Cloudflare sfida la sanzione Agcom e rilancia il braccio di ferro legale su Piracy Shield

Cloudflare impugna la multa Agcom e attacca Piracy Shield
Cloudflare ha impugnato davanti ai giudici italiani la sanzione da oltre 14 milioni comminata da Agcom, contestando il sistema antipirateria Piracy Shield. La controversia si sviluppa in Italia, ma coinvolge l’intera architettura di internet, con ricadute su provider, piattaforme digitali e utenti. L’azienda statunitense sostiene che il modello italiano di blocco rapido dei contenuti pirata, attivo dal 2023, rischi di violare principi di proporzionalità, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali fissati a livello europeo. Al centro della disputa si colloca il Digital Services Act e la domanda chiave: fino a che punto un’autorità nazionale può imporre blocchi su larga scala a infrastrutture globali senza un controllo giudiziario effettivo e senza meccanismi di ricorso tempestivi per chi subisce oscuramenti errati?
In sintesi:
- Cloudflare contesta la sanzione Agcom e mette nel mirino il sistema Piracy Shield.
- La piattaforma consente blocchi entro 30 minuti su segnalazione dei detentori dei diritti.
- Cloudflare denuncia oscuramenti collaterali di siti e servizi del tutto legittimi.
- Il caso apre un fronte di compatibilità con il Digital Services Act europeo.
Come funziona Piracy Shield e perché allarma le big tech
Piracy Shield è la piattaforma centralizzata introdotta in Italia per contrastare lo streaming illegale, in particolare degli eventi sportivi premium. I titolari dei diritti – come broadcaster e leghe sportive – segnalano a sistema indirizzi IP, domini e DNS sospettati di violare il copyright; gli internet service provider devono bloccarli entro 30 minuti, spesso intervenendo a livello di routing e DNS.
Per Cloudflare questo schema sposta l’asse decisionale: non sarebbe un giudice a ordinare il blocco, ma soggetti privati che agiscono attraverso una piattaforma percepita come una “scatola nera”. L’azienda denuncia carenza di trasparenza sulle richieste, assenza di pubblici registri dei blocchi e procedure di contestazione deboli o tardive per chi viene oscurato.
Nella visione di Cloudflare, strumenti così pervasivi rischiano di diventare un precedente globale, spingendo altri Paesi a replicare modelli di filtraggio centralizzato che incidono sulla neutralità della rete, sulla libertà di impresa online e sulla libertà di informazione degli utenti.
Blocchi collaterali ed equilibrio con il diritto europeo
Cloudflare porta a sostegno della propria posizione diversi episodi concreti. La logica di blocco per indirizzi IP condivisi ha già provocato, secondo l’azienda, interruzioni per migliaia di siti e servizi perfettamente legittimi, semplicemente ospitati sugli stessi IP di piattaforme sospettate di pirateria.
Tra i casi più discussi figura il blocco temporaneo di servizi collegati a Google Drive, che per alcune ore ha impedito a utenti italiani l’accesso a documenti di lavoro e materiali didattici. L’azienda sottolinea che, in un contesto di cloud hosting condiviso, oscurare un IP “incriminato” significa spesso rendere inaccessibili centinaia o migliaia di siti estranei alla violazione.
Cloudflare collega questi effetti collaterali al quadro normativo europeo: il Digital Services Act richiede che le restrizioni ai contenuti online siano proporzionate, motivate, tracciabili e accompagnate da garanzie procedurali robuste, tra cui la possibilità di ricorso rapido e un controllo indipendente. La domanda centrale è se Piracy Shield, così configurato, rispetti tali standard.
Quali scenari futuri per la regolazione antipirateria in Europa
L’esito del contenzioso tra Cloudflare e Agcom potrebbe incidere sulla progettazione dei futuri sistemi antipirateria europei. Un’eventuale pronuncia che confermi incompatibilità con il Digital Services Act costringerebbe a ripensare Piracy Shield, introducendo filtri più mirati, log di trasparenza pubblici e controlli giurisdizionali più serrati.
Allo stesso tempo, broadcaster e leghe sportive continuano a chiedere strumenti rapidissimi contro lo streaming illecito. La vera sfida regolatoria sarà conciliare tutela del copyright, stabilità dell’infrastruttura internet e diritti fondamentali degli utenti, evitando che piattaforme nate per combattere la pirateria diventino di fatto infrastrutture di censura preventiva.
FAQ
Cosa contesta esattamente Cloudflare alla sanzione Agcom?
Cloudflare contesta sia l’importo della sanzione sia il modello Piracy Shield, ritenuto privo di adeguata base legale, trasparenza procedurale e controllo giudiziario effettivo sulle decisioni di blocco.
Come funziona il blocco dei siti con Piracy Shield?
Il sistema riceve segnalazioni dai titolari dei diritti e impone ai provider di bloccare domini, DNS e indirizzi IP indicati entro 30 minuti.
Perché si verificano blocchi di siti legittimi?
Accade perché molti servizi condividono lo stesso indirizzo IP: quando Piracy Shield blocca quell’IP, vengono oscurati anche siti del tutto leciti.
In che modo il Digital Services Act incide su Piracy Shield?
Il Digital Services Act richiede misure proporzionate, motivazioni chiare, tracciabilità delle richieste di blocco e meccanismi di ricorso rapidi per i soggetti colpiti.
Quali sono le fonti originali di questa notizia?
La notizia deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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