Crans-Montana allarme ustioni al viso: testimonianza choc dalla pista

Vita dopo le grandi ustioni
Le grandi ustioni trasformano in pochi minuti l’esistenza di una persona. Il corpo cambia, la mente è scossa, la quotidianità viene scandita da interventi, medicazioni e riabilitazione. Il percorso di chi sopravvive, come la giovane Roze ricoverata a Morges dopo l’incendio di Crans-Montana, mostra quanto il recupero fisico e psicologico sia lungo, complesso e mai lineare.
Comprendere questi passaggi è essenziale per familiari, operatori sanitari e opinione pubblica, chiamati a garantire supporto, ascolto e condizioni di cura adeguate a lungo termine.
Dal coma alla terapia intensiva
Nei centri ustioni specializzati, come quello in Belgio dove è stata curata Roze, i pazienti più gravi vengono spesso sedati profondamente o mantenuti in coma indotto per stabilizzare le funzioni vitali.
Le priorità sono proteggere le vie respiratorie, prevenire le infezioni, controllare il dolore e limitare i danni agli organi interni. I giorni di coma, come i 17 vissuti da Roze, corrispondono a una fase di continua lotta clinica, spesso sconosciuta ai malati che ne conserveranno solo memorie frammentarie o assenti.
L’uscita dal coma segna l’inizio di una nuova consapevolezza del proprio corpo ferito.
Innesti di pelle e cicatrici permanenti
Le grandi ustioni richiedono spesso multipli interventi di innesto cutaneo. I chirurghi prelevano lembi di pelle da aree donatrici, come cosce o schiena, per ricoprire mani, volto e tronco, puntando a salvare funzione e mobilità più che l’estetica immediata.
Nel caso di Roze, gli innesti alle mani e al viso hanno richiesto diverse operazioni e controlli ripetuti per evitare rigetti, infezioni e retrazioni cicatriziali. Alcune zone, come la parte bassa della schiena, vengono talvolta lasciate cicatrizzare “all’aria” quando clinicamente possibile.
Ogni scelta chirurgica incide sul futuro quotidiano: dolore, sensibilità, autonomia nei gesti minimi.
L’incendio in uno spazio chiuso
Gli incendi in locali affollati, come il bar Le Constellation a Crans-Montana, rappresentano scenari a rischio estremo. Fumo, calore, panico collettivo e vie di fuga insufficienti rendono decisive le prime decine di secondi. Le testimonianze dei sopravvissuti sono fondamentali per capire cosa non ha funzionato e come prevenire tragedie simili in futuro.
Ricostruire i fatti con precisione, senza sensazionalismi, è un compito giornalistico centrale per l’interesse pubblico.
La rapidità del fuoco e il panico
Nell’incendio di Crans-Montana, il fuoco è partito dal soffitto sopra il bancone del bar. Come racconta Roze, ingaggiata per filmare la festa, la propagazione è stata sorprendentemente rapida, cogliendo tutti impreparati.
In pochi istanti il fumo caldo riduce la visibilità, irrita le vie respiratorie e disorienta, mentre il calore provoca ustioni anche senza fiamma diretta. Il panico spinge le persone a muoversi in massa verso l’unica uscita, creando pericolosi schiacciamenti e cadute, soprattutto se le vie di fuga non sono multiple, segnalate e libere da ostacoli.
La gestione delle emergenze deve tenere conto di questi meccanismi umani.
Vie di fuga e responsabilità dei locali
La testimonianza di Roze descrive una “ondata” di persone che sale e cade all’ingresso, ostacolando l’uscita. Questo quadro richiama direttamente le norme su capienza, numero di uscite, segnaletica luminosa e formazione del personale.
Ogni esercizio aperto al pubblico è responsabile di garantire evacuazioni rapide, prove periodiche, sistemi d’allarme funzionanti e materiali interni a norma. Le inchieste successive a tragedie come quella di Crans-Montana devono verificare punto per punto questi aspetti, individuare eventuali omissioni e proporre correttivi strutturali.
Solo così il dolore dei feriti può tradursi in prevenzione efficace.
Trauma psicologico e ritorno ai luoghi
La guarigione dopo un grande incendio non è solo chirurgica. Le notti di Roze, segnate da incubi e paura di restare sola, mostrano quanto il trauma possa emergere con forza proprio quando il corpo inizia a stabilizzarsi. La memoria dell’evento è fragile: si alternano rimozione, ricordi vividi, bisogno di raccontare.
