia e altri Paesi, oltre a sollevare interrogativi su equità di trattamento e responsabilità morale della Svizzera nella catastrofe.
In sintesi:
- Il Parlamento svizzero contesta la proposta di non fatturare le cure ai feriti di Crans-Montana.
- Timori per un precedente che apra richieste analoghe da Francia e altri Stati coinvolti.
- Divisi i partiti: tra accuse di populismo umanitario e richieste di accordo globale.
- La soluzione finale dovrebbe nascere dalla tavola rotonda prevista dalla Lex Crans-Montana.
Le posizioni dei partiti svizzeri e il nodo del precedente internazionale
Molti parlamentari denunciano un’operazione d’immagine del Consiglio federale dopo la tragedia. Nicole Lamon, portavoce del governo, ha chiarito a “La Tribune de Genève” che *«non è ancora stata presa alcuna decisione»*.
Celine Amaudruz (Udc/Ge) ammette di sentirsi “a disagio” e riferisce numerosi messaggi di cittadini indignati: *«Si ha l’impressione che la Svizzera si pieghi davanti all’Italia, facendo pagare ai nostri contribuenti le fatture altrui»*. Teme che la legge speciale sulle vittime e l’accordo sulle spese sanitarie generino “precedenti” problematici.
Cyril Aellen (Plr/Ge) accusa Berna di *«cedere alle sirene italiane»* e chiede di applicare il diritto ordinario: ciascun Paese dovrebbe farsi carico dei propri cittadini. Sottolinea la necessità di un trattamento equo per tutte le vittime di tragedie avvenute in Svizzera, non solo per gli eventi di forte impatto mediatico.
Più sfumata ma critica la sinistra. Brigitte Crottaz (Ps/Vd) richiama la reciprocità con l’Italia e la responsabilità morale elvetica, ma chiede trasparenza su costi, coperture finanziarie e rapporto con la Francia, che conta proprie vittime e ospita pazienti svizzeri. Cita la legge speciale che riconosce 50mila franchi alle vittime di Crans-Montana, ricordando il diverso trattamento rispetto al caso di Kerzers, segnale di una legislazione insufficiente per le grandi catastrofi.
Al centro, Benjamin Roduit (Vs) parla di *«fretta incomprensibile»* e definisce “goffaggine monumentale” l’invio delle fatture in Italia da parte dell’Ospedale del Vallese senza consultazioni. Tuttavia, sostiene la ricerca di un accordo globale tra tutti i Paesi che hanno prestato aiuto, accettando di “uscire dai sentieri battuti”.
Per i Verdi, Raphael Mahaim (Vd) giudica corretta la decisione di bloccare l’invio delle fatture, ricordando che nessuna struttura sanitaria coinvolta ha problemi di liquidità. Propone di definire nel lungo periodo *«chi dovrà pagare cosa»* all’interno della tavola rotonda prevista dalla Lex Crans-Montana, piattaforma federale che riunisce tutti gli attori del dossier.
Secondo Mahaim, la priorità è garantire l’uguaglianza di trattamento, evitando differenze basate sulla nazionalità, unica via per una *«soluzione robusta»* e sostenibile sul piano giuridico e politico.
Quali effetti futuri sul diritto svizzero delle grandi catastrofi
Il caso Crans-Montana rischia di diventare il banco di prova per una riforma strutturale della gestione delle catastrofi in Svizzera, sia sul piano degli indennizzi sia su quello delle spese sanitarie transfrontaliere.
Le divergenze emerse a Berna indicano l’esigenza di regole chiare su chi paga, quando interviene la solidarietà internazionale e come evitare disparità tra vittime di eventi diversi ma ugualmente traumatici.
L’esito della tavola rotonda della Lex Crans-Montana potrebbe definire un modello replicabile per future emergenze, ridefinendo i rapporti finanziari tra Confederazione, cantoni e Stati esteri, con impatto diretto sulla percezione di equità da parte dei contribuenti svizzeri.
FAQ
Chi deciderà sul pagamento delle spese mediche di Crans-Montana?
La decisione finale spetterà al Consiglio federale, supportato dalla tavola rotonda istituita con la Lex Crans-Montana, che riunisce Confederazione, cantoni e ospedali.
Perché molti parlamentari svizzeri temono un precedente con l’Italia e la Francia?
Temono che un rimborso totale all’Italia induca la Francia e altri Paesi a rivendicare identico trattamento, aumentando i costi pubblici svizzeri e complicando i rapporti bilaterali.
Le vittime di altre tragedie in Svizzera ricevono lo stesso sostegno?
No, il caso Crans-Montana è regolato da una legge speciale. Le vittime di Kerzers, ad esempio, non hanno ricevuto l’indennizzo di 50mila franchi, evidenziando trattamenti differenti.
Gli ospedali svizzeri coinvolti rischiano problemi di liquidità?
No, secondo il deputato Raphael Mahaim gli istituti interessati non hanno problemi di liquidità, permettendo di sospendere l’invio delle fatture in attesa di una soluzione politica condivisa.
Qual è la fonte delle informazioni su Crans-Montana e il dibattito svizzero?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.



