Basilea, voto elettronico nel mirino dopo il flop: errore imbarazzante o rischio democratico strutturale

Guasto al voto elettronico a Basilea Città riaccende il caso e-voting
Un grave disservizio informatico nel cantone di Basilea Città ha reso illeggibili 2.048 schede elettroniche relative alle votazioni federali di domenica 8 marzo 2026. Il problema, emerso nel centro di scrutinio cantonale, riguarda soprattutto circa 10.300 svizzeri all’estero iscritti al voto online e 30 elettori con disabilità che avevano scelto l’e-voting. Le chiavi di accesso alla “urna elettronica” non hanno funzionato, impedendo la decifratura dei voti, pur regolarmente pervenuti al sistema. L’episodio, circoscritto all’accesso di Basilea al sistema di Posta Svizzera, non ha riguardato l’integrità dei dati ma ha sollevato interrogativi su affidabilità, diritti politici e futuro del progetto nazionale di voto elettronico in Svizzera. Le autorità federali e cantonali stanno valutando impatti sui risultati e possibili rimedi.
In sintesi:
- Un guasto a Basilea Città blocca 2.048 voti elettronici alle votazioni federali.
- Sono colpiti soprattutto svizzeri all’estero e 30 elettori con disabilità.
- Cantone e Cancelleria federale escludono manipolazioni ma ammettono violazione di diritti politici.
- L’incidente riapre lo scontro politico nazionale sul futuro dell’e-voting.
Che cosa è accaduto e perché è un caso politico nazionale
Nel sistema di e-voting gestito da Posta Svizzera, i voti degli elettori di Basilea Città sono arrivati regolarmente nell’urna elettronica, ma la Cancelleria di Stato non è riuscita ad aprirla con le chiavi di decrittazione fornite. Tre diverse chiavette USB, tutte con il codice corretto, hanno fallito, come confermato dal portavoce governativo Marco Greiner, che ha definito il caso “davvero molto strano”.
Le autorità cantonali insistono che il malfunzionamento è limitato all’accesso di Basilea e non al sistema della Posta né ai voti cifrati. Anche la Cancelleria federale ha ribadito che “il sistema di e-voting e in particolare i voti criptati non sono toccati”. Restano però senza voce effettiva centinaia di svizzeri all’estero, già penalizzati da ritardi postali che l’e-voting avrebbe dovuto risolvere.
Secondo i dati provvisori, i 1.800 voti elettronici già conteggiabili fino a venerdì rappresentavano il 3,4% dell’affluenza di quel momento. Per questo le autorità non prevedono un impatto determinante sul risultato complessivo, ma hanno deciso di sfruttare tutti i 13 giorni legali prima della pubblicazione nel bollettino cantonale, fissata al 21 marzo 2026, nella speranza di recuperare le schede.
Diritti violati, fiducia a rischio e futuro incerto dell’e-voting
L’episodio alimenta frustrazione nella diaspora: alcuni elettori, racconta il quotidiano 20 Minuten, si sono visti negare documenti alternativi dopo il blocco elettronico, lamentando che “la volontà popolare viene disattesa”. Anche la Cancelleria federale ammette che, per gli aventi diritto i cui voti non saranno conteggiati, vi è una violazione dei diritti politici.
Sul piano politico, il guasto riapre lo scontro sull’e-voting. Il verde Balthasar Glättli ha dichiarato alla NZZ am Sonntag che, in caso di esito estremamente risicato, “la votazione andrebbe ripetuta”, perché l’accettazione dei risultati presuppone uno svolgimento impeccabile. Il rappresentante UDC Franz Grüter, da sempre critico, chiede alla Cancelleria federale di abbandonare il progetto, sostenendo che anche piccoli incidenti erodono la fiducia nella democrazia.
L’e-voting è oggi in fase di test in quattro cantoni – Basilea Città, Turgovia, Grigioni e San Gallo – dopo il naufragio del primo tentativo nel 2019 per gravi falle di sicurezza. Per l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero, una diffusione più ampia resta una priorità politica, ma l’attuale modello è giudicato insufficiente: i codici di autorizzazione e i documenti continuano a viaggiare per posta, spesso in ritardo, limitando i benefici digitali.
Le prossime mosse e il nodo irrisolto della partecipazione
Nel breve termine, l’attenzione sarà sulla capacità tecnica di recuperare i 2.048 voti bloccati prima del 21 marzo 2026 e su eventuali scostamenti minimi tra “sì” e “no” che potrebbero alimentare ricorsi. Nel medio periodo, la Confederazione dovrà decidere se proseguire con test mirati, ridisegnare radicalmente l’architettura dell’e-voting o sospendere nuovamente il progetto nazionale, integrando lezioni di sicurezza, governance delle chiavi e ridondanza operativa.
Per gli svizzeri all’estero, il caso di Basilea Città conferma che la promessa di una partecipazione pienamente digitale e affidabile resta incompiuta: senza soluzioni strutturali su logistica, standard di sicurezza e responsabilità tra Confederazione, cantoni e fornitori, l’e-voting rischia di restare un esperimento fragile.
FAQ
Quanti voti elettronici sono stati colpiti dal guasto a Basilea Città?
Il disservizio ha interessato 2.048 voti elettronici, principalmente di svizzeri all’estero e 30 elettori con disabilità registrati per il voto online.
I voti elettronici bloccati possono ancora essere recuperati e conteggiati?
Sì, il cantone di Basilea Città manterrà aperta la possibilità di recupero fino al 21 marzo 2026, entro il termine legale.
L’incidente di Basilea mette in dubbio la sicurezza del sistema della Posta?
No, le autorità cantonali e federali affermano che il sistema della Posta Svizzera e i voti cifrati restano integri.
Cosa rischia la Svizzera se la fiducia nell’e-voting continua a calare?
Rischia un congelamento politico del progetto, con maggiori difficoltà di partecipazione per gli svizzeri all’estero e ritorno completo alla sola carta.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sul voto elettronico?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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