Ricostruire la narrazione personale, come fa Roze con i genitori, diventa un atto terapeutico e una forma di tutela contro l’oblio indotto dallo shock.
Incubi, ansia e bisogno di presenza
Durante la convalescenza in Belgio, Roze riferisce “molti, moltissimi incubi”, non sempre legati direttamente alla scena dell’incendio ma spesso al simbolo del fuoco. Questo è tipico dei disturbi post-traumatici: il cervello rielabora in modo indiretto, attraverso immagini ricorrenti di pericolo.
Il bisogno costante di avere qualcuno accanto di notte segnala un’iper-vigilanza emotiva e una paura del buio, del silenzio, dell’imprevedibile. Un sostegno psicologico strutturato, integrato alla riabilitazione fisica, è determinante per evitare cronicizzazioni di ansia, depressione e isolamento sociale.
L’ascolto continuativo dei familiari è parte integrante della cura.
Ritornare sul luogo della tragedia
Roze esprime il desiderio di tornare a Crans-Montana, deporre fiori, incontrare altri feriti, ma riconosce di “non essere ancora pronta”. Questo oscillare tra rifiuto e volontà è comune nei sopravvissuti a eventi estremi.
Il ritorno sui luoghi, se accompagnato professionalmente, può diventare un rito di passaggio: consente di riappropriarsi degli spazi, trasformando un posto di morte in scenario di memoria attiva e solidarietà. Forzare i tempi, però, rischia di riaprire la ferita psicologica.
La lunga convalescenza di Roze ricorda che ogni recupero segue ritmi personali, che devono essere rispettati.
FAQ
Che cosa si intende per grandi ustioni
Si parla di grandi ustioni quando è interessata una porzione estesa di superficie corporea o aree funzionalmente critiche come mani, volto o vie respiratorie. In questi casi è necessario il ricovero in centri specializzati, spesso in terapia intensiva, con monitoraggio continuo delle funzioni vitali e interventi chirurgici ripetuti.
La gravità dipende da profondità, estensione e complicanze sistemiche.
Perché i pazienti ustionati vengono trasferiti all’estero
Alcuni Paesi dispongono di pochi centri altamente specializzati per grandi ustioni, spesso concentrati in aree urbane. In situazioni di emergenza o saturazione, come dopo l’incendio di Crans-Montana, i pazienti vengono trasferiti all’estero in strutture con esperienza specifica, come l’ospedale belga che ha accolto Roze.
La priorità è garantire cure intensive immediate e chirurgia plastica avanzata.
Come funziona un innesto di pelle nelle ustioni
L’innesto di pelle prevede il prelievo di un sottile strato cutaneo da una zona sana del corpo, detta donatrice, per coprire l’area ustionata dopo la rimozione dei tessuti necrotici. Il lembo viene fissato e protetto con medicazioni specifiche finché non attecchisce, formando una nuova copertura stabile.
Sono spesso necessarie più sedute per mani, volto e articolazioni.
Quali sono i principali sintomi del trauma post-incendio
Dopo un incendio grave possono comparire incubi ricorrenti, flashback, ansia intensa, paura di restare soli, iper-vigilanza, difficoltà a dormire e tendenza a evitare luoghi o persone legati all’evento. Alcuni pazienti, come Roze, raccontano sogni ricorrenti sul fuoco più che sull’episodio preciso.
Una diagnosi precoce di disturbo post-traumatico aiuta a impostare psicoterapia mirata.
Perché il ritorno sul luogo della tragedia può essere terapeutico
Tornare sul luogo di un incendio permette di affrontare gradualmente i ricordi, spesso insieme a psicologi, familiari o altri sopravvissuti. Deporre fiori, incontrare i feriti, osservare lo spazio cambiato aiuta a integrare l’evento nella propria storia di vita.
Non è però un passaggio obbligato: i tempi e le modalità devono rispettare la sensibilità individuale e lo stato emotivo.
Qual è la fonte della testimonianza su Roze e l’incendio di Crans-Montana
La testimonianza di Roze e i dettagli sull’incendio di Crans-Montana sono tratti dall’intervista realizzata da Gilles De Diesbach per RTS, con adattamento di RSI, che ha documentato il ricovero, le operazioni di innesto, il trauma psicologico e il difficile percorso di convalescenza della giovane donna.
Si tratta della fonte originale analizzata e contestualizzata in questo approfondimento.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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