Cinturrino indagato per omicidio premeditato: nuova svolta nelle accuse contro l’agente di polizia

Indagine su Cinturrino, sospetti di rete illecita tra Rogoredo e Corvetto
L’indagine sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, 28enne pusher marocchino ucciso il 26 gennaio 2026 a Milano durante un controllo antidroga, si allarga a una presunta gestione “illegale” dello spaccio tra il boschetto di Rogoredo e il quartiere Corvetto. Protagonista è l’assistente capo di Polizia Carmelo Cinturrino, in servizio al Commissariato Mecenate, ora accusato di oltre 30 reati, inclusi omicidio aggravato, sequestro di persona, estorsione e traffico di droga.
Le indagini, coordinate dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola e condotte dalla Squadra mobile guidata da Alfonso Iadevaia, mirano a chiarire se l’omicidio sia la punta di un sistema di violenze e coperture interne.
L’inchiesta, che coinvolge complessivamente sei agenti, chiama in causa l’affidabilità dei controlli antidroga nell’area più critica del narcotraffico milanese.
In sintesi:
- Indagato l’assistente capo Carmelo Cinturrino per omicidio aggravato e gestione illecita dello spaccio.
- Contestati oltre 30 reati solo a Cinturrino, 43 imputazioni complessive per sei agenti.
- Raccolte testimonianze di pusher e tossicodipendenti, chiesto incidente probatorio al gip.
- Indagine rimodella la fiducia nei controlli antidroga a Rogoredo e Corvetto.
Gli inquirenti stanno effettuando accertamenti tecnici su una mazza-sbarra di legno e su un martello rinvenuti tra l’ufficio e l’auto di servizio in uso a Cinturrino, alla ricerca di tracce di Dna riconducibili alle presunte vittime.
Parallelamente, la Procura ha chiesto un incidente probatorio per “cristallizzare” le dichiarazioni di otto persone tra pusher e tossicodipendenti che avrebbero avuto rapporti diretti con il poliziotto.
Nel decreto di contestazione sono elencate oltre 30 imputazioni a suo carico e 43 in totale, comprendendo anche due agenti da poco iscritti nel registro degli indagati, che si aggiungono ai quattro già coinvolti. Le accuse spaziano da detenzione e spaccio di droga a estorsioni, concussioni, percosse, rapina, sequestro di persona, depistaggio, arresti illegali e falso.
Per l’omicidio di Mansouri la Procura contesta le aggravanti della premeditazione e della violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione, ipotizzando un uso distorto del potere investigativo in una delle principali piazze di spaccio d’Italia.
Violenza sistematica e accuse di coperture interne nella Polizia
Dalle carte della Procura emerge un quadro di presunte violenze sistematiche attribuite a Carmelo Cinturrino e, in alcuni episodi, a suoi colleghi.
Accanto alle minacce rivolte a Abderrahim Mansouri – *“o ti arresto o ti ammazzo”*, *“di’ a Zack che se lo becco io lo uccido”* – vengono ricostruite scene di degrado estremo. In un caso, con altri due agenti, Cinturrino avrebbe denudato e scaraventato a terra un tossicodipendente disabile, colpendolo *“con un martello sullo sterno e sui fianchi”* e con *“il collo di una bottiglia di birra”* per sottrargli droga e denaro custoditi per conto di Mansouri.
In un altro episodio un piccolo spacciatore sarebbe stato trascinato *“nel bosco”*, denudato e picchiato per costringerlo a rivelare i luoghi di occultamento di stupefacenti e contanti riconducibili alla rete di Mansouri, citando i nomi di Zack e Minour.
Le contestazioni includono anche concussioni con richieste di denaro fino a 800 euro, quattro giorni prima dell’omicidio, e la cessione di eroina a tossicodipendenti.
Spicca un presunto sequestro di persona: un 29enne marocchino sarebbe stato chiuso in una stanza del Commissariato e picchiato l’8 dicembre 2025, dopo un arresto ritenuto illegale del 3 aprile 2025, con sottrazione di 50 euro.
Cinturrino ha sempre negato ogni addebito, definendo le accuse “infamanti”. Domani il Tribunale del Riesame deciderà sulla richiesta di concessione degli arresti domiciliari avanzata dalla difesa.
Ripercussioni sull’ordine pubblico e sulla fiducia nelle istituzioni
Il procedimento su Carmelo Cinturrino rischia di avere effetti profondi sulla percezione della sicurezza pubblica a Milano, in particolare nelle aree più fragili come Rogoredo e Corvetto.
Se le accuse fossero confermate, emergerebbe un modello di controllo del narcotraffico basato non sul contrasto ma sulla gestione criminale delle piazze di spaccio, con il coinvolgimento di chi avrebbe dovuto reprimerle.
L’ipotesi di coperture e complicità interne, che la Procura non definisce esplicitamente “squadretta” ma come rete di appoggi, interroga direttamente i protocolli di vigilanza interna della Polizia di Stato e la tenuta dei meccanismi disciplinari.
Le risultanze degli esami scientifici su martello e mazza, unite alle testimonianze cristallizzate in incidente probatorio, saranno centrali non solo per il futuro giudiziario degli indagati ma anche per definire nuove linee di controllo e trasparenza nei reparti impegnati nella lotta al narcotraffico urbano.
FAQ
Chi è Carmelo Cinturrino e perché è indagato?
Carmelo Cinturrino è un assistente capo di Polizia milanese, accusato di omicidio aggravato, sequestro di persona, estorsioni, spaccio di droga e plurime violenze.
Qual è il ruolo dell’omicidio di Abderrahim Mansouri nell’inchiesta?
L’omicidio di Abderrahim Mansouri è considerato la possibile punta di un sistema di violenze e gestione illecita dello spaccio.
Quanti agenti risultano coinvolti nell’indagine su Rogoredo e Corvetto?
Sono attualmente indagati complessivamente sei agenti di Polizia, con 43 imputazioni totali e oltre 30 contestate al solo Cinturrino.
Cosa deciderà il Tribunale del Riesame sul caso Cinturrino?
Il Tribunale del Riesame dovrà valutare se confermare il carcere per Cinturrino o concedere gli arresti domiciliari richiesti dalla difesa.
Da quali fonti provengono le informazioni utilizzate nell’articolo?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
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