Avvocato della famiglia del bosco accusa lo Stato: stigma, isolamento e richiesta di dialogo spezzano il silenzio

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L’avvocato della famiglia del bosco: «Credo ci sia stata la volontà di porre lo stigma sociale su una famiglia che viveva diversamente. È ora di aprire un dialogo, lo Stato deve ascoltarli»
La famiglia nel mirino
Nel caso della cosiddetta Famiglia del Bosco, il procedimento sulla sospensione della responsabilità genitoriale resta sospeso in un limbo giudiziario che incide direttamente sulla vita quotidiana dei minori. La perizia disposta dal tribunale dell’L’Aquila, inizialmente fissata per il 23 gennaio, è slittata al 30 a causa dell’assenza di un interprete disponibile, dando avvio a un percorso tecnico di 120 giorni che prolungherà l’incertezza.
I tre bambini restano ospitati in una casa di accoglienza a Vasto, dove vive anche la madre Catherine: può incontrarli solo tre volte al giorno, per periodi definiti come «estremamente limitati», mentre il padre li vede tre volte alla settimana. L’avvocata Daniela Solinas, uno dei due legali dei coniugi Trevallion, definisce il quadro «drammatico», evidenziando come lo stress accumulato da entrambi i genitori rischi di incidere anche sull’esito stesso della perizia.
La madre, da oltre sessanta giorni, vive in un contesto protetto che ha stravolto abitudini, autonomia e rapporti familiari. Il padre, separato nella quotidianità dai figli, è costretto a un ruolo parentale frammentato e vigilato, in un clima di sorveglianza costante che rende ogni interazione oggetto di osservazione e valutazione.
Stigma sociale e privacy violata
Nella ricostruzione difensiva, il nodo centrale non è solo giuridico ma culturale: una famiglia che ha scelto di vivere in modo alternativo, a contatto con la natura e con ritmi diversi, sarebbe stata letta dai servizi sociali e dalle istituzioni come un’anomalia da correggere. L’avvocata Solinas parla apertamente di «volontà di porre uno stigma sociale» su chi abita e cresce i figli fuori dallo schema urbano standard.
L’elemento più grave, secondo la legale, è la gestione dei dati e delle informazioni sui minori: dettagli di vita privata, immagini, racconti e giudizi sarebbero circolati in modo «massiccio e pervasivo», con il rischio di segnarli per sempre. Quei bambini, domani adolescenti, dovranno fare i conti con un’esposizione mediatica e istituzionale che li ha trasformati in “caso”, soprattutto attraverso la narrazione attorno alla madre, descritta come contraria a ogni intervento pur senza avere, oggi, la titolarità della responsabilità genitoriale.
La difesa contesta poi anche la qualità delle relazioni sociali: nella prima relazione dei servizi, ad esempio, l’abitazione è descritta come priva di impianto elettrico, senza precisare la presenza di pannelli fotovoltaici in grado di garantire luce ed energia in ogni momento della giornata.
Dialogo tra Stato e famiglie alternative
Oltre il caso specifico dei coniugi Trevallion, l’attenzione si allarga sulle scelte di vita di altre famiglie che hanno puntato su una dimensione comunitaria nelle valli del Centro Italia: circa trenta nuclei condividono spazi, risorse e valori legati alla sobrietà, alla natura e a ritmi meno competitivi. Figure come Giovanni, uno dei residenti, raccontano percorsi di lavoro, scuola e socialità che cercano di conciliare sostenibilità economica e benessere relazionale dei figli.
In questo contesto, la difesa chiede al tribunale non solo una verifica tecnica, ma un cambiamento di approccio: non più un confronto irrigidito, basato esclusivamente su carteggi e relazioni, ma l’ascolto diretto dei genitori e la valutazione effettiva delle modifiche comportamentali messe in atto. Per l’avvocata Solinas, i “dati in possesso” delle istituzioni sarebbero parziali o fuorvianti, perché non considerano decine di foto e video che mostrano i bambini impegnati in attività sociali, a contatto con coetanei e adulti.
L’obiettivo auspicato è un passo avanti dello Stato: convocare i genitori, verificare se esistono ancora reali presupposti di emergenza per l’allontanamento e riconoscere, ove presenti, i progressi compiuti.
FAQ
D: Chi è l’avvocata che rappresenta la famiglia?
R: Si tratta dell’avvocata Daniela Solinas, incaricata dai coniugi Trevallion di seguire il procedimento sulla responsabilità genitoriale.
D: Dove si trovano attualmente i bambini?
R: I minori sono ospitati in una casa di accoglienza a Vasto, dove vive anche la madre con tempi di visita rigidamente regolati.
D: Perché la perizia è stata rinviata?
R: L’udienza per la perizia presso il tribunale dell’L’Aquila è stata rinviata per mancanza di un interprete disponibile nella data originaria.
D: Qual è il principale timore della difesa?
R: L’avvocata teme che lo stress protratto della coppia incida negativamente sull’esito della consulenza tecnica e sul benessere dei figli.
D: In che modo si parla di stigma sociale?
R: La difesa sostiene che la famiglia sia stata giudicata per il solo fatto di vivere in modo diverso, con una scelta di vita nei boschi letta come devianza.
D: Cosa viene contestato ai servizi sociali?
R: Vengono contestate relazioni ritenute fuorvianti, omissioni su elementi tecnici (come i pannelli fotovoltaici) e una gestione invasiva della privacy dei minori.
D: Esistono altre famiglie con stili di vita simili?
R: Sì, nelle valli del Centro Italia circa trenta famiglie hanno scelto modelli di vita comunitaria, più sostenibili e a contatto con la natura.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria di questa vicenda?
R: La ricostruzione prende spunto dall’intervista video pubblicata da La Verità, che ha dato voce all’avvocata Solinas sul caso della Famiglia del Bosco.




