Apple sfida il trend e rallenta la corsa miliardaria all’intelligenza artificiale
Indice dei Contenuti:
Perché Apple sfida la corsa all’AI con meno investimenti e più buyback
Apple, a differenza di Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta, sta riducendo le proprie spese in conto capitale dedicate all’intelligenza artificiale e ai data center, puntando invece su hardware premium e maxi-riacquisti di azioni. Negli Stati Uniti, nel 2024, mentre i concorrenti destinano complessivamente circa 700 miliardi di dollari a nuovi investimenti AI, Apple ha tagliato i Capex del 36 per cento, preferendo rafforzare margini, dividendi e valore per gli azionisti. Questa scelta, resa possibile dal peso dominante di iPhone e Mac, avviene nel pieno cambio di leadership da Tim Cook a John Ternus e mentre cresce il dibattito se l’AI rappresenti una nuova “bolla” tecnologica o un cambio di paradigma paragonabile alla rivoluzione smartphone. Il futuro del posizionamento competitivo di Apple nel mondo post-smartphone dipenderà da quanto, e quanto in fretta, invertirà rotta sugli investimenti AI.
In sintesi:
- Apple riduce i Capex del 36 per cento mentre i rivali investono massicciamente in AI e data center.
- La strategia privilegia hardware, partnership AI esterne e buyback da 100 miliardi di dollari.
- Le GPU rischiano rapide svalutazioni, alimentando timori di bolla sugli investimenti AI.
- Con John Ternus potrebbero crescere sia i budget AI sia la flessibilità sui buyback.
Il modello Apple tra pochi Capex AI, buyback record e rischi di bolla
Nel settore tecnologico i bilanci si giocano sempre più sui Capex: data center, infrastrutture cloud, GPU per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta hanno programmato per il 2024 quasi 700 miliardi di dollari di spese in conto capitale legate soprattutto all’AI.
Apple segue un’altra rotta: Capex in calo del 36 per cento nell’ultimo anno e forte dipendenza dagli accordi con terze parti, prima OpenAI per Apple Intelligence, poi Google con l’integrazione di Gemini in Siri e nei servizi proprietari.
Il baricentro del business resta l’hardware: iPhone, Mac e nuovi prodotti come il MacBook Neo garantiscono flussi di cassa tali da consentire ad Apple di “comprare” AI sul mercato invece di costruire un’infrastruttura proprietaria enorme.
L’ultimo trimestre ha registrato vendite nette in crescita del 17 per cento su base annua, nonostante colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento. *«La domanda è stata altissima»*, ha commentato Tim Cook, che lascerà la guida a John Ternus a settembre.
Parallelamente, Apple ha annunciato un nuovo piano di buyback da 100 miliardi di dollari, proseguendo una politica più che decennale: ridurre il flottante azionario, aumentare utili per azione e ritorni futuri per gli investitori, invece di immobilizzare capitale in data center propri.
Questa postura difensiva la protegge da un rischio concreto: la possibile bolla degli investimenti AI. Le GPU di fascia alta, prodotte soprattutto da Nvidia, possono perdere metà del valore in circa diciotto mesi, a differenza di altri asset industriali. Microsoft, Meta e Amazon si espongono quindi a enormi ammortamenti e costi di personale iper-specializzato, mentre Apple conserva flessibilità di bilancio e potere di allocazione del capitale.
Il rischio di un nuovo “caso Nokia” e la svolta Ternus sull’AI
Una parte degli analisti teme che la prudenza di Apple sia miope. L’AI viene paragonata, per impatto potenziale, alla rivoluzione smartphone che travolse colossi come Nokia e Motorola, incapaci di reagire all’arrivo di iPhone. Se l’AI ridisegnasse l’interfaccia uomo‑macchina, gli smartphone potrebbero perdere centralità e Apple rischierebbe di trovarsi nella posizione dei suoi ex rivali.
Per mitigare questo scenario, secondo vari report, Apple starebbe sviluppando dispositivi indossabili e “pervasivi” orientati all’AI: ciondoli intelligenti, occhiali smart, e nuove forme di interazione vocale e contestuale.
La concorrenza si muove però rapidamente: OpenAI lavora con l’ex chief designer Apple Jony Ive su hardware AI dedicato, mentre Meta sta già testando sul mercato gli occhiali smart realizzati con EssilorLuxottica.
Il passaggio di testimone a John Ternus potrebbe segnare un riequilibrio. Secondo indiscrezioni rivelate da Bloomberg, è plausibile un aumento degli investimenti AI, pur senza abbandonare la disciplina sul capitale. Già oggi le spese in ricerca e sviluppo sono cresciute da 8,5 a 11,4 miliardi di dollari in un anno, attribuite internamente a maggiori progetti AI, anche se senza dettagli pubblici. La sfida per Apple sarà mantenere l’efficienza finanziaria costruendo al contempo un vantaggio competitivo AI che non dipenda solo da partner esterni.
FAQ
Perché Apple investe meno in AI rispetto a Microsoft e Google?
Apple investe relativamente meno perché il suo modello di business resta centrato su hardware ad alto margine e servizi integrati, preferendo accordi con partner AI esterni e maxi-buyback azionari per remunerare gli azionisti.
Cosa significa il buyback da 100 miliardi di dollari per gli azionisti Apple?
Il buyback riduce le azioni in circolazione, aumentando l’utile per azione e, nel tempo, il rendimento potenziale per gli azionisti, segnalando forte fiducia interna nel modello di business Apple.
Le GPU usate per l’AI rischiano davvero di creare una bolla?
Sì, perché le GPU di fascia alta possono dimezzare il proprio valore in circa diciotto mesi, rendendo gli enormi investimenti AI difficilmente sostenibili se i ricavi non crescono allo stesso ritmo.
Come potrebbe cambiare la strategia AI di Apple con John Ternus?
Probabilmente aumenteranno gli investimenti in ricerca e sviluppo AI, mantenendo però selettivi i Capex su data center proprietari e privilegiando soluzioni integrate con l’ecosistema hardware.
Quali sono le fonti alla base di questa analisi sulla strategia Apple?
Questa analisi deriva da una elaborazione congiunta di contenuti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.



